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Forfettario 2019: che cosa cambia

4 luglio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 luglio 2018



Regime fiscale agevolato forfettario esteso a imprese e professionisti con ricavi più alti, esonero fattura elettronica: le novità.

Regime forfettario per tutti, anche per chi ha un volume d’affari elevato: è questa l’attuale proposta allo studio del Governo, che vorrebbe includere nel regime agevolato tutti coloro i cui ricavi non superano 100mila euro annui. Si tratta di una novità che comporterebbe dei sicuri vantaggi per professionisti e piccole imprese, dato che grazie al forfettario si beneficia di una tassazione separata del 15%, che sostituisce Irpef, Irap e addizionali, e dell’esonero dall’Iva e dai relativi adempimenti, assieme agli studi di settore. Tuttavia, il provvedimento comporterebbe anche delle entrate più basse per le casse pubbliche; inoltre bisogna considerare che l’attuale autorizzazione comunitaria prevede la possibilità, per gli Stati, di introdurre regimi speciali solo per quei soggetti Iva che registrano compensi a 65mila euro annui, quindi occorrerebbe domandare l’ok della Ue. Per non far diminuire le entrate pubbliche si potrebbe, comunque, estendere l’aumento del tetto massimo di ricavi ai soli professionisti, portare il tetto massimo a 50mila euro per tutti, o modificare i coefficienti di redditività. Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato le regole principali di questo regime agevolato, facciamo il punto della situazione sul Forfettario 2019: che cosa cambia, di quali vantaggi usufruiscono le imprese e i professionisti aderenti, quali sono i principali adempimenti periodici.

Come funziona il regime forfettario?

Il forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 [1]: questo regime è simile, per molti aspetti, al vecchio regime dei contribuenti minimi; ad oggi, considerando che non è più possibile fruire dei vecchi minimi, risulta la scelta più conveniente per i liberi professionisti che avviano l’attività e che non prevedono grosse spese o investimenti.

Il regime forfettario, infatti, prevede la tassazione sostitutiva ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività, se si soddisfano particolari requisiti, e la tassazione sostitutiva al 15% negli altri casi, l’esenzione dall’Iva e dai relativi adempimenti (dichiarazione Iva, spesometro, comunicazione delle liquidazioni periodiche…), dagli studi di settore, dall’Irap, dall’Irpef, dalle addizionali e dalla tenuta delle scritture contabili.

Chi può aderire al regime forfettario?

Possono accedere al regime forfettario le persone fisiche, sotto forma di ditta individuale o liberi professionisti; non sono ammesse le società, né i soci di società di persone (come Snc o Sas), di associazioni assimilate o di società a responsabilità limitata trasparenti (Srl trasparenti).

Quali sono i requisiti per aderire al forfettario?

I requisiti per accedere al regime forfettario sono i seguenti:

  • i compensi dell’anno precedente non devono risultare superiori alla soglia massima di ricavi annua, che varia a seconda dell’attività esercitata;
  • le spese per lavoro dipendente, nell’anno precedente, devono risultare inferiori a 5mila euro;
  • il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio precedente non deve superare 20mila euro;
  • per chi fruisce della riduzione della tassazione, cioè del forfettario super agevolato con tassazione al 5%, i requisiti sono gli stessi un tempo previsti per i contribuenti minimi:
    • l’attività non deve risultare la continuazione di un’attività precedente, svolta anche sotto forma di lavoro subordinato;
    • il contribuente non deve aver avuto una partita Iva aperta negli ultimi 3 anni.

Quanto può fatturare chi aderisce al forfettario?

La soglia massima annua di ricavi, per chi rientra nel forfettario, cambia a seconda dell’attività esercitata.

  • commercio (al dettaglio e all’ingrosso): 50.000 euro annui;
  • commercio di alimenti e bevande e commercio ambulante di alimenti e bevande: 40.000 euro annui;
  • commercio ambulante non alimentare: 30.000 euro annui;
  • costruzioni e attività immobiliari: 25.000 euro annui;
  • intermediari del commercio: 25.000 euro annui;
  • servizi di alloggio e di ristorazione: 50.000 euro annui;
  • attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 30.000 euro annui
  • altre attività economiche: 30.000 euro annui;
  • industrie alimentari e delle bevande: 45.000 euro annui.

