Riforma Iva: come cambieranno le aliquote

2 Ottobre 2019
Riforma Iva: come cambieranno le aliquote

La Castelli ammette che il dibattito sull’Iva è ancora tutto aperto e che non c’è alcun tabù. Possibile lo spostamento di un bene da un paniere a un altro.

Se anche il Governo ha messo nero su bianco, all’interno della nota di aggiornamento al Def, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto salire l’Iva sino al 25,5%, questo non vuol dire che non ci sarà una riforma sulle aliquote. Lo ha fatto ben intendere la viceministra dell’Economica, Laura Castelli.

Nel 1973, quando fu introdotta, l’Iva si attestava al 12%; oggi – a seguito di un’infinita serie di rincari – siamo arrivati a quasi il doppio. Al momento, esistono tre scaglioni di aliquote Iva: quella ordinaria, al 22%, quella agevolata al 10% e quella minima al 4%. Gli aumenti Iva potrebbero scattare in modo indiretto, ossia spostando alcuni beni da un paniere all’altro. Il che, in soldoni, non sarebbe altro che un aumento, seppure non generale ma limitato ad alcuni prodotti. A voler dirla tutta, “trasferire” un bene dall’Iva al 4% a quella al 10 o al 22%, significa un aumento di prezzo ben superiore rispetto a quello che si sarebbe registrato portando l’Iva dal 22 al 25,5%.

Il punto, però, è che, allo stato attuale, esistono diverse incongruenze sulle categorie se si tiene conto che l’Iva agevolata dovrebbe essere prevista per beni di prima necessità. La Nutella, ad esempio, sconta l’Iva al 4% mentre l’acqua al 22%, come se la crema spalmabile fosse più importante dell’idratazione del corpo.

«Abbiamo scritto dichiaratamente nel Documento di economia e finanza – ha detto la Castelli – che gli aumenti verranno sterilizzati». Parlando con “La Stampa” della manovra e dei conti pubblici, la viceministra sottolinea, però, come sull’Iva non ci sia “nessun tabù” e che “il Parlamento è libero di discutere gli aumenti“.

«Il dibattito innescato sull’Iva dimostra che il problema esiste. Non è ragionevole che sulle patatine fritte ci sia l’imposta al quattro per cento. O che sia al dieci quella sui prodotti da collezione afferma Castelli. Quindi, tabù non ce ne devono essere, su nulla. Se il Parlamento riterrà opportuno fare un dibattito durante l’iter della Finanziaria, è liberissimo» sottolinea la viceministra al Mef.

«Anche perché – aggiunge ancora Castelli – ci sono aliquote che devono scendere: nei mesi scorsi abbiamo tentato senza successo di abbassare l’imposta sugli assorbenti femminili. È indegno che si debba pagare il ventidue per cento su un prodotto del genere».

«Questo Paese due mesi fa era sulle montagne russe, isolato dall’Europa, con lo spread stabilmente sopra i 200 punti. Un Paese portato a zero, nelle sabbie mobili. Ora c’è un governo che si carica sulle spalle l’eredità dell’Iva che gli ha lasciato Salvini, che mette mano a una manovra seria e semplice senza pensare a slogan, tweet e sondaggi, senza raccontare frottole». Lo dice ad Avvenire il ministro agli Affari Regionali, Francesco
Boccia.

E sulle rimodulazioni Iva, aggiunge: «Si faranno perché oggi in questa
imposta ci sono situazioni ingiuste». «Così come rimettere a posto il catasto entro la legislatura, sebbene non in questa Legge di Bilancio, è un dovere. Chi vive a Centocelle ha il diritto di pagare in proporzione molto meno di chi vive in via Condotti. O spacciamo tutte le case come uguali? Siamo la sinistra non la destra», sostiene Boccia.

«Accadrà quanto già avvenuto con la fatturazione elettronica: Salvini ha protestato nelle piazze con Meloni ma poi al governo l’ha mantenuta perché è una cosa giusta. Io posso pure accettare che Salvini ora lanci slogan vuoti contro un’Iva più giusta, contro un catasto più giusto, contro l’incentivazione dei pagamenti elettronici. Lui fa così. Mi spiace e mi fa riflettere che lo faccia Renzi: ma da che parte sta?», conclude il ministro agli Affari
regionali.

«Oggi siamo nella condizione in cui assorbenti e pannolini sono tassati con Iva ordinaria al 22% e alcuni beni anche di lusso vivono di evidenti agevolazioni. Rimodulare le aliquote iva rivedendo i panieri entro la legislatura è dovere di un governo che è nato con le intenzioni di ridurre le ingiustizie presenti nella società». Così il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, alla Camera dei Deputati a margine dell’audizione in commissione per le questioni regionali.

«Non ho mai insultato nessuno in vita mia e non inizio certo oggi, men che meno – rileva Boccia – potrei farlo con i miei ex compagni di partito oggi in Italia Viva che non devono rispondere a me che ho posto un tema di merito sulla necessità di ridurre l’iva per pannolini e assorbenti, battaglia nota sempre fatta insieme in Parlamento, ma alle donne e agli uomini che erano nelle cucine delle feste dell’unità negli anni di impegno politico comune e che hanno sempre sperato e auspicato unità. Dire con chiarezza che ci sono ingiustizie che vanno corrette è nostro dovere», sottolinea Boccia.

Questo significa, sottolinea, “rimodulare l’Iva non altro e non certamente le ricostruzioni macchiettistiche dei giorni scorsi secondo le quali c’era chi voleva aumentare l’Iva e chi non voleva. Nessuno vuole aumentarla ma eliminare le ingiustizie è un dovere. Quando andrà fatto lo deciderà il presidente del consiglio con il ministro dell’economia. Ma dire che va tutto bene significa dire che non va cambiato nulla e non mi pare a partire da pannolini e assorbenti che sia giusto così”.



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