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L’avvocato che emette assegno a vuoto commette anche illecito deontologico

11 luglio 2013


L’avvocato che emette assegno a vuoto commette anche illecito deontologico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 luglio 2013



Violazione dei doveri di probità, dignità e decoro per il legale che emette un assegno protestato perché senza l’autorizzazione del trattario e/o in difetto di provvista.

Tempo di crisi e di conti vuoti. Può capitare anche al professionista di emettere un assegno senza copertura sul conto. Ma che succede se questa attività è posta in modo consapevole?

Con una recente sentenza [1], il Consiglio Nazionale Forense è tornato su una questione tanto delicata quanto importante in materia di deontologia dell’avvocato.

L’avvocato che, nell’espletamento dell’incarico professionale, emetta un assegno poi andato protestato (perché senza l’autorizzazione del trattario e/o in difetto di provvista) pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante in quanto lesivo del dovere di probità, dignità e decoro (che devono essere rispettati dal legale anche al di fuori dell’attività professionale) e quelli di lealtà e correttezza propri della professione forense [2].

Se poi l’assegno scoperto è stato rilasciato a un altro avvocato, ad essere violato è anche il principio di colleganza [3].

In tali casi, secondo il CNF, è congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per due mesi.

note

[1] CNF sent. n. 44 del 15.03.2013.

[2] Artt. 5 – 6, c.d.f.

[3] Artt. 22 – 23, c.d.f.

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