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Contratto di apprendistato: cos’è e come funziona

28 giugno 2018


Contratto di apprendistato: cos’è e come funziona

> Business Pubblicato il 28 giugno 2018



Vediamo come funziona il contratto di apprendistato; quali sono le diverse tipologie di apprendistato; quali sono le tutele assistenziali e previdenziali previste. Vediamo, inoltre,  se è possibile essere licenziati durante il contratto di apprendistato e cosa succede se manca la formazione

Il contratto di apprendistato è un contratto di lavoro che prevede un periodo di formazione iniziale. Si tratta una forma di lavoro molto vicina ai giovani, in quanto consente loro di approcciarsi al mondo del lavoro mediante una formazione professionale, anche contestuale agli studi. Al termine del periodo di formazione, in accordo tra le parti, il contratto di apprendistato si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Il contratto di apprendistato, in realtà, non agevola soltanto i giovani. Ed infatti, si tratta di una forma di lavoro molto conveniente anche per le aziende, che avvalendosi di apprendisti possono abbattere notevolmente i costi, grazie alle diverse agevolazioni retributive e contributive previste per legge. Per queste ragioni il mercato del lavoro vede sempre di più l’impiego di tale forma contrattuale, che contempera le esigenze di entrambe le parti coinvolte, vale a dire datore di lavoro e lavoratore.

Ma in sostanza: cosa prevede il contratto di apprendistato? Questo è uno dei primi interrogativi che si pongono i giovani che per la prima volta si ritrovano a guardare al di là dei libri per mettere in pratica quanto appreso.

In merito, è bene sapere che il contratto di apprendistato prevede un periodo di formazione iniziale, al termine del quale, in accordo tra le parti, il contratto di apprendistato si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Cerchiamo, però, di fare maggiore chiarezza. Vediamo allora cos’è e come funziona il contratto di apprendistato; quali sono le diverse tipologie di apprendistato; quali sono le tutele assistenziali e previdenziali previste. Vediamo, inoltre,  se è possibile essere licenziati durante il contratto di apprendistato e cosa succede se manca la formazione dell’apprendista.

Contratto di apprendistato: cos’è

L’apprendistato è da considerarsi una forma lavorativa, introdotta ormai da molti anni in Italia e più volte riformata, che mira alla formazione ed all’occupazione dei giovani.

Mediante tale contratto, infatti, i giovani vengono inseriti all’interno di un’impresa, la quale si impegnerà ad offrirgli un corso di qualifica professionale o di alta formazione. Con il contratto di apprendistato, dunque, i giovani possono mettere in pratica le proprie abilità e capacità, svolgendo una mansione lavorativa vera e propria.

Una volta concluso il periodo di formazione (apprendistato), si presuppone che il giovane abbia tutte le competenze necessarie che gli permettano di essere assunto dall’impresa a tempo indeterminato, o comunque a proseguire la propria attività lavorativa all’interno della stessa azienda.

E’ una forma contrattuale alla portata dei giovani, in quanto consente loro di proseguire gli studi contestualmente alla formazione professionale all’interno dell’azienda e a dar loro l’aspettativa concreta di ottenere un lavoro subito dopo aver conseguito un titolo di studi.

Non solo. Come anticipato, l’apprendistato è una forma contrattuale molto ambita anche dagli imprenditori, i quali assumendo giovani apprendisti potranno beneficiare di sgravi fiscali, ovvero agevolazioni sia di natura retributiva che contributiva.

