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Contratto stagionale: come gestirlo

2 luglio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 2 luglio 2018



Rapporto di lavoro a termine stagionale: quando è possibile attivarlo, quali sono gli adempimenti obbligatori per l’azienda, quali lavoratori si possono assumere.

Sono numerose le aziende che, durante la stagione estiva, registrano dei picchi di produzione e hanno necessità, temporaneamente, di assumere un gran numero di nuovi lavoratori, soprattutto nel settore turistico, del commercio e agricolo. Le figure richieste stagionalmente, peraltro, non sono relative soltanto a mansioni esecutive, come operai e camerieri, ma i profili necessari possono risultare anche di elevata professionalità. Anche la durata del rapporto può non limitarsi alla stagione estiva, ma abbracciare periodi più ampi o differenti. Quali sono, allora, le particolarità del lavoro stagionale e gli specifici adempimenti a cui l’azienda deve attenersi? Il rapporto stagionale può essere attivato per qualsiasi lavoratore? Facciamo subito il punto sul contratto stagionale: come gestirlo, quali sono le regole da seguire, quali e quanti dipendenti si possono assumere, che cosa potrebbe cambiare col decreto Dignità.

Come funziona il contratto di lavoro stagionale

Il rapporto di lavoro stagionale fa parte dei contratti a tempo determinato: pur avendo molte regole in comune col contratto a termine, rispetto al lavoro a tempo determinato “generico” presenta diverse particolarità, che rendono il contratto più elastico e con meno vincoli.

In particolare, il contratto stagionale non ha un limite di durata massima complessiva del rapporto di lavoro, pari a 36 mesi, non è soggetto al periodo di pausa tra un contratto e l’altro, né a limiti nel numero dei lavoratori che un’azienda può assumere, né ai contributi aggiuntivi per la disoccupazione previsti per ogni lavoratore a termine.

Per quali attività può essere attivato il contratto stagionale?

Le attività per le quali può essere attivato il rapporto di lavoro stagionale, generalmente, consistono in prestazioni svolte ciclicamente, legate a un determinato periodo (o a più periodi) dell’anno, ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni.

Le attività stagionali sono elencate in un noto decreto del 1963 [1], che dovrà essere sostituito, secondo il Codice dei contratti [2], da un decreto del Ministero del lavoro di prossima emanazione; le attività stagionali, comunque, non sono solo quelle elencate dal decreto, ma sono indicate anche all’interno dei contratti collettivi, che lasciano spazio anche a lavori stagionali molto diversi rispetto a quelli tradizionalmente svolti nel turismo, nell’agricoltura o nel commercio.

Nel dettaglio, le attività specificamente stagionali, elencate dalla normativa in materia, sono:

  • sgusciatura delle mandorle;
  • scuotitura, raccolta e sgranatura delle pigne;
  • raccolta e conservazione dei prodotti sottobosco (funghi, tartufi, fragole, lamponi, mirtilli ecc;);; raccolta e spremitura delle olive;
  • produzione del vino comune (raccolta, trasporto, pigiatura dell’uva, torchiatura delle vinacce, cottura del mosto, travasamento del vino);
  • monda e trapianto, taglio e raccolta del riso;
  • motoaratura, mietitura, trebbiatura meccanica dei cereali e pressatura dei foraggi;
    lavorazione del falasco;
  • lavorazione del sommacco;
  • maciullazione e stigliatura della canapa;
  • allevamento bachi, cernita, ammasso e stufatura dei bozzoli;
  • ammasso, sgranatura, legatura, macerazione e stesa, all’aperto, del lino;
  • taglio delle erbe palustri, diserbo dei canali, riordinamento scoline delle opere consortili di bonifica;
  • raccolta, infilzatura ed essiccamento della foglia del tabacco allo stato verde;
  • cernita e condizionamento in colli della foglia di tabacco allo stato secco;
  • taglio dei boschi, per il personale addetto all’abbattimento delle piante per legname da opera, alle operazioni per la preparazione della legna da ardere, alle operazioni di carbonizzazione nonché alle relative operazioni di trasporto;
  • diradamento, raccolta e trasporto delle barbabietole da zucchero;
  • scorzatura del sughero;
  • salatura e marinatura del pesce;
  • pesca e lavorazione del tonno;
  • lavorazione delle sardine sott’olio (per le aziende che esercitano solo tale attività);
  • lavorazione delle carni suine;
  • produzione di formaggi in caseifici che lavorano esclusivamente latte ovino;
  • lavorazione industriale di frutta, ortaggi e legumi per la fabbricazione di prodotti conservati e di bevande (limitatamente al personale assunto nel periodo di lavorazione del prodotto fresco), nonché fabbricazione dei relativi contenitori;
  • produzione di liquirizia;
  • estrazione dell’olio dalle sanse e sua raffinazione;
  • estrazione dell’olio dal vinacciolo e sua raffinazione;
  • estrazione dell’alcool dalle vinacce e dalle mele;
  • fabbricazione del ghiaccio (durante il periodo estivo);
  • estrazione di essenze da erbe e frutti allo stato fresco;
  • spiumatura della tiffa;
  • sgranellatura del cotone;
  • lavatura della paglia per cappelli;
  • trattura della seta;
  • estrazione del tannino;
  • fabbricazione e confezionamento di specialità dolciarie nei periodi precedenti le festività del natale e della pasqua;
  • cave di alta montagna;
  • montaggio, messa a punto e collaudo di esercizio di impianti per zuccherifici, per fabbriche di conserve alimentari e per attività limitate a campagne stagionali;
  • fabbricazione dei laterizi con lavorazione a mano o mista a mano e a macchina nelle quali si faccia uso di essiccatoi all’aperto;
  • cernita e insaccamento delle castagne;
  • sgusciatura ed insaccamento delle nocciole;
  • raccolta, cernita, spedizione di prodotti ortofrutticoli freschi e fabbricazione dei relativi imballaggi;
  • raccolta, cernita, confezione e spedizione di uve da tavola e da esportazione;
  • lavaggio e imballaggio della lana;
  • fiere ed esposizioni;
    lavori preparatori della campagna salifera (sfangamento canali, ripristino arginature, mungitura e cilindratura caselle salanti, sistemazione aie di stagionatura), salinazione (movimento di acque, raccolta del sale).
  • spalatura della neve;
  • attività svolte in colonie montane, marine e curative e attività esercitate dalle aziende turistiche che abbiano, nell’anno solare, un periodo di inattività non inferiore a settanta giorni continuativi o a centoventi giorni non continuativi;
  • preparazione e produzione di spettacoli per il personale addetto a singoli spettacoli o serie di spettacoli consecutivi di durata prestabilita;
  • attività del personale addetto alle arene cinematografiche estive;
  • attività del personale assunto direttamente per corsi di insegnamento professionale di breve durata e soltanto per lo svolgimento di detti corsi;
  • conduzione delle caldaie per il riscaldamento dei fabbricati.

