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Licenziamento per malattia: ultime sentenze

2 Ottobre 2019
Licenziamento per malattia: ultime sentenze

Licenziamento illegittimo in caso di malattia: le pronunce della Cassazione e dei giudici sulla natura ritorsiva e discriminatoria.

Licenziamento al rientro da un lungo periodo di malattia

E’ ritorsivo il licenziamento basato sul presupposto di una riorganizzazione aziendale priva di fondamento, se l’intimazione è avvenuta subito dopo il rientro del lavoratore da una lunga malattia.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 settembre 2019 n. 23583 

Licenziamento per superamento del comporto: il datore di lavoro deve specificare i singoli giorni di assenza?

In tema di licenziamento per superamento del comporto, il datore di lavoro non deve specificare i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, anche sulla base del novellato art. 2 della l. n. 604 del 1966, che impone la comunicazione contestuale dei motivi, fermo restando l’onere di allegare e provare compiutamente in giudizio i fatti costitutivi del potere esercitato; tale principio, tuttavia, trova applicazione nel comporto cd. “secco” (unico ininterrotto periodo di malattia), ove i giorni di assenza sono facilmente calcolabili anche dal lavoratore, mentre, nel comporto cd. per sommatoria (plurime e frammentate assenze) occorrerà una indicazione specifica delle assenze computate, in modo da consentire la difesa al lavoratore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che, in una ipotesi di comporto per sommatoria, aveva ritenuto irrilevante la mancata risposta del datore alla richiesta del lavoratore di specificazione del numero di assenze).

Cassazione civile sez. lav., 27/02/2019, n.5752

Nel licenziamento per superamento del periodo di comporto, a fronte della richiesta del lavoratore di conoscere i periodi di malattia, il datore di lavoro deve provvedere ad indicare i motivi del recesso ex art. 2, comma 2, L. 15 luglio 1966, n. 604, in quanto le regole ivi previste sulla forma dell’atto e la comunicazione dei motivi del recesso si applicano anche al suddetto licenziamento, non essendo dettata nessuna norma speciale al riguardo dall’art. 2110 c.c..

Cassazione civile sez. lav., 27/02/2019, n.5752

Diritto alla conservazione del posto di lavoro del dipendente collocato in congedo straordinario

Il diritto alla conservazione del posto di lavoro del dipendente collocato in congedo straordinario ex art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001, per la necessità di prestare assistenza ad un congiunto in situazione di disabilità grave, pone un divieto al licenziamento fondato sulla fruizione del congedo medesimo ed è finalizzato a garantire al lavoratore la certezza di un trattamento economico e di sostegno per il periodo di assistenza, analogamente a quanto avviene per la malattia. Ne consegue che il recesso datoriale intimato al lavoratore per ogni altra causa, diversa e legittima, durante la fruizione del congedo, non è nullo, bensì, al più, inefficace fino al termine dello stesso.

Cassazione civile sez. lav., 25/02/2019, n.5425

Ingiustificato il licenziamento per superamento del comporto se la malattia è dovuta a responsabilità del datore di lavoro

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro ove l’infermità dipenda dalla nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro che lo stesso datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087, c.c.) o di specifiche norme.

Peraltro, incombe sul lavoratore l’onere di provare il collegamento causale tra la malattia che ha determinato l’assenza e le mansioni espletate in mancanza del quale deve ritenersi legittimo il licenziamento.

Tribunale Trieste sez. lav., 01/02/2019, n.20

Licenziamento per superamento del periodo di comporto, vanno ricompresi i giorni non lavorati ricompresi nel periodo di malattia

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, devono essere inclusi nel calcolo del periodo, oltre ai giorni festivi, anche quelli di fatto non lavorati, che cadano durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando, in difetto di prova contraria (che è onere del lavoratore fornire), una presunzione di continuità, in quei giorni, dell’episodio morboso addotto dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta, con la precisazione che la prova idonea a smentire tale presunzione di continuità può essere costituita solo dalla dimostrazione dell’avvenuta ripresa dell’attività lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2019, n.22928

Licenziamento ritorsivo in malattia

Illegittimo il licenziamento perché discriminatorio quando la misura venga emessa a seguito della protratta malattia del prestatore che a detta del datore non consentiva di soddisfare l’interesse imprenditoriale. La misura è stata definita come ritorsiva e arbitraria e quindi del tutto illegittima.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 17 giugno 2016, n. 12592 

