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È mobbing se il dipendente è lasciato senza direttive a non far nulla


È mobbing se il dipendente è lasciato senza direttive a non far nulla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2013



Il dirigente è tenuto a dare al dipendente direttive e disposizioni per la programmazione del lavoro: l’inattività forzata costituisce mobbing a suo danno perché non gli consente di realizzare una carriera rivolta alla produttività e ai conseguenti bonus salariali.

Il dipendente costretto all’inattività perché non riceve più direttive, disposizioni o qualsivoglia programmazione del lavoro può intentare una causa di mobbing. Questo vale ancor di più all’interno della pubblica amministrazione.

In particolare, dopo il “decreto Brunetta” [1], il salario accessorio dei dipendenti e dei dirigenti è collegato rispettivamente alla produttività e al risultato.

In altre parole, per poter godere dei “bonus” economici sulla busta paga bisogna garantire delle performance sul lavoro, verificate e attestate da alcuni sistemi di misurazione.

Sono state così introdotte tre fasce di merito, determinate sulla base di una valutazione, da parte di un apposito organismo interno, della quantità-qualità della prestazione lavorativa.

Già da ciò si comprende come i dirigenti siano tenuti a formulare e affidare compiti e obiettivi ai dipendenti del proprio settore anche ai fini di tale procedura di valutazione meritocratica.

A sua volta, il dipendente è tenuto a svolgere le mansioni affidategli nel migliore dei modi con penalizzazioni, in caso contrario, non solo in termini economici, ma anche disciplinari.

Tuttavia, qualora la situazione di stallo dovesse derivare dalla condotta del dirigente, che, violando le norme e discriminando un dipendente nell’organizzazione del lavoro, volutamente eviti di affidargli precisi compiti, si potrebbe configurare un caso di vero e proprio mobbing. Il mobbing poi darebbe luogo al diritto del dipendente a chiedere un risarcimento del danno [2].

Infatti, il responsabile della condotta agirebbe in violazione degli obblighi incombenti al datore di lavoro a tutela dell’integrità fisica e della personalità morale del lavoratore.

La Cassazione [3] ci ricorda cosa sia il mobbing: si tratta della condotta sistematica e protratta nel tempo e che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili, con conseguente mortificazione morale emarginazione del dipendente.

Ma se anche non fossero presenti i presupposti del mobbing, di certo il dirigente violerebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione[4].

note

[1] Dlgs 150/2009.

[2] Art. 2087 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 3875/2009.

[4] Egli incorrerebbe nelle sanzioni previste dall’articolo 21 del Dlgs 165/2001, modificato dal d.lgs. 150/2009.

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