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Assegno di mantenimento: rischi per l’ex coniuge che non paga

30 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 30 giugno 2018



Assegno di mantenimento: vediamo cosa rischia, da un punto di vista penale, l’ex coniuge che non rispetta l’obbligo di pagare quanto pattuito in sede di separazione o divorzio in favore dell’altro coniuge o dei figli. Vediamo, inoltre, quando si rischia addirittura il carcere

A far data dal 6 aprile 2018 [1] la violazione degli obblighi di assistenza familiare, in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio, è a tutti gli effetti un reato [2].

Per dare meglio l’idea: l’ex coniuge che non paga l’assegno di mantenimento, violando così gli obblighi di assistenza familiare, può essere punito con la reclusione fino ad 1 anno, o con una multa di importo da euro 103,00 ad euro 1.032,00.

Ciò posto, non ci resta che approfondire, nel corso del presente articolo, la portata del reato che oggi rischia di commettere chi non provvede a corrispondere l’assegno di mantenimento, indipendentemente dalle condizioni di difficoltà in cui può versare l’ex coniuge cui è diretto.

Scopriamo allora quando l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento è qualificabile come reato e quali pene possono essere irrogate. Prima, però, cerchiamo di chiarire alcuni aspetti di fondamentale importanza; vediamo allora cos’è e come funziona l’assegno di mantenimento in caso di separazione o divorzio.

Assegno di mantenimento: cos’è

L’assegno di mantenimento è quella somma di denaro che uno dei due coniugi è tenuto a corrispondere mensilmente, dalla separazione in poi, in favore dell’altro coniuge o ai figli.

A decidere ed a fissare l’importo dell’assegno di mantenimento può essere il Giudice, nel caso di separazione giudiziale, o gli stessi ex coniugi, quando la separazione è consensuale.

L’ammontare dello stesso varia sensibilmente a seconda della situazione in cui versa il coniuge che lo riceve ed i figli.

Il presupposto dell’assegno di mantenimento è il dovere di assistenza morale e materiale, in quanto con il vincolo matrimoniale i coniugi acquisiscono una serie di doveri sia reciproci che nei confronti dei figli [3]. Ed infatti, oltre ai doveri di educare, istruire ed offrire sostegno morale ai figli, esiste anche quello di contribuire, compatibilmente con proprie possibilità economiche, al sostegno economico della coppia ed al mantenimento dei figli. Tali oneri non vengono meno nel caso di separazione dei coniugi, tant’è che per tali ragioni nasce l’assegno di mantenimento.

L’assegno di mantenimento può essere versato in favore:

  • del coniuge, considerato tra i due parte più debole economicamente o privo di redditi propri;
  • dei figli, sia minorenni o con disabilità che maggiorenni, purché non economicamente indipendenti.

Assegno di mantenimento al coniuge

Nel caso in cui uno dei coniugi versi in una situazione economica non agevole e risulti privo di redditi propri in grado di consentirgli un tenore di vita adeguato, il giudice può disporre, nei confronti dell’ex coniuge, l’obbligo di versare, in favore dell’altro, un assegno periodico, la cui entità varia a seconda dei redditi percepiti e dei bisogni propri.

Tale diritto viene meno quando nei confronti del coniuge che dovrebbe beneficarne vi è stato il riconoscimento dell’addebito della responsabilità della separazione. In tali casi, infatti, il coniuge avrà diritto solo agli alimenti.

Le condizioni necessarie per l’assegno di mantenimento nei confronti del coniuge sono, dunque, le seguenti:

  • non essere il coniuge a cui è addebitabile la separazione;
  • non avere redditi propri o averli ma in misura insufficiente, senza che ciò sia dovuto ad una poca voglia di lavorare;
  • che l’altro coniuge sia a sua volta economicamente in grado di contribuire al mantenimento;
  • non avere intrapreso un’ altra convivenza con carattere di stabilità.

Assegno di mantenimento: quando muta in assegno divorzile

Con il divorzio non può più parlarsi di assegno di mantenimento nei confronti dell’ex coniuge.

Invero, con lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale viene meno l’obbligo di assistenza materiale dei coniugi, ovvero il presupposto dell’assegno stesso.

A prendere il posto dell’assegno di mantenimento, nel caso in cui uno dei due coniugi versi in una situazione critica, è l’assegno divorzile, il quale ha natura assistenziale nei confronti del coniuge che risulta più bisognoso.

Secondo una più recente giurisprudenza [4], per stabilire se questo tipo di assegno sia dovuto o meno è necessario accertare l’effettiva mancanza di autosufficienza del coniuge che lo richiede, da valutarsi in base ad ogni tipo di entrata o di proprietà, mobiliare ed immobiliare, nonché l’impossibilità di procurarsi questa autosufficienza.

Assegno di mantenimento nei confronti dei figli

L’assegno di mantenimento nei confronti dei figli nasce dall’obbligo dei genitori, seppur separati o divorziati, di provvedere al sostentamento della prole. L’importo da corrispondere è oggetto di valutazione da parte del giudice e dipende dalla situazione economica dei genitori e, soprattutto,  dalle esigenze del minore.

Assegno di mantenimento ai figli maggiorenni

Il conseguimento della maggiore età e l’autonomia economica del figlio sono le uniche due condizioni che, sussistendo unitamente, consentono al genitore onerato di versare l’assegno di richiedere la cessazione di tale obbligo. Diversamente, se il figlio non dovesse risultare economicamente autosufficiente [5], l’assegno dovrà continuare ad essere corrisposto periodicamente.

Assegno di mantenimento: cosa accade in caso di omesso pagamento?

Viene da chiedersi, a questo punto: cosa accade se il genitore onerato di pagare l’assegno di mantenimento non vi provvede?

Ebbene, da un punto di vista penale è importante sapere che la condotta omissiva viene considerata, a tutti gli effetti, un reato. Ma cerchiamo di fare chiarezza.

Fino al 6 aprile 2018, il nostro codice penale [6] considerava reato e, dunque, puniva con la reclusione o la multa, chi faceva mancare la necessaria assistenza ai figli. Quindi, commetteva reato solo il genitore che faceva mancare alla prole i necessari mezzi di sussistenza.

Successivamente, la fattispecie di reato è stata estesa anche al genitore che omette di versare, in tutto o in parte, l’assegno di mantenimento ai propri figli o all’ex coniuge.

Vediamo meglio, però, quali sono le conseguenze di ciò e quali le pene irrogabili.

Assegno di mantenimento omesso: quando è reato

Come poc’anzi detto, a partire dal 6 aprile 2018, chiunque viola gli obblighi di assistenza familiare, omettendo di versare, in tutto o in parte, l’assegno di mantenimento è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da euro 103,00 ad euro 1.032,00 [7].

Assegno di mantenimento: cos’è cambiato rispetto al passato?

Di certo, rispetto al passato, non sono cambiati i presupposti dell’assegno, che rimangano quelli di provvedere al mantenimento dei figli e del coniuge separato/divorziato economicamente più debole. Ciò che si palesa, invece, è una maggior tutela legale della sfera familiare, atteso che il reato può essere commesso non solo da chi fa mancare i mezzi di sussistenza alla famiglia, ma anche da chi omette di versare l’assegno di mantenimento.

note

[1] Cfr. D.Lgs. 21/2018.

[2] Art. 570 bis Cod. Pen.

[3] Artt. 143 e 147 Cod. Civ.

[4] Cass. Civ., sent. n. 11504/2017.

[5] Art. 155 quinquies Cod. Civ.

[6] Art. 570 Cod. Pen.

[7] D.Lgs. 21/2018.


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