Ritorsivo il licenziamento deciso dalla società per giusta causa con l’accusa al lavoratore di simulare la malattia, se è dimostrato che la malattia è reale e c’è stato un precedente rifiuto del lavoratore di accettare una transazione economica finalizzata ad ottenere le sue dimissioni.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, Sentenza 1° marzo 2018, n. 4883 

La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa con natura e disciplina giuridica diverse

La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa che hanno natura e disciplina giuridica diverse: la prima ha carattere temporaneo, implica la totale impossibilità della prestazione e determina, ai sensi dell’art. 2110 c.c., la legittimità del licenziamento quando ha causato l’astensione dal lavoro per un tempo superiore al periodo di comporto; la seconda ha carattere permanente o, quanto meno, durata indeterminata o indeterminabile, non implica necessariamente l’impossibilità totale della prestazione e consente la risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 1256 e 1463 c.c.

Corte appello Milano sez. lav., 11/07/2019, n.854

Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso

Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso. La decorrenza del preavviso è però sospesa, come accade nei casi di malattia o infortunio. Ad affermarlo è la Cassazione che ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda della lavoratrice volta all’annullamento del licenziamento e al pieno reintegro nel posto di lavoro. Per la Corte, in tal caso, il licenziamento non è nullo ma solo inefficace fino a tutto il periodo della gravidanza.

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2019, n.9268

L’esercizio di altra attività lavorativa o extralavorativa da parte del lavoratore durante la malattia è giusta causa di licenziamento

Il licenziamento rappresenta la più grave delle sanzioni che un datore di lavoro può irrogare nell’esercizio del proprio potere disciplinare laddove il comportamento del lavoratore sia stato tale da interrompere il rapporto fiduciario posto alla base del vincolo lavorativo. Ebbene, l’espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro laddove si riscontri che l’attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute e ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione (nella specie la condotta tenuta dal lavoratore, ossia l’aver partecipato ad un evento sportivo palesemente incompatibile con lo stato di malattia a causa di infortunio che lo teneva assente dal lavoro -anche indipendentemente dall’aver seguito allenamenti più o meno costanti in tale periodo di assenza dal lavoro – è stata giudicata di per sé sufficiente a ledere il vincolo fiduciario).

Tribunale Catania sez. lav., 05/06/2019, n.2679

Elementi probanti il carattere ritorsivo del licenziamento

Insussistenza di calo del fatturato e delle commesse nel periodo anteriore al licenziamento; assunzioni di altri lavoratori in coincidenza con l’assenza per malattia del lavoratore licenziato, possibilità di repechage sulla base delle mansioni svolte dal lavoratore e violazione comunque dei criteri di scelta tra i dipendenti con mansioni fungibili sono elementi che il giudice deve valutare ai fini dell’affermazione della natura ritorsiva del licenziamento.

Corte appello Bologna sez. lav., 30/04/2019, n.406

Licenziamento per superamento comporto: non è necessaria la descrizione dettagliata delle cause

In tema di licenziamento per superamento del comporto, anche nel regime successivo all’entrata in vigore dell’art. 1, comma 37, della l. n. 92 del 2012 – che ha modificato l’art. 2 della l. n. 604 del 1966 imponendo la comunicazione contestuale dei motivi del licenziamento – il datore di lavoro non deve specificare nella comunicazione i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, idonee ad evidenziare il superamento del comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, quali il numero totale di assenze verificatesi in un determinato periodo, fermo restando l’onere, nell’eventuale sede giudiziaria, di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato. Orbene, il licenziamento per superamento periodo di comporto è assimilabile a quello per giustificato motivo oggettivo, sicché non è necessaria la descrizione completa e dettagliata delle circostanze di fatto relative alla causale, trattandosi di eventi di cui il lavoratore è a conoscenza diretta.

Tribunale Rovigo sez. lav., 16/04/2019, n.105

Assenze future per cure mediche: si può licenziare?

