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Aumento dell’Iva: quanto ci costerà?


> Business Pubblicato il 6 giugno 2018



Dal prossimo anno l’Iva potrebbe aumentare al 24,2% con evidenti rincari per le tasche degli italiani. Ma scopriamone di più cercando di capire l’origine e le ragioni di questo aumento

Si pronuncia clausola di salvaguardia, si traduce aumenti per le famiglie e i consumatori. La calda estate del nuovo Governo sarà ancor più torrida in considerazione del fatto che se non riuscirà a reperire a breve circa 12,5 miliardi di euro, l’Iva attualmente al 22% salirà di oltre 2 punti percentuali giungendo al 24,2%, mentre quella ridotta dal 10% salirà all’11,5%. Dal primo gennaio 2019, per effetto sempre della clausola di salvaguardia, potrebbero aumentare anche le accise sugli oli minerali. Questi aumenti determineranno un aumento del costo della vita che mediamente è stato stimato intorno ai 243 euro a famiglia, con picchi di 284 euro al Nord e inevitabili conseguenze negative sull’intera economia nazionale. Se quest’aumento dovesse verificarsi, l’Italia diventerebbe il Paese con l’Iva più alta dell’intera area europea.

Ma da cosa nasce questa novità? Vediamolo di seguito.

Aumento dell’Iva: l’origine della questione

La questione relativa ala cosiddetta clausola di salvaguardia nasce nel 2011, quando l’Italia, con i suoi conti pubblici malmessi, faceva temere il default e ciò provocava inevitabili preoccupazioni per l’intera area europea. Lo spread (differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi) saliva e così, l’allora premier Berlusconi, tentò di rassicurare i mercati e i creditori: inseriva il pareggio di bilancio in Costituzione e impegnava l’Italia a reperire 20 miliardi per aggiustare i conti pubblici attraverso appunto la clausola di salvaguardia. Questa, per tale ragione, è stata definita da molti come una cambiale, un pagherò che l’Italia ha dovuto concedere all’Unione europea avendo questa esaurito pazienza circa le rassicurazioni sulla ristrutturazione del nostro debito.

Aumento dell’Iva: cos’è la clausola di salvaguardia ?

Ma qual è il legame tra la clausola di salvaguardia e l’aumento dell’Iva? A questa domanda si può rispondere chiarendo cos’è la clausola di salvaguardia. Si tratta, in sostanza, di una misura che consente ai governi di trovare una copertura finanziaria attraverso la previsione di un aumento automatico delle imposte. Nel caso dell’Italia, la clausola di salvaguardia rappresenta una sorta di assicurazione per l’Europa sulla solidità dei conti pubblici nazionali. L’obiettivo di risanamento del debito, in sostanza, o viene realizzato attraverso altri strumenti oppure scatta l’aumento automatico del prelievo fiscale per rimettere in sicurezza i conti pubblici, in questo caso attraverso delle imposte indirette.

Ma cos’è l’Iva e come è cresciuta nel tempo?

L’Iva, il cui acronimo sta per Imposta sul valore aggiunto, è stata introdotta nel 1972 [1] per sostituire l’Imposta generale sulle entrate (Ige) ed è adottata in circa 68 Paesi nel mondo. L’Iva fu introdotta essenzialmente per due ragioni:

  • per adeguare il sistema tributario italiano a quello degli altri Paesi membri dell’allora Comunità Europea;
  • perché ritenuta più idonea a favorire lo sviluppo delle imprese in quanto consente di detrarre le imposte pagate sugli acquisti.

Quest’imposta, infatti, si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate da imprenditori, artigiani e professionisti nonché alle importazioni da chiunque effettuate. Il nome stesso dell’imposta rivela che l’Iva colpisce appunto il valore aggiunto, ossia la parte di incremento che il bene subisce nelle singole fasi di produzione e distribuzione, fino ad essere totalmente gravante sul consumatore finale, che dovrà corrisponderla per intero sul servizio o prodotto finale. L’Iva viene applicata con aliquote differenziate che hanno l’obiettivo di differenziare l’onere fiscale secondo il carattere di più o meno stretta necessità dei beni colpiti.

Attualmente, infatti, l’aliquota Iva ridotta è del 4% per i beni alimentari di prima necessità e del 10% per i beni e prodotti turistici e per le opere edili, mentre per gli altri beni si applica l’aliquota ordinaria al 22%.

Queste aliquote, come detto, sono destinate ad aumentare se l’Italia non riesce nell’obiettivo di risanamento del debito. Quest’aumento, tuttavia, non stupisce atteso che dalla sua nascita l’Iva è aumentata ben 9 volte. Nel 1973 infatti l’Iva era al 12%, nel 1980 al 15%, nel 1997 al 20%, nel 2013  ha raggiunto il 22% e dal prossimo anno potrebbe arrivare al 24,2%.

note

[1] Ad opera del D.P.R. n. 633 del 26.10.1972.

Autore immagine:Pixabay.com

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