Qual è la durata massima del contratto di lavoro stagionale?

Il contratto di lavoro stagionale, come abbiamo detto, non è assoggettato al limite di durata massima complessiva valido per il rapporto a tempo determinato, pari a 36 mesi (invece, il dipendente a termine che lavora, con le stesse mansioni o mansioni equivalenti, per oltre 3 anni complessivi con la stessa azienda, eccetto casi particolari, passa al tempo indeterminato). La non soggezione al limite di durata massima del rapporto di lavoro, per gli stagionali, è stabilita dal codice dei contratti [3]: il codice, in particolare, si riferisce sia alle attività stagionali elencate dal decreto in materia, che a quelle regolamentate dai contratti collettivi.

È bene specificare che, per contratti collettivi, il codice intende:

  • i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  • i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali o dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Esiste un limite al numero di lavoratori stagionali che possono essere assunti?

Secondo il codice dei contratti, non deve essere applicato ai lavoratori stagionali il limite numerico valido per le assunzioni a tempo determinato; questo limite, lo ricordiamo, è pari al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1°gennaio dell’anno di assunzione. In pratica, se l’azienda ha 20 lavoratori, solo 4 (il 20%) possono essere assunti a termine, mentre non ci sono soglie massime riguardo ai lavoratori stagionali (ma queste soglie potrebbero essere introdotte dal decreto Dignità, attualmente in lavorazione).

Se il contratto collettivo applicato prevede differenti limiti, relativi alle assunzioni a termine, questi non devono essere applicati ai lavoratori stagionali. Le esigenze legate alla stagionalità, difatti, non si concilierebbero col limite numerico alle assunzioni, pertanto una barriera simile renderebbe impossibile, o eccessivamente oneroso, lo svolgimento dell’attività.

È obbligatoria la pausa tra un contratto stagionale e l’altro?

Al lavoro stagionale, come anticipato, non si deve nemmeno applicare il periodo di pausa, cioè il cosiddetto periodo cuscinetto tra un contratto e l’altro, come avviene per l’ordinario contratto a termine. Il periodo di pausa previsto, o di “stop and go”, pari a 10 giorni per i contratti di durata minore di 6 mesi ed a 20 giorni per quelli di durata maggiore, non è dunque necessario per gli impieghi stagionali.

Di conseguenza, se tra un contratto stagionale e l’altro passano meno di 10 o 20 giorni, non si verifica la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Quante volte può essere prorogato un contratto stagionale?

Al lavoro stagionale si applica, invece, il numero massimo di proroghe del contratto che possono essere effettuate, pari a 5 in 3 anni (36 mesi) continuativi. Il decreto Dignità dovrebbe portare a 4 il numero massimo di proroghe.

Per i lavoratori stagionali bisogna pagare contributi Inps aggiuntivi?

Il datore di lavoro che assume dipendenti stagionali non è tenuto a pagare all’Inps, per questi ultimi, l’aliquota aggiuntiva Aspi (ora Naspi) dell’1,40%, finalizzata a coprire l’indennità di disoccupazione. Questo, per evitare un aggravio dei costi per le attività stagionali, per loro natura non stabili.

Ad ogni modo, pur non essendo tenuto a pagare l’aliquota aggiuntiva, il datore non è tenuto a versare la tassa sul licenziamento, come avviene per gli altri contratti a tempo determinato.

Non è ancora chiaro se il decreto Dignità stabilirà l’obbligo di versare un’aliquota Inps addizionale anche per gli stagionali.

I lavoratori stagionali hanno il diritto di precedenza per le nuove assunzioni?

Per i lavoratori stagionali è valido il diritto di precedenza per le nuove assunzioni, anche se ha dei limiti differenti rispetto al diritto previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. Nel dettaglio, il diritto spetta ai dipendenti stagionali che hanno lavorato nella stessa azienda per più di 3 mesi: la precedenza vale nei confronti delle nuove assunzioni a carattere stagionale.

I dipendenti a tempo determinato che hanno lavorato per più di 6 mesi, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, hanno invece diritto di precedenza su tutte le assunzioni effettuate entro 1 anno dalla cessazione del contratto, se esprimono tale facoltà entro 6 mesi dalla cessazione.

note

[1] Dpr n. 1525 del 07.10.1963.

[2] D.lgs 81/2015.

[3] Art. 21, Co.2, D.lgs 81/2015.

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