Riforma della giustizia: cosa prevede la nuova bozza del governo

2 Ottobre 2019 | Autore:
Riforma della giustizia: cosa prevede la nuova bozza del governo

Nuovo rito unico semplificato nel processo civile e meno mediazione; processo penale veloce con introduzione del telematico per le notifiche; riforma del Csm.

Torna la riforma della giustizia e non ci sono solo le parole del ministro Bonafede ad annunciarla, ma è scritta nero su bianco nella Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza presentata ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e che contiene il nocciolo dei provvedimenti da approvare con la legge di bilancio entro la fine dell’anno.

È il provvedimento che traccia la rotta del Governo e segna i temi che saranno discussi nell’iter parlamentare che inizierà nei prossimi giorni, appena il disegno di legge e i ddl collegati saranno pronti. Stavolta, ce ne sono 22 e uno è dedicato proprio alla giustizia.

«Dimezzeremo i tempi dei processi» aveva annunciato qualche giorno fa il guardasigilli, che aveva già presentato la sua proposta di riforma nel precedente Governo e ora è stato riconfermato nello stesso incarico nel nuovo Governo Conte 2. Bonafede aveva anche chiarito che «la riforma della prescrizione non rientra tra gli obiettivi dell’attuale Governo».

Stavolta – dichiarazioni a parte e Nadef alla mano – per ridurre i tempi c’è una delega al Governo per la revisione del Codice civile e di procedura e la previsione di un modello processuale unico per ridurre la durata dei processi «in tutti i gradi di giudizio». La riforma del processo civile non si ferma qui perché si vuole anche rafforzare i sistemi alternativi di mediazione (però riducendone i casi di obbligatorietà) e la negoziazione assistita.

Nella giustizia civile, la priorità è, quindi, la riduzione dei tempi, che si otterrà, stando al programma presentato dal governo, con lo snellimento dei riti e la riduzione delle pendenze. È previsto un rito unico semplificato che vorrà diventare «un modello unitario» e si applicherà davanti al giudice di pace e nelle cause di competenza del tribunale, nella fase introduttiva e decisoria, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio.

La mediazione obbligatoria verrà rivista e sarà mantenuta come condizione di procedibilità solo nei (pochi) settori in cui si è dimostrata efficace, come ad esempio – sono le parole contenute nel documento del Governo – «i patti di famiglia, i diritti reali, l’affitto d’azienda, le controversie in materia successoria».

Per la negoziazione assistita, invece – è sempre il Governo che parla – «si prevede che la relativa convenzione possa comprendere lo svolgimento di attività istruttoria stragiudiziaria, con l’obiettivo di favorire una soluzione conciliativa della lite e, in caso contrario, di precostituire materiale probatorio, soggetto alla libera valutazione del giudice della successiva causa, con possibili ricadute positive sulla durata di quest’ultime».

Nel settore penale, la Nadef  vuole «migliorare l’efficacia della lotta contro la corruzione riformando le norme procedurali al fine di ridurre la durata dei processi penali ». In particolare, si cercherà di «assicurare la ragionevole durata del processo e recuperare l’efficienza dell’intero sistema, nel rispetto delle regole del ‘giusto processo’».

Per arrivare a questo il Governo, prevede «interventi in grado di calmierare il carico giudiziario, attraverso la riattivazione o la rimodulazione di meccanismi processuali deflattivi e l’adozione di misure che consentano di semplificare e velocizzare il procedimento penale». Correttivi anche importanti alla disciplina attuale, quindi, ma – assicura il Governo – «nel rispetto dei diritti della difesa e della struttura dialettica del metodo di conoscenza giudiziaria».

Questo avverrà anche con l’introduzione dello strumento telematico per il deposito degli atti, per le comunicazioni e per le notificazioni a persona diversa dall’imputato e mediante la revisione della disciplina riguardante le indagini e l’udienza preliminare, i riti alternativi, la celebrazione del dibattimento e le impugnazioni.

Un’informatizzazione più spinta, quindi, e riforme del Codice di procedura in arrivo per modificare i riti e in particolare le fasi di acquisizione della prova. Nel documento, non si parla, invece, né di prescrizione né di intercettazioni, che dunque rimangono fuori dall’agenda dei lavori fino alla fine dell’anno.

La Nadef tocca anche il delicato tema della riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm in particolare. Ci saranno modifiche all’accesso in magistratura, al sistema degli illeciti disciplinari e delle incompatibilità dei magistrati, alle loro valutazioni periodiche di professionalità e al conferimento degli incarichi.

Il Governo pensa che «la riforma della giustizia in chiave di maggiore efficienza e trasparenza è condizionata dal buon funzionamento del Csm» e per questo «intende riformare il sistema elettorale del Csm e le norme che lo disciplinano».

Infine, a livello di organizzazione giudiziaria c’è la previsione di introdurre «una dotazione flessibile» di magistrati distrettuali, quei giudici ed i pm “volanti” previsti già da tempo e destinati a sopperire carenze momentanee spostandosi di volta in volta in base alle esigenze.



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