Contratto di apprendistato: le diverse tipologie 

A seconda delle finalità del contratto, si possono distinguere tre diverse tipologie di apprendistato:

  • Apprendistato per qualifica professionale, diretta ai giovani con età compresa tra i 15 ed i 25 anni, che devono concludere il periodo di istruzione obbligatoria, per i quali è previsto un apprendistato per la qualifica professionale della durata di 3 o 4 anni.
  • Apprendistato professionalizzante, per i giovani fra i 18 ed i 29 anni, per i quali è prevista la formazione tecnica professionale mediante il contratto di apprendistato professionalizzante. La durata varia dai 6 mesi ai 5 anni, con retribuzione pari al 35% del salario di inquadramento. Tale tipologia contrattuale è per lo più impiegata da aziende private, purché conformemente al numero massimo di apprendisti previsto, pari ai 2/3 dei dipendenti specializzati impiegati nell’azienda.
  • Apprendistato di alta formazione, per i giovani dai 18 ai 29 anni che mirano ad un apprendistato di alta formazione e ricerca, al fine di conseguire un titolo di studio secondario, come ad esempio un dottorato di ricerca o una specializzazione tecnica.

Ogni diversa tipologia di contratto dispone di determinati e diversi requisiti, nonché di procedure d’accesso differenti. La durata varia a seconda di quanto dettato a livello regionale, ovvero dagli accordi presi tra queste ultime e le Università, istituti professionali e datori di lavoro.

Contratto di apprendistato: quale forma

Al pari di qualsiasi altro contratto di lavoro, il contratto di apprendistato deve avere forma scritta, indipendentemente dalla tipologia: professionale, professionalizzante o di alta formazione, come sopra descritte.

A livello contenutistico, il contratto di apprendistato deve chiaramente contenere:

  • il piano formativo individuale ed il progetto formativo dell’apprendista;
  • la prestazione lavorativa da svolgere;
  • la durata del periodo di formazione;
  • l’inquadramento iniziale e finale dell’apprendista;
  • la qualifica che l’apprendista conseguirà al termine del contratto.

Contratto di apprendistato: tutele previdenziali ed assistenziali

Con il contratto di apprendistato, all’apprendista viene riconosciuto quanto segue [1];

  • l’assistenza nel caso di infortunio;
  • il congedo matrimoniale;
  • assegni per il nucleo familiare;
  • assistenza sanitaria per le malattie;
  • indennità di maternità;
  • indennità di disoccupazione;
  • cassa integrazione.

Benefici per chi assume con contratto di apprendistato

L’azienda che ricorre all’apprendistato può beneficiare di numerose agevolazioni, quali ad esempio:

  • la contribuzione agevolata pari al 10% della retribuzione;
  • la deducibilità delle spese e dei contributi dalla base imponibile IRAP;
  • il taglio del costo del lavoro degli apprendisti, operato o mediante un sotto inquadramento di 2 livelli, oppure una percentuale di esonero retributivo sulla retribuzione ordinaria prevista;
  • per i due apprendistati duali, ovvero quelli finalizzati all’acquisizione di titoli e qualificazioni dal sistema educativo, la retribuzione dell’apprendista non contempla più l’orario di formazione esterna, mentre la formazione interna viene retribuita al 10%.

Contratto di apprendistato: durata e recesso

Il contratto di apprendistato deve avere una durata minima non inferiore a 6 mesi. In ogni caso, per l’apprendistato di “primo livello” la durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può comunque essere superiore a:

  • 3 anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale;
  • 4 anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale, nonché per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore;
  • 2 anni per la frequenza del corso annuale integrativo per l’ammissione all’esame di Stato;
  • 1 anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore.

Ancora, nel caso del contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, la durata del periodo di formazione è definita dalle Regioni in accordo con le parti sociali e gli organi istituzionali tra cui le università e altre istituzioni scolastiche e formative. In assenza delle regolamentazioni regionali, la durata non può essere superiore a 3 anni, salva la facoltà delle Regioni e delle Province autonome di prevedere ipotesi di proroga del contratto fino ad un anno in presenza di particolari esigenze legate al progetto di ricerca.

Una volta raggiunto il termine del periodo di apprendistato, le parti possono decidere liberamente [2] di recedere dal contratto, purché con preavviso. Nel periodo di preavviso continuerà a trovare applicazione la disciplina del contratto stesso. Contrariamente, se nessuna delle parti recede il rapporto di lavoro proseguirà come rapporto ordinario di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Contratto di apprendistato: recesso ed obbligo di preavviso

Al termine del contratto di apprendistato, il datore di lavoro e l’apprendista possono decidere liberamente di recedere dal contratto, senza necessità di motivazione alcuna o di giusta causa (a differenza, dunque, di quando accade per il rapporto di lavoro ordinario). Ciò che, invece, è richiesto è il preavviso.

