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Omesso versamento Iva: se dipende da mancanza di liquidità, nessuna condanna

7 Marzo 2013
Omesso versamento Iva: se dipende da mancanza di liquidità, nessuna condanna

Qualora il soggetto Iva riesca a dimostrare che l’omesso versamento sia dipeso da una obiettiva crisi di liquidità, non incorre nella sanzione di carattere penale.

Con una recente sentenza, il Tribunale di Firenze ha assolto il legale rappresentante di una società per il mancato versamento dell’Iva nei termini previsti dalla legge.

Complice la crisi economica/finanziaria degli ultimi anni, molti soggetti si trovano nell’impossibilità di adempiere i debiti tributari e tale condizione diventa ancor più preoccupante se, tra le conseguenze scaturenti dagli omessi versamenti d’imposta, vi sono sanzioni di carattere penale.

Questo è il caso dell’omesso versamento dell’Iva che, al di sopra di certe soglie, è perseguibile penalmente ed è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Perché si realizzi il delitto è necessaria la presenza, nel soggetto attivo, della “coscienza e volontà” di compiere l’illecito. Tuttavia non è necessario il fine dell’evasione dell’imposta, essendo sufficiente l’aver presentato una valida dichiarazione Iva e non aver versato l’importo a debito nei termini previsti (in tal senso si veda il nostro precedente articolo).

La giurisprudenza, in varie circostanze, ha avuto occasione di chiarire se la mancanza di liquidità possa o meno assumere rilevanza ai fini della configurazione del reato di omesso versamento dell’Iva.

Una prima posizione ritiene che una situazione di crisi di liquidità, tale da rendere impossibile il versamento dell’Iva, determini una esclusione del necessario dolo (comportamento cosciente e volontario necessario affinché si realizzi il reato) [1]. Secondo un altro orientamento, invece, lo stato d’insolvenza del soggetto (persino il fallimento) non può considerarsi sufficiente, nella generalità dei casi, a scriminare il mancato versamento dell’imposta [2].

Con una recentissima sentenza [3], la giurisprudenza di merito è tornata ad occuparsi del tema della “mancanza di liquidità” come causa di esclusione del reato.

Nel caso di specie, il legale rappresentante di una società era imputato davanti al Tribunale di Firenze, sezione penale, per il reato di omesso versamento dell’Iva. Sulla base della documentazione prodotta dalla difesa, comprovante lo stato di estrema difficoltà economica nel periodo in contestazione, il giudice ha ritenuto che, mancando il dolo (ossia la volontà e la coscienza di compiere l’illecito), l’imputato dovesse essere assolto.

Il Tribunale, quindi, preso atto delle gravi difficoltà economiche generate dal mancato adempimento dei creditori della sua azienda, ha assolto l’imputato “perché il fatto non costituisce reato”, in quanto “la condotta omissiva del contribuente in tanto può essere sanzionata, in quanto si versi in una ipotesi di dolo, seppur generico”, dolo che non sussiste qualora ci si trovi in una obiettiva crisi di liquidità, stante la effettiva mancanza di volontà dell’omissione.

Il provvedimento in esame è da leggere con favore, nella speranza che anche la Corte di Cassazione possa cambiare il proprio orientamento a riguardo. La sentenza di cui sopra non mira ad escludere in ogni caso la responsabilità penale qualora vi sia una mancanza di liquidità. Una “mancanza di liquidità preordinata”, situazione nella quale il soggetto precostituisce volontariamente l’impossibilità ad adempiere, sarebbe penalmente perseguibile; in tale eventualità, il soggetto agirebbe con la precisa volontà di non adempiere.

di MENNATO FUSCO

Qualora il soggetto Iva riesca a dimostrare che l’omesso versamento sia dipeso da una obiettiva crisi di liquidità, non incorre nella sanzione di carattere penale.

note

 

 

[1] In questo senso, tra la giurisprudenza di merito, si veda Trib. di Larino, 3.10.1988, n. 255, secondo cui l’omesso versamento delle ritenute non costituisce reato in ipotesi di crisi acuta di liquidità dell’impresa, ancorché la prova di tale situazione debba essere, peraltro, particolarmente rigorosa, costituendo interesse ed onere della difesa addurre elementi probatori che dimostrino l’incapacità economica del sostituto d’imposta (conformemente, Trib. di Catanzaro, g.i.p., 19.12.1990)

[2] Cass. pen. sent. 5.07.2001, n. 33945.

[3] Trib. di Firenze, Belsito, g.i.p., 27.07.2012 – x.


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