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Editoriali Chi l’ha visto? Il copyright sull’identikit e sulla sicurezza pubblica

Editoriali Pubblicato il 15 dicembre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 15 dicembre 2011

Anche un identikit, nonostante la sua finalità di pubblica sicurezza – volta spesso a ricercare persone scomparse – è protetto dal diritto d’autore; pertanto, è vietata la sua riproduzione e pubblicazione senza il consenso dell’autore.

Sembra un caso paradossale quello di Natascha K., ragazzina che, all’età di dieci anni, era improvvisamente scomparsa, senza lasciare traccia.

Un giornale aveva diffuso un identikit della giovane, realizzato dalla sig.ra Painer con l’ausilio di un programma informatico. L’immagine riproduceva le presunte sembianze di Natascha all’indomani del rapimento.

Tuttavia, nella stessa circostanza, la foto digitale era stata prelevata e utilizzata da altri mass media che l’avevano diffusa, senza chiedere l’autorizzazione all’autrice.

Quest’ultima, così, ha subito intrapreso una vertenza legale innanzi alla Corte di Giustizia per chiedere un provvedimento che impedisse a tutti i soggetti, da lei non autorizzati, a pubblicare l’identikit.

La prima impressione dopo la lettura della notizia è di un certo disgusto. Fin dove si può spingere l’esigenza di tutelare un diritto d’autore, anche quando l’utilizzo di un’opera dell’ingegno sia di aiuto alla collettività (come, nel caso di specie, a ritrovare la giovane dispersa).

Mi fingo, per un attimo, nei panni di Natascha K. e penso a come si sarebbe sentita sapendo, pur nella completa impossibilità di agire, che la società, anziché collaborare per il suo ritrovamento, era invece occupata a dibattere, nelle aule giudiziarie, sui diritti d’autore di un’immagine computerizzata.

È un po’ la stessa forma di disgusto che mi assale non appena si parla di copyright sulle medicine, ai danni dei popoli sottosviluppati.

Come c’era da aspettarsi, la Corte di Giustiza ha riportato i binari della questione sul vecchio adagio latino: dura sed lex: anche se dura e ingiusta, è pur sempre la legge e va rispettata.

Così i giudici di Lussemburgo hanno sottolineato [1] che anche le opere che abbiano un’indubbia finalità di pubblica sicurezza, come un identikit, sono coperte da copyright [2]. In questi casi, la deroga alla protezione del diritto d’autore vale solo per le autorità di pubblica sicurezza (e quindi per lo Stato) e non per soggetti privati come una casa editrice.

Perché i mass media possano comunque pubblicare il ritratto senza chiedere preventivamente il consenso all’autore, è necessario che la loro azione si inserisca nel contesto di un’inchiesta penale e la pubblicazione abbia lo scopo di aiutare la polizia a ritrovare una persona scomparsa.

Bisognerebbe quindi ottenere l’autorizzazione delle autorità nazionali e concordare con esse un piano di azione, onde evitare il rischio di conflitto con le misure adottate da queste ultime.

Non resta dunque, a chi voglia utilizzare la foto altrui, che citare sempre il nome dell’autore dell’opera o, quando tale dato non sia indicato, specificare solo la fonte.

note

[1] Corte Giust. UE, causa C-145/10, sent. 1/12/2011.

[2] Art. 5, n. 3, lett. e) della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in combinato disposto con l’art. 5, n. 5, di tale direttiva.


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