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Ferie maturate e non godute: quando devono essere pagate

6 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 6 giugno 2018



Ferie non godute: vediamo quando le ferie non godute devono essere pagate, cos’è l’indennità sostitutiva e quando può essere richiesta dal lavoratore. Vediamo inoltre quando il datore di lavoro non ha l’obbligo di retribuire le ferie

Le ferie sono un diritto inviolabile del lavoratore, a cui non si può rinunciare neanche dietro pagamento. Tuttavia, può accadere che il dipendente non riesca ad usufruire dei giorni di ferie accumulati nel corso dell’anno. Cosa succede in questi casi? Ebbene, in queste ipotesi il lavoratore può far valere il diritto al pagamento della cosiddetta indennità sostitutiva. Detta indennità ha natura retributiva, ma non spetta sempre e comunque. Ci sono, infatti, circostanze che possono esimere il datore di lavoro dal pagamento dell’indennità in parola. Ma procediamo con ordine. Vediamo allora cos’è l’indennità sostitutiva; quando devono essere pagate le ferie maturate e non godute e  cosa fare per evitare il rischio di non poter far più valere il diritto alla retribuzione delle ferie non godute.

Diritto alle ferie del lavoratore

Come anticipato, le ferie rappresentano un diritto del lavoratore, costituzionalmente garantito e tutelato [1]. Nel dettaglio, la nostra Costituzione prevede che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi: tutela che trova la sua ragion d’essere nella finalità reintegratrice delle energie psicofisiche del lavoratore. Ne consegue la nullità di qualsivoglia rinuncia preventiva alle ferie annuali spettanti e, in caso di mancata fruizione, il dipendente ha diritto a un’indennità sostitutiva.

Ciò posto, il datore di lavoro è tenuto ad organizzare l’attività in modo tale da consentire al dipendente di poter godere delle dovute ferie.

La retribuzione delle ferie deve avvenire nella misura fissata dalla legge [2] e dai contratti collettivi di lavoro. Generalmente, invece, è il datore di lavoro che stabilire il tempo delle ferie, tenendo conto sia delle esigenze aziendali sia degli interessi del lavoratore. Il datore di lavoro, dunque, può determinare unilateralmente la collocazione temporale delle ferie retribuite, purché non lo faccia in modo tale da vanificare la finalità delle stesse, che è quella di consentire al lavoratore il giusto riposo per riprendersi dallo stress dell’attività lavorativa e per recuperare le energie psico-fisiche. Per questo è sempre preferibile un periodo feriale continuativo.

Qual è il minimo legale di ferie che spetta al lavoratore?

Il lavoratore ha diritto, secondo quanto disposto dalla legge [3], a godere di almeno 4 settimane di ferie durante l’anno, minimo legale che non può essere derogato dai contratti collettivi che, diversamente, possono concedere più giorni di ferie.

Le 4 settimane sono da suddividersi nel modo che segue:

  • 2 settimane devono essere concesse in modo continuativo nel corso dell’anno di maturazione;
  • le altre 2 settimane possono essere fruite anche in modo dilazionato, purché entro i 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.

Diritto alle ferie: obblighi del datore di lavoro

In materia di ferie retribuite, il datore di lavoro ha i seguenti obblighi [4]:

  • concedere al lavoratore un periodo di ferie di 2 settimane nel corso dell’anno di maturazione;
  • concedere 2 settimane consecutive di ferie, se richieste dal lavoratore, nel corso dell’anno di maturazione;
  • garantire la fruizione del restante periodo di ferie (minimo di 2 settimane) nei 18 mesi successivi all’anno di maturazione.

Ferie maturate ma non godute: cosa fare?

Ciò detto, la domanda è: cosa succede se il lavoratore non riesce a fruire delle ferie? In altre parole, il lavoratore che non riesce a godere delle ferie maturate le perde o può usufruirne successivamente?

Ebbene, le ferie non godute possono essere fruite dal lavoratore entro 18 mesi successivi dall’anno di maturazione. Decorso questo arco di tempo, i giorni di ferie verranno accantonati e non potranno più essere richiesti al datore di lavoro. Ma cosa si intende per giorni di ferie accantonati?

Di certo non significa che questi giorni di ferie andranno persi. Ed infatti,  proprio in questi casi entra in gioco la monetizzazione delle ferie, in quanto la legge riconosce il diritto all’indennità sostitutiva per le ferie, ma solo in casi specifici. Vediamo quali

Indennità sostitutiva per le ferie: cos’è e quando richiederla

Secondo una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione [5], il mancato godimento delle ferie da parte del lavoratore dà diritto a quest’ultimo al pagamento, da parte del datore di lavoro, di un’indennità sostitutiva, la quale ha natura retributiva e non risarcitoria. Ciò è possibile solo allorquando siano decorsi i 18 mesi riconosciuti al lavoratore dall’anno di maturazione delle ferie, di cui non si è goduto.

E’ bene precisare che la Cassazione ha sottolineato che tale indennità deve essere riconosciuta anche se non vi è alcuna norma nel contratto di lavoro che appositamente la prevede.

Pertanto, decorsi i 18 mesi dalla maturazione delle ferie, il lavoratore che non ha goduto delle stesse ha diritto a richiedere l’indennità sostitutiva e cioè a vedersi monetizzare le ferie riconosciutegli, ma non fruite.

Indennità sostitutiva: si pagano le tasse?

Come già accennato, l’indennità in parola ha natura retributiva e non risarcitoria. Pertanto, anche per queste somme il datore è tenuto a versare i relativi contributi previdenziali al dipendente, nonché a pagare le tasse previste. Inoltre, è bene evidenziare, l’indennità è rilevante anche ai fine Irpef.

Indennità sostitutiva: quando non è riconosciuta

Il lavoratore perde a tutti gli effetti il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute quando lo stesso ha fatto in modo e maniera di non fruirne.

Nel dettaglio, il datore di lavoro si libera dell’obbligo di corrispondere tale indennità allorquando dimostri di aver consentito al lavoratore di godere dei giorni di ferie maturati in tutti i modi possibili, ma il lavoratore stesso si sia rifiutato, perdendo così il diritto a vederle monetizzare.

Quanto precede trova fondamento nel fatto che il dipendente ha sia il diritto che il dovere di beneficiare di un minimo di giorni di riposo nel corso dell’anno. Pertanto, così come il datore di lavoro, pur potendo scegliere quando concedere le ferie (ovvero rifiutarsi di darle in determinati periodi per esigenze d’impresa) ha il dovere di offrire un’alternativa al dipendente, quest’ultimo ha il dovere di beneficiarne.

Ferie non godute: quando vengono pagate

Le ferie maturate dal lavoratore possono essere retribuite dal datore di lavoro nel corso dell’anno stesso, ma solo ad una condizione, ovvero quella che siano maturate nell’anno di cessazione del rapporto di lavoro.

Per meglio comprendere: nel caso in cui il dipendente venisse licenziato prima dello spirare dell’anno, a quest’ultimo spetta l’indennità sostitutiva per le ferie maturate e non godute nel corso dell’intero anno e nei 18 mesi precedenti. Quanto precede trova piena applicazione anche nel caso in cui il contratto di lavoro sia a tempo determinato, con durata inferiore ad 1 anno.

note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Art. 2109 Cod. Civ.

[3] Legge n. 66/2003.

[4] Legge 14 febbraio 2003 n. 30.

[5] Cass. Civ., sentenza n. 2496/2018.

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