Diritto e Fisco | Editoriale

Vietato andare in affitto per chi ha già casa: rischio esproprio dopo il Decreto del Fare

19 giugno 2013


Vietato andare in affitto per chi ha già casa: rischio esproprio dopo il Decreto del Fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 giugno 2013



L’errore di Letta: per colpa di una “stortura terminologica” contenuta nel “Decreto del Fare”, non tutte le “prime case” saranno impignorabili; svantaggiate le case piccole e inabitabili.

Abbandonare l’unica casa di proprietà – magari perché troppo piccola, inabitabile, in campagna o lontana dal lavoro – per andare a vivere in affitto è, secondo il Governo delle larghe intese, un indice di ricchezza che, pertanto, va penalizzato rispetto a chi, invece, nella casa ci vive dentro. Nel primo caso, infatti, l’abitazione – anche se si tratta dell’unica abitazione – potrà essere pignorata ed espropriata, nonostante il nuovo limite imposto dal “Decreto del Fare”.

Come è possibile?

Che si tratti di una svista terminologica o di una voluta restrizione, di certo è un effetto distorto del recente pacchetto Sviluppo adottato dal premier Letta, meglio noto come “Decreto del Fare”.

La nuova norma sull’impignorabilità degli immobili

Come ormai tutti sapranno, il “Decreto del Fare” ha reso impignorabile l’abitazione principale a condizione che il debitore non abbia altri immobili. In altre parole, Equitalia non può espropriare la casa del contribuente purché ricorrano tutte e tre le seguenti condizioni:

– si deve trattare dell’unico immobile di proprietà del debitore;

– l’immobile deve essere adibito a uso abitativo;

– il debitore vi deve risiedere anagraficamente.

Non quindi tutte le “prime case” sono impignorabili, ma solo quelle ove il debitore vi risieda e che siano accatastate come uso abitativo.

Disparità di trattamento

Questo però crea una evidente disparità di trattamento a svantaggio di chi possiede, come unica casa, un immobile “povero”.

Facciamo un esempio.

Mario e Francesco sono due fratelli che ereditano, dalla defunta ed anziana madre, un immobile ciascuno. Mario ottiene la casa situata nel centro della città, di medio valore. A Francesco, invece, tocca il casolare in campagna, di valore medio-basso. Entrambi i fratelli non hanno altri immobili e, pertanto, l’abitazione ereditata è una “prima” (e unica) casa.

Ma se Mario ha deciso di vivere dentro l’immobile ereditato, grazie soprattutto alla sua favorevole collocazione geografica, Francesco è invece costretto ad andare in affitto in un altro appartamento, più vicino al centro e al suo lavoro.

Ebbene, qualora un giorno Equitalia dovesse bussare alle porte dei due fratelli, Mario non subirebbe mai l’esecuzione forzata dell’immobile poiché, nel suo caso, ricorrono le tre condizioni sopra viste per l’impignorabilità del bene (segnatamente, “la residenza”). Al contrario Francesco – che non vive dentro il casolare e ha dovuto spostare la propria residenza in un appartamento preso in affitto – sarà a rischio di espropriazione.

Eppure si tratta di due situazioni identiche. Anzi, Francesco – che nella ripartizione dei beni è forse stato più svantaggiato, perché titolare di un immobile di minor valore – si trova a subire il pignoramento.

L’esempio è solo uno dei possibili casi di discriminazione della nuova normativa. Invero tutte le volte in cui il contribuente si trovi a possedere, come unica casa, un immobile troppo piccolo, insalubre o poco comodo per potervi vivere con la famiglia ed è costretto, in forza di ciò, ad andare in affitto (o anche in comodato), la sua condizione sarà più svantaggiosa di chi invece possiede un (solo) immobile in centro, quindi di maggior pregio. La sua casa “abbandonata”, benché unica, potrà infatti essere sempre aggredita da Equitalia!

Soluzioni? Ci si augura che il Parlamento, in sede di conversione della norma, ne modifichi il testo, introducendo l’impignorabilità per tutte gli immobili ad uso abitativo: siano essi la residenza anagrafica del debitore oppure costituiscano l’unico immobile dello stesso.

Insomma, basta rivedere la norma e aggiungere una semplice “o” di congiunzione.

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3 Commenti

  1. Nel caso di più proprietà, quale è quella non pignorabile considerata come prima casa? La casa in cui si vive e dove il cittadino è residente?

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