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Permessi legge 104: chi può fruirne?

27 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 giugno 2018



Quali soggetti possono fruire dei permessi legge 104 per assistere un disabile? Vediamo tutte le regole  

La legge 104 è la legge che disciplina la condizione di disabilità in correlazione con il lavoro e con la vita quotidiana. Attraverso la legge 104 viene disciplinata dunque l’assistenza e l’integrazione sociale e vengono garantiti i diritti delle persone portatrici di handicap, sia direttamente, sia attraverso strumenti di welfare e di flessibilità destinati ai congiunti dei disabili.

La legge 104 è uno strumento molto conosciuto dai lavoratori sia del settore pubblico che di quello privato. Tuttavia si pongono di frequente dubbi in ordine alla sua applicazione.

In questa breve guida affrontiamo il tema dei permessi retribuiti, approfondendo il profilo relativo ai soggetti che possono beneficiarne, in cosa consistono e i limiti a cui sono sottoposti. Partiamo però dal requisito della disabilità o dell’handicap, che costituisce come accennato il requisito di base per accedere alle agevolazioni.

Chi sono i destinatari della Legge 104?

Rientrano tra i destinatari della legge 104 i soggetti in condizione di disabilità certificata dall’Inps. Per ottenere un certificato di disabilità è necessario sottoporsi ad una visita medica e ottenere un certificato che dovrà essere poi inviato all’Inps. Ci si dovrà dunque sottoporre ad un ulteriore accertamento ad opera di una commissione medica dell’Asl competente per territorio, che verificherà il possesso dei requisiti sanitari che consentono l’accesso ai benefici.

Esiste tuttavia una differenza tra handicap e invalidità. Mentre difatti l’invalidità indica la riduzione della capacità lavorativa, l’handicap indica la condizione di svantaggio, derivante da una menomazione o da una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento del ruolo sociale di una persona (relativamente all’età, al sesso ed al contesto sociale e culturale).

Si tenga presente che i benefici sono differenti a seconda del grado di handicap e d’invalidità:

  • l’handicap può essere non grave, in situazione di gravità o superiore ai 2/3;
  • l’invalidità è riconosciuta in misura percentuale (per avere dei benefici, la percentuale d’invalidità deve risultare superiore al 33,33%: si tratta della riduzione di un terzo della capacità lavorativa).

Permessi legge 104: chi ne ha diritto?

Come detto, i destinatari delle disposizioni della legge 104 sono le persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia essa “stabilizzata” o “progressiva”, che sia in grado di causare difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione. Come noto la legge 104 [1] prevede che la persona con disabilità grave possa essere assistita dal familiare che ne abbia i requisiti previsti dalla legge. In particolare hanno diritto a fruire dei permessi lavorativi:

  • i disabili con contratto individuale di lavoro dipendente;
  • i genitori lavoratori dipendenti;
  • il coniuge lavoratore dipendente, nonché il convivente unito civilmente;
  • i parenti o affini entro il secondo grado di lavoratori dipendenti, ossia zii, nipoti, bisnonni, bisnipoti nel caso in cui genitori o coniuge siano ultrasessantacinquenni o nel caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti degli altri soggetti sopra individuati.

Una recente modifica alla legge 104 [2], ha ampliato il novero dei soggetti legittimati a fruire del permesso di tre giorni retribuiti estendo questa possibilità anche ai parenti o agli affini entro il terzo grado purché i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Per “mancanza” di uno dei familiari si intende qualunque situazione di assenza, naturale o giuridica, continuativa ed adeguatamente accertata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità.

Permessi Legge 104: come funzionano?

I permessi retribuiti consistono in tre giorni di riposo al mese o, in alternativa, in riposi giornalieri di una o due ore.
Per i genitori e i familiari lavoratori, è necessario distinguere in base all’età dell’assistito. Ecco tutti i dettagli.

Legge 104: benefici per i genitori con figlio disabile di età inferiore ai 3 anni.

  • Prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell’ottavo anno di vita del figlio (dieci mesi di assenza dal lavoro da ripartire tra i due genitori e da sfruttare nei primi dodici anni di vita del bambino), per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, o che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore;
  • tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente;
  • riposi orari di una o due ore per giorno a seconda dell’orario di lavoro.

Legge 104: benefici per i genitori con figlio disabile di età tra i 3 e gli 8 anni.

  • Prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell’ottavo anno di vita del figlio, per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, o che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore;
  • tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente;
  • non sono previsti anche riposi orari.

Legge 104: benefici per genitori, coniuge e parenti di disabile maggiorenne

  • Tre giorni di permesso mensile.

Tuttavia è bene precisare che la legge [3] prevede espressamente che il diritto ad assistere il familiare con grave disabilità, non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente.

Permessi Legge 104: gli abusi

Attenzione però. Il dipendente che fruisce dei permessi della legge 104 non può svolgere mansioni diverse da quelle tipiche dell’assistenza al parente disabile. Ogni condotta difforme fa venir meno il rapporto di fiducia con il lavoratore tanto da giustificare il licenziamento per giusta causa, il licenziamento in tronco, il licenziamento senza preavviso, nonché da far sorgere profili di responsabilità penale.

L’abuso dei permessi concessi dalla legge 104, infatti, costituisce una grave violazione che da un lato reca un danno sia al sistema previdenziale pubblico, atteso che ad anticipare l’indennità è l’Inps, sia alla stessa azienda che, in assenza della risorsa, deve riorganizzare il lavoro interno. Infatti, nonostante il datore di lavoro abbia il diritto di richiedere una programmazione mensile dei permessi al lavoratore, quest’ultimo può anche modificare unilateralmente questa programmazione atteso che, secondo la legge, le esigenze di assistenza del disabile devono prevalere sempre sulle esigenze dell’organizzazione produttiva.

Come accennato, inoltre, l’abuso dei permessi fa venir meno anche il rapporto di fiducia esistente tra datore di lavoro e lavoratore per cui, molto spesso, la prosecuzione del rapporto si rivela molto complicata. Secondo la Corte di Cassazione [4], infatti, l’utilizzo da parte del dipendente di permessi retribuiti ex 104 per scopi diversi, costituisce un comportamento idoneo a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario, con conseguente legittimità del licenziamento per giusta causa. Con numerosi sentenze, poi, i giudici hanno affermato la legittimità del licenziamento per giusta causa intimato a seguito dell’accertato utilizzo abusivo dei permessi della della 104.

Come avvengono i controlli sui permessi Legge 104?

Proprio per evitare la commissione di abusi, la legge prevede che vengano compiuti dei controlli volti ad accertare che il lavoratore usufruisca in maniera corretta dei permessi relativi alla Legge 104. Ma chi effettua questi controlli?

L’accertamento sul comportamento del dipendente spetta al giudice, ma le attività di controllo possono essere effettuate da diversi soggetti quali:

  • il datore di lavoro,
  • il collega di lavoro,
  • il personale esterno ingaggiato dal datore di lavoro (investigatore),
  • l’Inps.

Non può in conclusione non darsi atto che il controllo di questi illeciti nel settore della pubblica amministrazione ha una valenza che va aldilà dall’efficienza e dall’organizzazione aziendali: essa infatti assume un significato sociale rilevante verso tutti i i cittadini e la macchina amministrativa in generale.

note

[1] All’art. 33

[2] Introdotta con l. n. 183 del 04.11.2010.

[3] Dall’art. 24 della legge 183/2010.

[4] Cass. n. 4984/2014; Cass. n. 9749/2016.

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