È nullo in quanto discriminatorio il licenziamento della lavoratrice che manifesta al datore di lavoro la sua intenzione di assentarsi in futuro per sottoporsi a pratiche di inseminazione artificiale. Di conseguenza, la dipendente illegittimamente licenziata ha diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni che avrebbe conseguito nel periodo compreso tra il recesso illegittimo e l’effettiva ripresa del servizio. Lo ha affermato la Cassazione precisando che per identificare la natura discriminatoria del licenziamento intimato, rileva unicamente il rapporto di causalità tra il trattamento di fecondazione e l’atto di recesso, essendo invece irrilevante la circostanza che l’intervento sia stato già effettuato, sia in corso oppure, come nel caso di specie, sia stato solo programmato e annunciato.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 5 aprile 2016, n. 6575


8 Commenti

  1. Il dipendente che è assente dal lavoro perché malato può essere licenziato a causa della malattia? Cioè se passa troppo tempo malato

    1. Il dipendente assente dal lavoro perché malato non può essere licenziato a causa della malattia stessa. L’Inps si fa carico di pagargli la busta paga, ma il datore di lavoro deve conservargli il posto. Non per sempre però. Esiste un tempo massimo che si chiama comporto. Scaduto il comporto – la cui durata è fissata nei contratti collettivi in relazione alla specifica categoria di lavoro – l’azienda può procedere al licenziamento. La risoluzione del contratto di lavoro non deve avvenire per forza subito, ossia il giorno dopo, ma comunque entro un margine di tempo ragionevole, per dare la possibilità all’imprenditore di verificare se la prestazione del dipendente, rientrato dalla lunga malattia, è ancora utile.Il licenziamento intervenuto prima del comporto non ha effetti anche se – come chiarito dalle sezioni unite della Cassazione – il dipendente dovesse continuare a stare a casa: in quel caso, il datore, superato il tetto massimo di giorni, deve inviare un nuovo atto di licenziamento.

    1. Alla scadenza del comporto, il rapporto di lavoro prosegue, a meno che il datore di lavoro decida di recedere dal contratto e di comunicare al dipendente il licenziamento per iscritto.Il datore di lavoro può procedere al licenziamento solo per il semplice fatto del superamento del comporto, senza dover provare l’esistenza di un giustificato motivo di licenziamento, la sopravvenuta impossibilità della prestazione, o l’impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse.Allo stesso modo, il datore non deve effettuare la comunicazione preventiva all’ITL prevista per la generalità delle aziende con più di 15 dipendenti.

  2. Salve. vorrei porvi una domanda. E’ consentito il licenziamento per superamento del comporto nei confronti del malato grave a cui non è stata inviata una comunicazione della scadenza del termine massimo di assenza dal lavoro?

    1. Il licenziamento per superamento del comporto nei confronti del malato grave a cui non sia stata inviata una previa comunicazione dell’imminente scadenza del termine massimo di assenza dal lavoro si considera dunque – sempre secondo la sentenza contenuta in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/302830_troppo-tempo-in-malattia-e-valido-il-licenziamento-senza-avviso – come discriminatorio. In tal caso, al dipendente non spetta solo il risarcimento ma anche la reintegra sul posto di lavoro.È vero non esiste alcuna norma espressa che preveda l’obbligo della comunicazione relativa all’approssimarsi del termine di comporto, ma questa va desunta dalle norme generali dell’ordinamento quando il lavoratore, tenuto conto della sua malattia particolarmente grave e delicata (nel caso di specie affetto da handicap), non gli consente di prestare attenzione allo scadere dei termini. Il datore deve, quindi, tenere un comportamento teso alla correttezza e buona fede che gli impone una comunicazione anche per informare della possibilità di salvare il posto.Di fronte alla condizione di invalidità dell’interessato, l’impresa viene meno a un dovere di solidarietà sociale non avvisandolo che sta per perdere il posto.

  3. In quali casi il datore di lavoro può licenziare un dipendente in malattia? Grazie mille per l’eventuale risposta alla mia domanda

    1. Oltre al superamento del periodo di comporto, la giurisprudenza ha riconosciuto possibile il licenziamento per giusta causa del dipendente in malattia quando questi, durante la malattia stessa, ha commesso condotte illecite, tanto gravi da ledere il rapporto di fiducia. Il caso emblematico è quello del malato immaginario, di chi cioè produce un certificato medico falso, simulando una patologia che non ha. Tale circostanza può essere provata tramite la visita di controllo dell’Inps o il comportamento tenuto dal lavoratore durante la malattia.
      Leggi questo articolo https://www.laleggepertutti.it/293452_licenziamento-per-giusta-causa-in-malattia ti spiegheremo quando è possibile risolvere il rapporto di lavoro se il dipendente si mette spesso malato. Il comporto e le eccezioni.

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