Se un libero professionista aderisce al forfettario può fatturare, dunque, sino a 30mila euro annui, mentre una ditta individuale del commercio, come un negozio, può fatturare sino a 50mila euro.

Quanto dura il regime forfettario?

Il regime forfettario ha durata illimitata, sinché non si superano i requisiti previsti dalla normativa. Dura 5 anni, invece, il forfettario super agevolato per chi avvia l’attività, ossia il regime che prevede la tassazione del 5%.

Per aderire al forfettario si deve fare una domanda?

L’adesione al regime forfettario, o regime di vantaggio, si deve comunicare all’atto dell’apertura della partita Iva. Per chi è già in attività e vuole aderire non è necessaria alcuna domanda, purché si possiedano i requisiti, in quanto il forfettario è il “regime naturale” per i contribuenti per cui risultano verificate tutte le condizioni d’accesso. Bisogna comunque ricordare che, se si possiedono i requisiti per il forfettario e si è optato per il regime Iva ordinario, l’opzione vincola per 3 anni, salvo rilevanti modifiche ai regimi fiscali.

Come si calcola il reddito da tassare per i forfettari?

Nel regime forfettario, il reddito da tassare è pari ai ricavi decurtati da un coefficiente di redditività che varia, a seconda dell’attività, dall’86% al 40%. Non si possono dedurre costi, salvo contributi previdenziali e perdite pregresse. Nel dettaglio, i coefficienti di redditività, applicati proprio in quanto non si possono dedurre costi, sono:

  • commercio (al dettaglio e all’ingrosso): 40%;
  • commercio di alimenti e bevande e commercio ambulante di alimenti e bevande: 40%;
  • commercio ambulante non alimentare: 54%;
  • costruzioni e attività immobiliari: 86%;
  • intermediari del commercio: 62%;
  • servizi di alloggio e di ristorazione: 40%;
  • attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 78%;
  • altre attività economiche: 67%;
  • industrie alimentari e delle bevande: 40%.

In pratica, se il professionista, in un anno, emette fatture per 10mila euro, viene tassato su 7.800 euro, come se le sue spese ammontassero al 22% del reddito. Il commerciante con 10mila euro di reddito, invece, viene tassato su 4mila euro, considerando le spese pari al 60% dei ricavi.

Si possono assumere dipendenti o collaboratori col forfettario?

Chi aderisce al forfettario può assumere dipendenti e avvalersi di collaboratori, ma le spese per lavoro dipendente e per i collaboratori devono risultare inferiori a 5mila euro annui.

Quali sono le agevolazioni per chi aderisce al forfettario?

Le agevolazioni per chi aderisce al forfettario sono:

  • tassazione del 5% o 15% che sostituisce Irap, Irpef e addizionali;
  • non soggezione all’Iva e ai relativi adempimenti (dichiarazione, liquidazioni periodiche, spesometro…);
  • non soggezione agli studi di settore;
  • nessun obbligo di tenere i registri Iva obbligatori (acquisti, vendite, etc.), ma solo di numerare progressivamente le fatture e conservarle (escluse le fatture acquisti);
  • sulle fatture non deve essere addebitata l’Iva, e non si deve subire ritenuta d’acconto;
  • sconto del 35% sui contributi per chi è iscritto alla gestione Inps commercianti.

Che cosa cambia dal 2019 per chi aderisce al forfettario?

In base alle attuali proposte, dal 2019 potrà aderire al forfettario chi presenta ricavi entro 100mila euro annui. Per attuare questa possibilità, però, è necessaria un’apposita autorizzazione dall’Unione Europea. Potrebbe, altrimenti, essere attuata una differente proposta che prevede la possibilità di aderire al forfettario per chi presenta un volume d’affari non superiore a 50mila euro, compresi i professionisti (la cui soglia, come abbiamo visto, è attualmente pari a 30mila euro annui).

Potrebbero anche essere modificati i coefficienti di redditività.

Dal 2019 gli aderenti al forfettario non saranno obbligati all’invio delle fatture in formato digitale come la generalità degli altri contribuenti. Dovranno comunque poter ricevere le fatture a loro indirizzate in forma elettronica.

Quali sono gli adempimenti periodici per chi aderisce al forfettario?

I contribuenti forfettari devono conservare e numerare le fatture e presentare annualmente la dichiarazione dei redditi, nella quale calcolano anche i contributi dovuti all’Inps. Per approfondire: Forfettario, come si presenta la dichiarazione dei redditi.

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