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Divulgare il codice sicurezza CVC della carta di credito è reato?

4 Ottobre 2019 | Autore:
Divulgare il codice sicurezza CVC della carta di credito è reato?

Comunicare a terze persone il codice CVV senza autorizzazione del titolare della carta è reato? Cosa dice il nuovo regolamento sulla privacy?

Il 2018 verrà ricordato, almeno dal punto di vista giuridico, per l’entrata in vigore del famoso Gdpr, cioè del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali che ha apportato notevoli modifiche alla precedente disciplina sulla privacy. Tra le tante variazioni se ne segnalano alcune che, nell’ottica di snellimento del complesso quadro vigente, hanno determinato l’abrogazione di determinate condotte che, in precedenza, costituivano reato. Più in particolare, la Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il problema della divulgazione dei codici di sicurezza delle carte di credito: è reato comunicare a terze persone questi dati così importanti?

La risposta non è così scontata, soprattutto dopo l’entrata in vigore del Gdpr. Se l’argomento ti interessa perché sei appassionato di questioni giuridiche, oppure perché è capitata anche a te una cosa del genere, prosegui nella lettura: vedremo insieme se comunicare i codici di sicurezza di una carta di credito è reato.

Codice sicurezza carta di credito: cos’è?

Per comprendere se è reato comunicare, senza autorizzazione, il codice di sicurezza della carta di credito di un’altra persona, devo necessariamente spiegarti cos’è questo codice di cui ti sto parlando.

Il codice di sicurezza (per brevità denominato CVV oppure CVC) è quel numero composto da tre o da quattro cifre (a seconda del tipo di carta che possiedi) che trovi indicato sulla carta di credito.

Nello specifico, sulle carte Visa e Mastercard (anche quelle prepagate, come la Postepay), il codice di sicurezza è composto di tre cifre e si trova sul retro, superiormente allo spazio riservato alla firma; sulle carte American Express, invece, il codice di sicurezza si trova sulla parte anteriore della carta e consta di quattro cifre.

A cosa serve il codice CVV?

Il codice di sicurezza CVV o CVC delle carte di credito serve per verificare che chi sta effettuando il pagamento sia fisicamente in possesso della carta. Capirai dunque che il CVV è richiesto soprattutto nel caso di pagamenti di acquisti effettuati a distanza, ad esempio online: si tratta dunque di una precauzione volta a tutelare il reale titolare della carta di credito da eventuali frodi.

In realtà, come ben saprai se hai mai effettuato degli acquisti a distanza, oggi la sicurezza di tali transazioni viene garantita dalla cosiddetta OTP (acronimo che sta per One Time Password), cioè dall’sms di verifica che viene inviato sul numero di cellulare del titolare della carta e che contiene la password momentanea da inserire per convalidare definitivamente l’operazione.

Il codice di sicurezza CVV o CVC delle carte di credito venne introdotto diversi anni fa, quando le transazioni con carta di credito non avvenivano mediante Pos (i quali rilevano automaticamente il codice CVC) ma con la stampa su carta carbone dei dati della carta.

I caratteri stampigliati in rilievo sulla carta di credito (generalmente, numero, nome e cognome dell’intestatario e data di scadenza) rimanevano impresse sulla ricevuta, mentre il CVV, essendo stampato a inchiostro, no; il codice di sicurezza doveva quindi essere aggiunto appositamente. In questo modo, la presenza del codice garantiva la presenza fisica (e il possesso) della carta al momento dell’acquisto.

Il codice di sicurezza CVV, dunque, è uno strumento, un po’ superato, per tutelare il titolare della carta di credito da possibili truffe. Va comunque specificato che il codice di sicurezza CVC non è teso a limitare il furto della carta ma solo dei dati (ad esempio, per clonazione): l’aggiunta del CVV non certifica che l’utilizzatore è il legittimo titolare, ma solo che la carta è fisicamente presente al momento dell’acquisto.

Comunicare a terze persone il codice CVV è reato?

Il Gdpr, cioè il Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali [1], intervenendo in tutti gli Stati europei sulla disciplina della privacy, ha imposto un ripensamento dell’intera normativa. L’Italia, adeguandosi al Gdpr, ha emanato una legge [2] con la quale ha modificato molti aspetti del vecchio codice della privacy, incidendo profondamente anche sugli aspetti che costituiscono reato.

Ebbene, veniamo dunque al punto cruciale: secondo la legge italiana, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, comunicare a terze persone il codice CVV, in assenza di autorizzazione, è reato?

Secondo la Corte di Cassazione [3], tale condotta non costituisce più reato, ma solo un illecito amministrativo sanzionabile con il pagamento di una multa: secondo il codice della privacy, così come modificato dalla legge italiana a seguito del Gdpr, colui che, senza il consenso del titolare della carta, comunica a terzi il codice di sicurezza CVC (o CVV), non commette più alcun reato. Si è trattato, insomma, di una vera e propria depenalizzazione.

La nuova normativa sulla privacy ha infatti ristretto le ipotesi delittuose, stabilendo che c’è reato solamente in alcune circostanze, tipo nel caso in cui il titolare del trattamento dei dati personali divulghi indebitamente i dati relativi al traffico riguardanti abbonati ed utenti di una rete pubblica di comunicazioni.

Al contrario, la comunicazione a terze persone del codice CVV, anche se il fatto è commesso dal dipendente dell’istituto di credito che si è occupato del contratto da far sottoscrivere al cliente, non è più reato, ma solo un illecito amministrativo, sanzionabile con una multa.


note

[1] Regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27.04.2016.

[2] D. lgs. n. 101/2018.

[3] Cass., sent. n. 40140/2019.

Autore immagine: Pixabay.com


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