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Bollo auto: tutto quello che c’è da sapere

3 Ottobre 2019
Bollo auto: tutto quello che c’è da sapere

10 cose che nessuno ti ha detto sulla tassa automobilistica: dal periodo di tolleranza all’omessa comunicazione del fermo.

Quando si parla di bollo auto c’è sempre molta attenzione. A parte l’Iva, si tratta dell’imposta più evasa. E non perché lo Stato non abbia mezzi coercitivi per imporne il pagamento, ma perché, in buona parte, l’adempimento non avviene tramite trattenuta (come per l’Irpef dei dipendenti) o con prelievo all’atto dell’acquisto (come per le altre imposte indirette): il bollo si fonda su un adempimento spontaneo del contribuente, che annualmente, in prossimità della scadenza, deve recarsi all’ufficio Aci. Così, nell’evasione, rientrano anche le ipotesi di chi si dimentica dell’appuntamento o di chi, proprio perché è fine mese, non è riuscito a mettere da parte i soldi dello stipendio e si trova sul più bello ad affrontare la spesa.

Cosa succede se circoli senza bollo auto? Esiste un periodo di tolleranza? Se paghi in ritardo puoi ugualmente evitare le conseguenze dell’evasione? Ecco cinque cose sul bollo auto che nessuno ti ha detto.

Se non ho pagato il bollo auto posso circolare?

Il bollo auto non è una tassa sulla circolazione ma sulla proprietà del mezzo. Pertanto anche chi lascia la macchina in garage deve pagare. Dall’altro lato, però, l’inadempimento non impedisce di circolare come invece avviene per l’assicurazione. Né la polizia può farti una multa se dovesse – ma non rientra nei suoi poteri – rilevare che non sei in regola con l’imposta automobilistica.

La riscossione del bollo spetta alla Regione e, per questo, non opera controlli su strada. L’Ente locale verifica, tramite i propri archivi, l’adempimento dell’obbligo e, in caso contrario, invia un avviso di accertamento al contribuente. Quest’ultimo ha 60 giorni per pagare o fare ricorso. Dopodiché la pratica passa all’agente per la riscossione esattoriale cui si è affidata la Regione che avvierà le procedure di recupero forzato e, con buona probabilità, anche il fermo auto.

C’è una tolleranza nel pagamento del bollo auto?

Esiste una sorta di “tolleranza” per chi non paga il bollo nell’esatto giorno della scadenza. Esso infatti può essere versato entro la fine del mese successivo a quello di scadenza. Ad esempio, se il bollo della tua auto scade ad aprile, l’ultimo giorno utile per regolarizzare il versamento è il 31 maggio. Dunque la tolleranza nel pagamento del bollo è di almeno un mese.

Leggi anche come controllare la scadenza del bollo auto.

Se l’auto mi serve per lavorare devo pagare il bollo auto?

Anche l’auto di lavoro sconta il bollo auto; tuttavia, contro quest’ultima non è possibile elevare il fermo in caso di inadempimento. Il che significa che l’esattore dovrà trovare altre vie per imporre il pagamento al contribuente (ad esempio un pignoramento dello stipendio, del conto corrente o della pensione).

La legge stabilisce il divieto di fermo auto per tutti i mezzi necessari all’imprenditore o al professionista per l’esercizio dell’attività. A tal fine però è necessario inserire il mezzo tra i beni ammortizzabili e conservare la documentazione da esibire all’ufficio dell’esattore. Questa disposizione – secondo molti giudici – non si applica ai lavoratori dipendenti che non sono citati dalla norma. Chi quindi utilizza l’auto per andare semplicemente al lavoro non evita il fermo e dovrà utilizzare gli autobus.

Il fermo auto può essere iscritto solo se interviene, nei 30 giorni prima, un preavviso. In tale arco di tempo il contribuente deve presentarsi all’ufficio per dimostrare che il mezzo è funzionale al proprio lavoro, impedendo così le ganasce fiscali.

