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Lo sai che? Il cioccolato italiano che l’Unione europea non digerisce

Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2011

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2011

Il cioccolato italiano, secondo le regole della Comunità Europea, non può essere definito “puro” sull’etichetta.

La Commissione Europea ci aveva già condannato [1], ma l’Italia non si è ancora adeguata alle norme dell’U.E con riguardo alle etichette del cioccolato.

E ora sta per essere riaperto un procedimento di infrazione a nostro carico.

Le norme comunitarie infatti consentono la dicitura “cioccolato puro” solo al cioccolato che contenga grassi vegetali diversi dal burro di cacao nella misura massima del 5%. L´etichetta degli altri prodotti deve presentare in grassetto la dicitura: “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”.

Invece la normativa italiana non prevede questo limite e consente di chiamare “cioccolato puro” tanto i prodotti che contengano prevalentemente burro di cacao, quanto quelli con grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

Per i giudici europei, invece “la normativa italiana, consentendo di mantenere due categorie di denominazione di vendita che, in sostanza designano lo stesso prodotto, può indurre in errore il consumatore e ledere il suo diritto ad un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva”.

Sulla questione è subito intervenuta la Coldiretti che ha così commentato la sentenza: “Il fatto che l’Unione Europea ostacoli il cioccolato puro di cacao dopo aver aperto al formaggio senza latte e al vino senza uva è l’evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy (…).

Per effetto della normativa comunitaria e nazionale è già possibile vendere sul mercato il vino senza uva, ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes, ma anche il formaggio senza latte sostituito parzialmente dalla caseina e dai caseinati per ottenere formaggi a pasta filata, mentre una legge nazionale prevede che le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse contengano appena il 12% di succo di agrumi vero”.

Le contraddizioni delle scelte politiche europee sono evidenti – conclude la Coldiretti – anche nelle norme che riguardano l’indicazione in etichetta l’origine dei prodotti agricoli impiegati che è obbligatoria per la carne bovina, ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco, ma non per quello a lunga conservazione o per i formaggi”.

 

note

[1] Sentenza del 25 novembre 2010.


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