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Ape sociale: quali novità per chi ha fatto domanda?

5 giugno 2018


Ape sociale: quali novità per chi ha fatto domanda?

> Business Pubblicato il 5 giugno 2018



Molti ritardi e domande senza esito: così tantissimi lavoratori si trovano a dover combattere con le mancanze dell’Inps

Mentre nel dibattito politico di questi giorni si parla di Ape sociale e di cosiddetta quota 100 (ossia la soglia di accesso alla pensione), moltissimi italiani si trovano in serie difficoltà economiche a causa dei ritardi dell’Inps nel lavorare la loro domanda di anticipo pensionistico. In molti, infatti, lamentano di aver inviato la domanda di Ape negli ultimi mesi dello scorso anno o al massimo nei primi mesi del 2018 ed oggi, ancora non hanno ricevuto riscontro.

Il problema è che dall’Inps non arrivano risposte, nessuno sa niente e nessuno fa niente e così gli aventi diritto si trovano a dover pagare le spese di questo blocco burocratico.

Ricordiamo che l’Inps, corrispondentemente ai diversi termini di presentazione delle domande, ha un termine massimo per comunicare ai richiedenti l’esito dell’istruttoria delle domande. Nel dettaglio deve effettuare le predette comunicazioni rispettivamente:

  • entro il 30 giugno 2018 per le domande presentate entro il 31 marzo 2018;
  • entro  il 15 ottobre 2018 per le domande presentate entro il 15 luglio 2018;
  • entro il 31 dicembre del 2018 per le domande presentate oltre 15 luglio ma entro il 30 novembre del medesimo anno.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è l’Ape sociale, chi può richiederla e le condizioni per accedere all’anticipo pensionistico.

Cos’è l’Ape sociale?

L’ape sociale è una misura sperimentale in vigore dal 31 maggio 2017 al 31 dicembre 2018 ntesa ad accompagnare verso l’età pensionabile soggetti in determinate condizioni ed è soggetta a limiti di spesa.

Si tratta, in concreto, di un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps per chi ha almeno 63 anni di età e 30/36 anni di contributi, se rientra in una di queste 4 categorie:

  • disoccupati che hanno concluso l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi con 30 anni di contributi;
  • lavoratori che assistono familiari conviventi di 1° grado con disabilità grave da almeno 6 mesi con 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità superiore o uguale al 74% con 30 anni di contributi
  • lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro pesante (e lo hanno svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7) con 36 anni di contributi.

Il diritto all’anticipo pensionistico, però, non sorge automaticamente, ma solo dietro esplicita richiesta da parte del soggetto che possieda i requisiti previsti dalla legge. Tuttavia, gli esiti negativi delle domande inviate entro lo scorso anno hanno dimostrato che neppure la richiesta formale garantisce l’erogazione del sussidio, sebbene la presenza dei requisiti indicati dalla legge. Ciò perché l’Inps ha adottato criteri molto rigidi nell’analisi dei requisiti richiesti dalla normativa ed in particolar modo, relativamente ai disoccupati ha rigettato tutte le domande di persone che, ad esempio, hanno lavorato anche per pochi giorni dopo essere rimaste disoccupate. Molte domande di Ape social, inoltre, sono state scartate perché anche se il richiedente era in possesso del requisito anagrafico e contributivo, l’ultimo impiego era con contratto a tempo determinato o, addirittura, con voucher. Tale rigetto, ha sollevato molti dubbi di legittimità, oltre che le ire degli interessati. Ma dopo i dibattiti, le proteste e le indicazioni del Ministero del lavoro sono arrivate nuove indicazioni da parte dell’Inps.

Status di disoccupazione

Secondo una nota dell’Inps del 25 ottobre 2017 [1], lo stato di disoccupazione deve essere interpretato in una chiave nuova: lo stato di disoccupazione, infatti, non si perde in caso di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata fino a sei mesi. Ne deriva che eventuali rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, svolti dal lavoratore nel periodo successivo alla cessazione del sussidio di disoccupazione non fanno venir meno lo stato di disoccupazione e dunque non possono pregiudicare l’accesso all’Ape.

Contributi esteri

Con un messaggio del 24 ottobre 2017 [2] l’Inps ha fatto dietrofront anche sui contributi esteri. Infatti, mentre inizialmente i contributi esteri erano stati esclusi dal calcolo per maturare il diritto all’Ape, nelle nuove domande è possibile sommare ai periodi assicurativi italiani anche quelli esteri. I contributi esteri possono essere maturati sia in paesi dell’Unione europea e sia in Svizzera o in paesi extracomunitari, purché in presenza di apposite convenzioni con l’Italia.

Ape sociale: a quanto ammonta?

Dal sito dell’Inps si apprende che l’indennità erogata tramite l’Ape è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di detto importo). L’importo dell’indennità non è rivalutato, né integrato al trattamento minimo.

Nel caso di soggetto con contribuzione versata o accreditata a qualsiasi titolo presso più gestioni, tra quelle interessate dall’Ape sociale, il calcolo della rata mensile di pensione è effettuato pro quota per ciascuna gestione in relazione ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Il trattamento di Ape sociale cessa in caso di decesso del titolare e non è reversibile ai superstiti.

note

[1] Messaggio del Direttore generale dell’Inps, num. 4195 del 25.10.2017.

[2] Messaggio del Direttore generale dell’Inps, num. 4170 del 24.10.2017.

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