Se ho il pass invalidi devo pagare il bollo auto?

Non basta avere un pass invalidi di un familiare per non pagare il bollo (come succede, ad esempio, al figlio che utilizza il contrassegno del genitore per trasportare quest’ultimo). È necessario essere stati ammessi ai benefici della legge 104 dalla commissione medica. Sul verbale vengono riconosciute le agevolazioni sull’acquisto e sulle imposte dell’auto.

Se ho il fermo auto devo pagare il bollo?

Chi subisce un fermo auto per non aver pagato delle cartelle esattoriali potrebbe essere costretto a versare il bollo auto (non dovrà invece regolarizzare l’assicurazione in quanto il mezzo non può circolare). Tutto dipende da ciò che ha previsto la Regione: la Corte Costituzionale [1] ha infatti lasciato mano libera agli enti locali sulla richiesta dell’imposta automobilista anche quando il mezzo è sottoposto alle ganasce.

Ma il bollo auto è incostituzionale?

Le bufale sul bollo auto impazzano in rete. C’è chi è convinto che l’Ue abbia dichiarato illegittima la tassa automobilistica e che, ogni anno, l’Italia pagherebbe una sanzione per non averla rimossa. C’è chi invece ritiene che sia stata dichiarata incostituzionale e che, ciò nonostante, essa sopravviva per il capriccio di qualche politico. In realtà è tutto falso. Il bollo è legittimo e va pagato come in molti altri Paesi.

Vero è che si sta lavorando, a livello europeo, a un’unica imposta uguale in tutti gli Stati Membri. Al momento però, di nuovo rispetto al passato (ed a tutte le promesse annunciate ma non mantenute dai precedenti governi), c’è una considerazione: la strada verso l’abolizione del bollo è stata spianata da una recente sentenza della Corte Costituzionale [1] secondo cui le Regioni sono libere di introdurre esenzioni fiscali sul bollo auto. Quindi adesso non c’è più nessun ostacolo normativo ad impedire l’abolizione o la riduzione della tassa di circolazione: tutto dipende dalla volontà politica e dalle risorse finanziarie che bisognerà trovare.

Che succede se non pago il bollo auto?

Come anticipato sopra, il mancato pagamento del bollo auto non è un illecito amministrativo e non comporta una multa stradale come invece la guida senza assicurazione. Si tratta invece di una evasione fiscale che comporta tutte le conseguenze tipiche del mancato pagamento delle tasse. Questo significa che la polizia non può fermarti per strada.

L’Agente della riscossione, una volta ricevuto l’incarico dall’ente titolare del credito (che gli invia il cosiddetto “ruolo” munito della formula esecutiva), avvia le procedure esecutive. La più utilizzata è il fermo auto; questa misura non compromette un contestuale pignoramento che potrebbe intervenire nonostante il blocco.

Per sbloccare l’auto puoi chiedere una rateazione del debito. Pagando la prima rata e presentando la ricevuta all’Esattore, l’ufficio ti rilascia una quietanza da depositare al Pra; lì verrà sospeso il fermo per essere poi definitivamente cancellato dopo l’ultima rata.

Attento: il fermo viene solo anticipato da un preavviso inviato 30 giorni prima. Ma dopo nessuno ti comunicherà se il fermo è stato attivato o meno. Devi andarlo a verificare tu stesso con una visura al Pra. Tieni conto che, se la polizia ti trova a circolare con il fermo amministrativo, subirai una sanzione molto salata: una multa da euro 1.988 a 7.953 euro più la revoca della patente.

Nel caso di auto in comproprietà, in giurisprudenza è stato sostenuto che il provvedimento è inefficace nei confronti del comproprietario estraneo al rapporto tributario confronti.

Gli arretrati del bollo auto vanno pagati?

