Ticket sanitario: come cambia in base al reddito?

2 Ottobre 2019 | Autore:
Ticket sanitario: come cambia in base al reddito?

Il riordino annunciato dal ministro Speranza punta a garantire il diritto alla salute ai meno abbienti. Anche attraverso l’abolizione del superticket.

Chi ha di più paga di più. Viceversa, chi ha di meno paga di meno. Ecco il concetto alla base della rivoluzione che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha in mente di attuare sul ticket sanitario. Ad oggi, che tu sia un operaio o un supermanager, una visita specialistica o una Tac ti viene a costare lo stesso. A meno che tu guadagni meno di 36mila euro l’anno e abbia più di 65 anni o meno di 6 o che tu soffra di una patologia cronica o molto grave, come ad esempio un cancro. In questi ultimi casi, non paghi nulla perché hai diritto all’esenzione. L’intenzione del ministro è quella di modificare il sistema del ticket sanitario: come cambia in base al reddito?

Il concetto è che l’operaio ed il supermanager devono pagare in virtù di quello che guadagnano e non solo per quello che devono ricevere dal Servizio sanitario nazionale, per garantire una sanità pubblica alla portata di tutti ed evitare che qualcuno rinunci al medico e, quindi, alla propria salute, per mancanza di soldi.

Vediamo come cambia il ticket sanitario in base al reddito, secondo quanto annunciato da Speranza.

Ticket sanitario: come funziona oggi?

Ad oggi, il ticket sanitario è previsto per tutti i cittadini, con alcune eccezioni che citiamo tra poco. Il pagamento di questo contributo al Servizio sanitario nazionale va fatto per:

  • visite specialistiche;
  • esami di diagnostica strumentale e di laboratorio;
  • prestazioni di pronto soccorso che non hanno carattere di emergenza o di urgenza e non seguite da ricovero (il codice bianco o codice 5, secondo l’ultima riforma);
  • le cure.

Come dicevamo, però, la legge prevede delle eccezioni, cioè dei casi in cui il ticket non deve essere pagato. Succede per motivi:

  • di reddito, come nel caso dei disoccupati o di chi prende la pensione sociale o quella minima;
  • di età, quando si ha almeno 65 anni o meno di 6;
  • di patologia, quando si ha una malattia cronica per la quale è prevista un’invalidità superiore al 66% oppure una malattia oncologica.

In questo articolo puoi vedere le ultime sentenze legate all’esenzione dal pagamento del ticket.

Ticket sanitario: come dovrebbe diventare

Usiamo, per scrupolo, il condizionale, ma ecco come dovrebbe cambiare il ticket sanitario in base al reddito. Il progetto di cui ha parlato il ministro della Salute Roberto Speranza prevede un ticket legato a delle fasce di reddito familiare con un tetto massimo di spesa all’anno.

A monte di quanto annunciato da Speranza c’è la bozza del Patto della salute accordata a maggio tra Governo e Regioni, che contiene proprio un passaggio dedicato alla riforma del ticket sanitario. Il documento esprime la necessità di garantire «una maggiore equità nell’accesso dei cittadini all’assistenza sanitaria attraverso una revisione della disciplina di partecipazione alla spesa sanitaria da parte loro».

Come si arriva a questa equità? Secondo la bozza, attraverso «la graduazione dell’importo dovuto in funzione del costo della prestazione e del reddito familiare equivalente, cioè da quello prodotto dal nucleo familiare fiscale rapportato al numero dei componenti del nucleo». Ma anche «stabilendo un importo come limite massimo annuale di spesa, al raggiungimento del quale cesserà l’obbligo dell’assistito di partecipare alla spesa sanitaria».

Significa che in base al reddito del proprio nucleo familiare, un cittadino pagherà il ticket sanitario fino a raggiungere una certa cifra annua, dopodiché non pagherà più niente. In questo modo, si vuole assicurare a tutti i cittadini di avere la possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie. In altre parole, come si diceva all’inizio: chi ha di più paga di più e chi ha di meno ha, comunque, il servizio a disposizione.

Sarà lo Stato, a questo punto, a compensare alle Regioni il mancato introito dei ticket: secondo l’accordo, infatti, deve essere garantita un’entrata per il Sistema sanitario nazionale pari a quello che oggi si incassa con la partecipazione dei cittadini alla spesa. L’idea del ministro Speranza è di collegare questa riforma alla legge finanziaria.

L’abolizione del superticket

Il riordino del ticket sanitario non finisce qui. Speranza ha intenzione di abolire il superticket, cioè quel costo di 10 euro in più che viene applicato sulle ricette di diagnostica e sulle visite specialistiche ambulatoriali e che si aggiunge ai 36 euro di ticket che viene versato per una normale prestazione sanitaria. Ad oggi, non si tratta di un obbligo, ma di una sorta di optional in mano alle Regioni deciso nel 2007 dal Governo Prodi e introdotto nella manovra del 2011 da Silvio Berlusconi. Alcune lo applicano a prezzo pieno, altre a seconda del reddito ed altre ancora, come la Val d’Aosta, la Sardegna e le Province autonome di Trento e di Bolzano, non lo applicano per niente.



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1 Commento

  1. vien da chiedere al ministro Speranza se è andato mai a fare la fila negli ospedali col numeretto per pagare il tiket?Sta di fatto che fanno delle leggi che da sempre in saccoccio alla classe media e povera!

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