Diritto e Fisco | Editoriale

Battisti, Sony e Mogol: la battaglia legale sui testi. Un’altra storia di speculazione

11 dicembre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2011



Necessaria doppia licenza da parte dei titolari del diritto d’autore sulle canzoni: una licenza per la musica e una per i testi.

Il Tribunale di Milano [1] ha ritirato dal commercio due CD di Battisti perché contenenti, nel libretto allegato, anche i testi la cui pubblicazione non era stata autorizzata dalla società Acqua Azzurra S.r.l., titolare dei diritti delle 76 poesie a firma Battisti/Mogol [2].

Non basta, infatti, ottenere l’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti sulla musica per poter pubblicare anche i relativi testi. Sono al contrario necessarie due diverse licenze.

Un principio, quest’ultimo, già sancito un anno fa dalla Cassazione [3], che aveva condannato la RAI per la messa in onda di due programmi tv di karaoke. Durante la trasmissione, il testo del brano veniva riprodotto a scorrimento sullo schermo, senza aver chiesto il consento all’autore (ne avevamo già parlato qua).

Le avventure di Lucio Battisti e Mogol” e “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol 2” sono state due antologie di successo, pubblicate dalla Sony non troppo tempo fa. Ma la major aveva allegato, al supporto laser, anche i libretti con i testi. Invece, la società titolare dei diritti sui versi di Battisti e Mogol, la Ed. Musicali Acqua Azzurra S.r.l. (il cui pacchetto di maggioranza è nelle mani degli eredi del cantante mentre solo una minore parte di Mogol) si è lamentata di questa illegittima diffusione, ricorrendo alla magistratura.

Il Tribunale, investito della questione, ha accolto il ricorso della famiglia Battisti, ricordando il principio della separazione e indipendenza dei diritti vantati da un lato sul testo e dall’altro sulla musica di una canzone.

Difatti, sia il testo che la musica sono due opere d’arte distinte e come tali soggette ad autonoma tutela. Pertanto i giudici hanno condannato la Sony. Ma, anziché limitarsi a imporre il semplice pagamento del prezzo per la riproduzione dei testi (una sorta di equo compenso), hanno obbligato l’etichetta musicale al ritiro di tutti i CD in commercio.

Un provvedimento che sembra sproporzionato rispetto al danno subìto, ma che soprattutto si pone contro la divulgazione del patrimonio culturale italiano.

I testi hanno una funzione complementare alla musica e servono spesso per la maggiore comprensione delle note. Le due opere, testi e parole, si completano a vicenda: sarebbe come vendere un’auto senza sedili.

Non comprendo quindi il senso delle parole degli eredi di Battisti [4], quando affermano che, al centro della vicenda, c’è la loro volontà di “tutelare l’artista, impedendo ogni forma di sfruttamento dell’immagine”. Penso piuttosto che un’azione del genere dimostri un interesse opposto.

La battaglia legale intrapresa dalla famiglia Battisti per “tutelare” il cantautore scomparso risale a qualche mese fa.

Lo scorso 9 novembre, il Tribunale di Milano aveva disposto la sospensione di una manifestazione in onore di Battisti a Molteno (Lecco), obbligando l’amministrazione comunale a risarcire 30 mila euro alla moglie e al figlio di Battisti, che si erano lamentati di non aver concesso alcuna autorizzazione.

Sempre la famiglia Battisti era entrata in aperta polemica con Mogol, il quale, nel corso del premio “Mogol” ad Aosta, aveva fatto cantare la canzone “Il Paradiso non è qui” a Ron, suscitando l’ira degli eredi che avevano chiesto alla RAI di non trasmettere quello spezzone.

Mogol, a riguardo, aveva ironicamente dichiarato [5]: “Quasi quasi sarei tentato di eseguire nuovamente Il Paradiso non è qui dal vivo così mi arrestano e posso far sentire al processo questo capolavoro”.

Ma dura sed lex.

Così è la legge e da oggi, c’è da scommettersi, le case discografiche faranno più attenzione prima di pubblicare i testi di una canzone, verificando prima se il contratto lo preveda.

Una cosa però è indubbia. Il mercato del supporto fisico deve inventarsi qualcosa di nuovo se vuole sopravvivere all’agguerrita concorrenza del mercato online o alla stessa pirateria.

Ricordo un tempo quando ero più giovane. La nostra generazione sceglieva di comprare un disco originale, rifiutando la copia sulla cassetta magnetica gentilmente fornita dall’amico, proprio per avere il testo della canzone, comprenderlo e impararlo a memoria. Questo avveniva quando non esisteva internet e la possibilità di leggere i testi sui database online. Il libretto era quel valore aggiunto che nessuna copia “piratata” poteva duplicare.

Quello che il mercato del supporto fisico sta ora facendo va proprio nel senso inverso. Anziché arricchire i propri prodotti, li impoverisce.

“Cosa ci possiamo fare, noi?” potrebbe rispondermi una label come la Sony che si è trovata vittima di un così improbabile caso giudiziario.

È nella contrattualistica che si evitano, a monte, problemi come quello appena descritto. E soprattutto nella ricerca. Non è nella guerra alle controparti – in questo caso, la pirateria – che si superano i problemi di un’industria arretrata, che non ha più nulla di nuovo da proporre. Non è addebitando la colpa alla recente sentenza della Corte di Giustizia che si risolve la crisi dell’industria dei contenuti.

La tecnologia può inventare nuovi strumenti di diffusione della musica che superino quelli attuali e che rendino persino obsoleto l’attuale file mp3.

Il mercato, si sa, è così. I consumatori vanno dove c’è il nuovo. Chi si ferma è perduto.

 

note

[1] Trib. Milano sent. 7 novembre 2011 n. 13156.

[2] Così valga per testi come “Acqua azzurra”, “Mi ritorni in mente”, “I giardini di marzo”, “Emozioni”, “Il mio canto libero”, ecc.

[3]Cass. sent. 10 maggio 2010 n. 11300.

[4] Come dichiarato in un articolo apparso su ItaliaOggi 7 dello scorso 5 dicembre.

[5] Così riportato su ItaliaOggi7, ult. op. cit.

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1 Commento

  1. Chi conosce un po’ le vicende di Battisti sa che, soprattutto la vedova Battisti, fa di tutto perché tutte le iniziative riguardanti Lucio Battisti non avvengano, sembra quasi che vogliano farlo dimenticare. Non si tratta semplicemente di chiedere un’autorizzazione, loro non concedono mai nessuna autorizzazione. Subito dopo la morte di Lucio si vociferava di un disco di inediti già pronto che non ha mai visto la luce. Credo anche che Mogol abbia molte cose da raccontare sui motivi del divorzio artistico tra lui e Lucio. Pochi se lo ricordano, ma nel primo album del dopo Mogol e del prima Panella i testi delle canzoni li ha scritti la signora Battisti.

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