Il numero dei giorni di preavviso sono determinabili a seconda del livello di inquadramento iniziale dell’apprendista, e non in base a quello che si raggiunge al termine della formazione. In altre parole, i termini sono dati dal tipo di contratto collettivo nazionale che si è firmato, salvo quando invece sono le parti stesse a concordarli.

La decorrenza del termine ha inizio da quando l’altra parte ne viene a conoscenza e si può interrompere nel caso in cui sopraggiungano ferie. Se nessuna delle parti del contratto di apprendistato esercita la facoltà di recesso, il rapporto lavorativo prosegue e si trasforma in un ordinario contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Licenziamento durante l’apprendistato: è possibile?

Il contratto di apprendistato si caratterizza per il suo intento, quale quello di formazione professionale, dietro retribuzione del lavoratore. E’ riconosciuta espressamente la possibilità, ad entrambe le parti coinvolte, di recedere con preavviso una volta raggiunta la conclusione del periodo formativo.

Chiarito ciò, viene da sé chiedersi se il contratto di apprendistato contempli anche il licenziamento.

La risposta è sì, ma soggiace a regole differenti.

Il licenziamento durante il contratto di apprendistato è possibile al verificarsi di determinate condizioni, quali:

  • giusta causa, rappresentata da un comportamento grave che è in grado di giustificare l’interruzione immediata del rapporto di lavoro (esempio, furto o danneggiamento volontario di materiale);
  • giustificato motivo, può essere di natura soggettiva, quando vi è un inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore; oppure oggettiva, quando è riconducibile all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento dell’azienda.

A differenza del licenziamento, le dimissioni da parte dell’apprendista sono sempre libere.

Contratto di apprendistato: licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo

Nel caso in cui il licenziamento dell’apprendista non risulti fondato su di una giusta causa o giustificato motivo, trova applicazione la normativa generale che riconosce il diritto al risarcimento dei danni o la reintegra dell’apprendista sul posto di lavoro, allorquando l’addebito sia inesistente.

Apprendistato: cosa succede se manca la formazione

Se il datore di lavoro viola le norme sull’apprendistato subisce le sanzioni amministrative da 100 a 600 euro e, in caso di recidiva, da 300 a 1.500 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza (personale ispettivo del ministero del Lavoro, dell’INPS, INAIL, ecc.), i quali devono emettere nei confronti del datore di lavoro un provvedimento di diffida a regolarizzare le inosservanze materialmente sanabili.

Il lavoratore invece può chiedere la conversione del contratto di apprendistato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato se, fin dall’inizio, manca l’attività di formazione. La conversione opera sin dall’inizio del rapporto di lavoro ossia con effetto retroattivo.

In caso di assenza per malattia del dipendente, peraltro, è onere dell’azienda organizzare i corsi in modo che ciascuno riceva l’insegnamento professionale necessario per diventare qualificato.

Secondo la Cassazione [3] grava sul datore di lavoro l’onere di provare di non avere potuto adempiere all’obbligo formativo per cause imputabili all’apprendista. Spetta cioè all’azienda dimostrare il requisito essenziale dell’apprendistato, cioè l’insegnamento professionale impartito al lavoratore apprendista, allo scopo di farlo diventare qualificato, escludendo altresì ogni colposa omessa collaborazione da parte del diretto interessato.

In termini esemplificativi, il datore di lavoro, in tali casi, dovrebbe quantomeno dimostrare l’effettivo svolgimento di corsi di formazione per le ore prescritte e la mancata partecipazione agli stessi da parte del lavoratore.

note

[1] Legge n. 25/1955.

[2] Art. 2118 Cod. Civ.

[3] Cass. sent. n. 16571/18 del 22.06.2018.

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