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Come comportarsi con il recupero crediti

29 Ottobre 2019 | Autore:
Come comportarsi con il recupero crediti

Recupero del credito giudiziale e stragiudiziale: cosa può fare il debitore, quando conviene transigere e quando invece fare opposizione.

Purtroppo può capitare a tutti di trovarsi indietro con i pagamenti e di non poter far fronte tempestivamente ai propri debiti: pensa alla scadenza di una bolletta o del canone di locazione che coincida, purtroppo, con un momento economico poco felice. In genere non accade nulla di grave: il creditore, sapendo quanto costerebbe portare in tribunale il debitore, è ben disposto ad aspettare un tempo ragionevole pur di ottenere pacificamente ciò che gli spetta. Tuttavia, quando il ritardo diventa importante, oppure il creditore è parte non disposta a tollerare ritardi, allora scatta il recupero del credito: ci si affida a un legale affinché porti avanti una procedura che, nel caso di persistenza dell’inadempimento, si concluderà con la riscossione forzosa del credito. Mettiamoci nei panni del debitore: come comportarsi con il recupero crediti?

Con questo articolo vedremo insieme cosa deve fare il debitore innanzi alla procedura di recupero del credito incominciata dalla parte che ha diritto al pagamento di quanto gli spetta: spiegheremo in cosa consiste il recupero crediti, analizzando tutte le sue fasi, giudiziali e stragiudiziali e, in corrispondenza di ognuna di essa, ciò che può fare il debitore. Se l’argomento ti interessa, prenditi dieci minuti di tempo per leggere le prossime righe: vedremo insieme come comportarsi con il recupero crediti.

La lettera dell’avvocato del creditore

Il primo passo che normalmente compie colui che vuole farsi restituire una somma di danaro è di affidarsi a un legale che lo segua all’interno del lungo percorso rappresentato dalla procedura di recupero del credito.

Se sei debitore di una somma di danaro, dunque, la prima cosa che ti attende è una bella lettera da parte dell’avvocato del creditore; all’interno della stessa troverai un invito ad adempiere entro uno stretto termine (in genere, non più di quindici giorni), pena l’inizio della procedura giudiziale vera e propria.

All’interno della diffida dell’avvocato troverai anche la formale costituzione in mora, nel senso che, dal momento del suo ricevimento, la somma da restituire verrà maggiorata degli interesse moratori, ulteriori rispetto a quelli legali.

Ulteriore spesa che potrebbe esserti addossata è quella derivante dall’intervento legale: poiché il creditore è stato costretto dal tuo inadempimento a mettersi un avvocato, la parcella di questo verrà chiesta a te.

Ricapitolando, dunque, la procedura di recupero del credito non inizia praticamente mai prima di aver formalmente tentato di riavere quanto dovuto mediante un invito bonario da parte dell’avvocato del creditore: all’interno della lettera troverai il termine entro cui adempiere e la somma complessiva del debito, aumentata dell’onorario del legale e degli eventuali interessi.

Debitore: cosa fare quando arriva la diffida dell’avvocato?

Se sei debitore di una somma di danaro e ti arriva a casa la lettera dell’avvocato del tuo creditore, allora sappi che all’orizzonte si prospettano minacciose le nubi della procedura di recupero crediti. Per far tornare il sereno, hai solamente due strade:

  • la più ovvia è quella di pagare, ma probabilmente non saresti arrivato al punto di farti contattare da un legale se avessi potuto farlo;
  • la seconda è quella di prendere contatti con lo studio legale che ti ha scritto e di tentare una transazione.

Il mio consiglio è proprio quello di scendere a patti con il legale di controparte; i motivi per cui puoi farlo sono diversi:

  • l’avvocato, essendo un professionista, può darti ascolto in maniera più lucida rispetto al creditore che, probabilmente, sarà inferocito per il tuo ritardo e non vorrà sentire ragioni;
  • l’avvocato conosce bene i costi e i tempi di un recupero coattivo del credito, pertanto preferirà (quasi) sempre la strada del dialogo a quella dello scontro.