La pace fiscale approvata nel 2018 ha cancellato tutti i carichi iscritti a ruolo dal 2000 al 2010, compresi quelli del bollo auto fino a mille euro. Non c’è bisogno di fare una richiesta. Se sull’estratto di ruolo trovi ancora vecchi arretrati anteriori al 2010 puoi fare ricorso al giudice.

In verità, la prescrizione del bollo auto è solo di tre anni [2]. Ciò fa sì che chi non paga può scamparla facilmente. Per calcolare la prescrizione bisogna iniziare a contare dal 1° gennaio successivo all’anno di scadenza del bollo. Ad esempio, il bollo da pagare per l’anno 2015 si è prescritto il 1° gennaio 2019. Eventuali invii di richieste di pagamento interrompono la prescrizione e la fanno decorrere da capo.

Esenzione bollo auto vecchie

Per l’esenzione dal pagamento della tassa automobilista per il veicolo privo di interesse storico e collezionistico occorre che sia costruito da almeno 30 anni e l’iscrizione nell’elenco redatto dall’Acsi.

L’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica spetta per le auto di particolare interesse storico e collezionistico o che abbiano un rilievo industriale, sportivo o di costume. In mancanza di tali condizioni, ai fini dell’esenzione della tassa automobilistica, occorre che il veicolo sia costruito da almeno 30 anni (da calcolarsi dall’anno di prima immatricolazione in Italia o all’estero) e che sia iscritto nell’elenco redatto dall’Acsi.

La legge di bilancio 2019 ha reintrodotto l’agevolazione sul bollo auto per i veicoli con più di 20 anni. Non si tratta di una esenzione totale: il contribuente potrà usufruire solo di una riduzione del 50% dell’importo dovuto.

Bollo auto: non è dovuto se si dimostra il passaggio di proprietà alla scadenza

La legge [3] secondo cui la tassa automobilistica, per i veicoli iscritti al PRA, è dovuta da coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento, risultano da tale registro esserne i proprietari, non pone una presunzione assoluta, bensì solo una presunzione relativa, che, in quanto tale, può essere vinta dalla prova contraria con documenti di data certa che dimostrino l’avvenuto trasferimento della proprietà [4].

note

[1] Corte Costituzionale, 14/02/2019, n.19: Nel periodo di fermo della vettura disposto dall’agente della riscossione non è sospeso l’obbligo di pagamento della tassa automobilistica. «L’esclusione della sospensione dell’obbligo di pagamento della tassa automobilistica nel periodo di fermo della vettura disposto dall’agente della riscossione – prevista dall’art. 1, comma 182, della legge della Regione Campania 6 maggio 2013, n. 5, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Regione Campania (Legge finanziaria regionale 2013)” – non si pone in contrasto con la esenzione dal tributo (nella diversa ipotesi di fermo adottato dall’autorità amministrativa o da quella giudiziaria) disposta, in via di eccezione, dal d.l. n. 953/1982, come convertito in legge, e rientra, invece, nella regola – innovativamente introdotta dallo stesso d.l. – che vuole quel tributo correlato, non più alla circolazione, ma alla proprietà del mezzo ovvero, comunque, alla ricorrenza di un titolo equipollente, idoneo a legittimare il possesso del veicolo (usufrutto, leasing, acquisto con patto di riservato dominio)».

[2] Cassazione civile sez. trib., 26/02/2019, n.5577. Riscossione della tassa automobilistica in caso di mancata impugnazione della cartella di pagamento, si applica il termine triennale di prescrizione: «In tema di riscossione della tassa automobilistica in caso di mancata impugnazione della cartella di pagamento, si applica il termine triennale di cui all’art. 5, comma 51, d.l. n. 953/1982 convertito con legge n. 53/1983, in quanto la scadenza del termine perentorio previsto per l’impugnazione non produce la conversione del termine breve in termine lungo decennale previsto per l’actio iudicati dall’art. 2953 c.c., ma soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito».

[3] Art. 5 DL n. 953/1982.

[4] Cass. sent. n. 3040/2019.


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