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Lo sai che? Avviso di accertamento firmato non dal dirigente: se manca la delega è nullo

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2013

Se manca la firma del capo ufficio l’atto dell’Agenzia delle Entrate è nullo, salvo che il fisco dimostri la presenza di una delega, da parte del dirigente, in favore del funzionario firmatario.

Se sull’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate è presente, al posto della firma del capo ufficio, quella di un altro funzionario, l’atto è nullo. A ripristinare questo importante principio è la Cassazione che, con una recentissima sentenza [1], ha indirettamente richiamato lo scandalo degli avvisi firmati da falsi dirigenti: vizio quest’ultimo che avrebbe reso nulle migliaia di cartelle di Equitalia (ne avevamo parlato in questo articolo Cartelle Equitalia nulle: firmate da dirigenti senza qualifica).

L’unico modo per salvare l’atto fiscale dalla invalidità – dice la Suprema Corte – è che l’Agenzia delle Entrate dia prova dell’esistenza di una delega in favore del funzionario che ha siglato l’atto stesso.

Con questa sentenza, la Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente che aveva ricevuto un avviso di accertamento sottoscritto da un semplice funzionario e non dal capo ufficio.

Dunque, secondo la sezione tributaria della Cassazione, è nullo l’avviso di accertamento [2] se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di un altro impiegato della carriera direttiva purché dal primo delegato. Se, pertanto, la firma non è quella del dirigente, ma di un funzionario (per esempio il direttore tributario di nona qualifica funzionale), l’amministrazione fiscale deve dimostrare, in caso di contestazioni da parte del contribuente, la presenza di una delega del titolare dell’ufficio nei confronti di questi. Il solo possesso della qualifica, infatti, non abilita il direttore tributario alla sottoscrizione degli atti (potere che invece spetta solo al capo dell’ufficio).

È nullo l’avviso di accertamento che non contiene la firma del capo dell’ufficio di zona.

Il cittadino, pertanto, può impugnare l’atto davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

In questo caso, poi, sarà l’Amministrazione fiscale a dover dimostrare, se non vuole perdere il giudizio, che il soggetto firmatario dell’atto aveva ricevuto una apposita delega da parte del capo ufficio.

Dunque, l’onere della prova – una volta che il contribuente abbia sollevato la contestazione – spetta unicamente all’Agenzia delle Entrate.

note

[1] Cass. sent. n. 14942 del 14.06.2013.

[2] Ai sensi dell’art. 42 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600.


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