Ovviamente, se ritieni che il credito sia infondato, puoi rispondere all’avvocato con una tua controdiffida, enunciando i motivi per cui le pretese avanzate sono fantasiose e insussistenti.

Il decreto ingiuntivo del creditore

Dopo la diffida dell’avvocato, se il debitore continua a non pagare potrà vedersi ingiungere di adempiere direttamente dal giudice: ed infatti, se il debito consiste in una somma liquida di danaro (cioè, un importo già determinato su cui non si può discutere), in una determinata quantità di cose fungibili (cioè di cose generiche scambiabili tra loro, tipo un sacco di grano, ecc.), o nella consegna di una cosa mobile determinata, allora il creditore potrà chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo [1].

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento con il quale il giudice ordina al debitore di adempiere entro il termine di quaranta giorni, pena la definitività del decreto [1]. In pratica, se il debitore non paga oppure, sempre nel termine di quaranta giorni, non si oppone al decreto, questo diventerà idoneo titolo esecutivo utile all’inizio di una procedura coattiva di recupero del credito.

Come comportarsi davanti a un decreto ingiuntivo?

Se ti viene notificato un decreto ingiuntivo, avrai davanti a te solamente due strade:

  • pagare il debito;
  • fare opposizione al decreto ingiuntivo.

L’opposizione a decreto ingiuntivo serve a instaurare un vero e proprio giudizio tra le parti. Con l’opposizione, in pratica, il debitore manifesta la sua contrarietà al decreto ingiuntivo e alle ragioni poste a sostegno dello stesso.

L’opposizione a decreto ingiuntivo si propone mediante atto di citazione a comparire in udienza davanti al giudice del tribunale che ha emesso il decreto ingiuntivo: nel giudizio nascente, il creditore dovrà dare ulteriore prova del proprio diritto, mentre il debitore si opporrà alla pretesa, ritenendola ad esempio nulla, illegittima o infondata.

Ovviamente, nulla toglie al fatto che tu possa anche scegliere una terza via, cioè quella di non pagare e di non opporti al decreto ingiuntivo; in questo caso, però, aspettati a breve un atto di precetto che anticiperà l’esecuzione forzata. Ma di questo ti parlerò tra un momento.

Quando opporsi a decreto ingiuntivo?

L’opposizione a decreto ingiuntivo comporta, come detto, l’instaurarsi di un giudizio in piena regola nel contraddittorio delle parti. Con l’opposizione, si impedisce al decreto ingiuntivo di diventare esecutivo e, dunque, il creditore potrà agire contro il debitore solamente al termine di un (lungo) processo.

Capirai, dunque, che il debitore a tutto interesse ad opporsi, in quanto:

  • se non si oppone, quaranta giorni dopo la notifica del decreto ingiuntivo questo diventa definitivo e il creditore può procedere con l’esecuzione forzata;
  • se si oppone, il creditore potrà agire solamente al termine del giudizio, sulla scorta della sentenza che, eventualmente, gli darà ragione.

Se è lampante come il debitore abbia interesse a proporre opposizione, quanto meno per guadagnare tempo, il consiglio è di fare opposizione solamente quando ne ricorrano le condizioni: ed infatti, se è vero che l’opposizione impedisce al creditore di agire subito, è anche vero che, se il suo diritto è sacrosanto, il giudizio d’opposizione vedrà il debitore perdere e, alla fine di tutto, dover pagare non solo il debito iniziale maggiorato delle spese del decreto ingiuntivo, ma ulteriormente aumentato anche di tutti i costi derivanti dal giudizio d’opposizione.

Insomma: se ti viene notificato un decreto ingiuntivo e ti opponi pur sapendo di non avere speranze (ad esempio, perché il creditore ha in mano una scrittura privata in cui ti riconosci debitore), allora l’opposizione potrebbe solamente aggravare la tua situazione.

Tra l’altro, la legge consente a colui che ha azionato il decreto ingiuntivo, in sede di opposizione, di chiedere comunque al giudice che, pendente il giudizio, il decreto ingiuntivo venga munito di esecutività, qualora l’opposizione sia palesemente infondata.

Il precetto e l’esecuzione forzata del creditore

Una volta ottenuto un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo o sentenza che sia), il creditore può agire coattivamente contro il debitore: ciò significa che può pretendere il pagamento che gli spetta anche senza il consenso del debitore.

Il primo passo è quello della notifica del titolo esecutivo e del precetto: quest’ultimo altro non è che un invito ulteriore al debitore di pagare le somme indicate nel titolo entro il termine di dieci giorni, decorso il quale si procederà coattivamente, ad esempio mediante pignoramento del conto corrente o di altre somme di danaro, fino a concorrenza d quanto dovuto.

Debitore: come opporsi al precetto?

Più il tempo passa, meno possibilità ci sono per il debitore di potersi validamente opporre alla procedura di recupero crediti, soprattutto quando essa è entrata nella sua fase esecutiva, cioè nella fase in cui non resta che dare esecuzione, anche coattivamente, al titolo esecutivo di cui è in possesso il creditore.

Davanti alla notifica del precetto puoi comunque fare ancora qualcosa e, nella fattispecie, puoi fare opposizione al precetto. L’opposizione al precetto è una forma di opposizione all’esecuzione, la quale ha ad oggetto la verifica della sussistenza delle condizioni dell’azione esecutiva, come ad esempio l’esistenza del titolo esecutivo, la sua idoneità soggettiva ed oggettiva a fondare l’esecuzione, la pignorabilità dei beni, ecc.

L’opposizione al precetto deve essere formulata con atto di citazione avanti al giudice competente secondo le regole ordinarie. L’opposizione può essere accompagnata da un’istanza di sospensione dell’efficacia del titolo esecutivo (del decreto ingiuntivo o della sentenza, ad esempio).

Se una volta valutata la sussistenza di gravi motivi, il giudice concede la sospensione, l’eventuale pignoramento nel frattempo eseguito sarebbe nullo per mancanza di titolo esecutivo e la nullità stessa sarebbe rilevabile dal giudice dell’esecuzione.

Ti rinvio alla lettura dell’articolo dal titolo “Termini per opposizione a precetto” per saperne di più su questo specifico argomento.

Debitore: cosa fare se l’esecuzione è iniziata?

Se l’esecuzione forzata è già cominciata, allora non potrai più fare opposizione al precetto (cioè, opposizione all’esecuzione), bensì dovrai ricorrere all’opposizione agli atti esecutivi, che ha ad oggetto la verifica della regolarità formale dei singoli atti esecutivi.

L’opposizione all’esecuzione già iniziata si propone depositando  ricorso al giudice dell’esecuzione, il quale dovrà quindi decidere anche sull’opposizione del debitore oltre che sull’esecuzione già intrapresa dal creditore.

Come difendersi dal recupero crediti aggressivo?

Infine, vorrei spendere solamente due parole a proposito della prassi, purtroppo in voga, di recuperare crediti in maniera aggressiva: ciò accade soprattutto quando il creditore si rimette alle agenzie che si occupano appunto di riscuotere quanto gli spetta.

Capita spesso che suddetti enti pongano in essere condotte molto scorrette ai danni del debitore, quali:

  • telefonate a familiari, vicini di casa e datore di lavoro al fine di metterli al corrente della morosità;
  • telefonate con numero anonimo e senza alcuna presentazione;
  • diffusione di dati personali del debitore;
  • divulgazione del contenuto della comunicazione di recupero crediti (si pensi alle cartoline che recano all’esterno la scritta «recupero crediti»);
  • affissione di avvisi di mora sulla porta di casa.

Ognuna di queste condotte può costituire un illecito, il quale può andare dalla violazione della privacy fino allo stalking: a tal proposito, ti consiglio di leggere il mio articolo: Quando il recupero crediti diventa stalking.


note

 [1] Artt. 633 ss. cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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