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Manovra: stangata fiscale da oltre 75 mld

7 Ottobre 2019
Manovra: stangata fiscale da oltre 75 mld

Stangata fiscale da oltre 75 miliardi di euro tra il 2020 e il 2022.

Nei prossimi tre anni le tasse e i contributi previdenziali saliranno di 75,3 miliardi: dagli 813 miliardi del 2018, quest’anno si arriverà a 827 miliardi per poi salire progressivamente fino agli 890 miliardi del 2022, con un’impennata complessiva del 9,25%. E’ quanto rilevato dal Centro studi di Unimpresa in base ad un’operazione fact checking sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. E’ quanto riportato dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

Grazie al calo dello spread, è in arrivo un tesoretto di 8,4 miliardi dovuto ai minori esborsi sul fronte della spesa per interessi, ma niente spending review complessiva. Le uscite dal bilancio pubblico cresceranno sistematicamente. Dagli 853 miliardi dello scorso anno si arriverà ai 909 miliardi del 2022 per un aumento complessivo di quasi 55 miliardi pari a una crescita del 6,42%. “I numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro del governo, delle quali siamo ormai stufi. Le promesse politiche da una parte e i numeri dall’altra. Le imprese avrebbero bisogno di pagare meno tasse e, invece, ne pagheranno sempre di più” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo.

Secondo l’analisi dell’associazione, realizzata sulla base della NaDef del 30 settembre, il totale delle entrate tributarie si attesterà a quota 506,3 miliardi alla fine del 2019: di questi, 250,1 miliardi sono le imposte dirette (come Irpef, Ires, Irap, Imu), 255,1 miliardi le indirette (come Iva, accise, registro) e 1,1 miliardi le altre in “conto capitale”. Si tratta di una voce del bilancio pubblico che salirà a 531,7 miliardi nel 2020 (rispettivamente 250,3 miliardi, 280,3 miliardi e 1,1 miliardi), a 546,3 miliardi nel 2021 (rispettivamente 254,8 miliardi, 290,4 miliardi e 1,1 miliardi), a 554,8 miliardi nel 2022 (rispettivamente 258,1 miliardi, 295,5 miliardi e 1,1 miliardi).

Complessivamente, considerano la variazione di ciascun anno del quadriennio in esame rispetto al 2018, l’aumento delle entrate tributarie nelle casse dello Stato sarà pari a 51,1 miliardi (+10,16%): le imposte dirette cresceranno di 9,3 miliardi (+3,74%), le indirette di 42,3 miliardi (16,71%) e le altre si ridurranno di 458 milioni (-29,17%).

Cresceranno anche le entrate relative a contributi sociali (previdenza e assistenza): dai 234,9 miliardi del 2018 si passerà ai 241,4 miliardi del 2019, ai 245,4 miliardi del 2020, ai 249,3 miliardi del 2021, ai 254,9 miliardi del 2022. L’incremento complessivo di questa voce, che ha effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà pari a 20,1 miliardi (+8,53%).

In salita, poi, anche le altre entrate correnti per 4,1 miliardi (+5,43%). Ne consegue che il totale delle entrate dello Stato aumenterà di 75,3 miliardi (+9,25%) rispetto al 2018 nei prossimi quattro anni: dagli 827,1 miliardi del 2019 si passerà agli 857,1 miliardi del 2020, agli 875,2 miliardi del 2021 e agli 889,1 miliardi del 2022.

Sono destinati a salire di oltre 13 miliardi di euro i contributi sociali nei prossimi tre anni pari a un incremento di oltre il 5%. Il gettito, che di fatto corrisponde ai versamenti previdenziali a carico delle aziende, si attesterà a quota 241 miliardi di euro quest’anno per poi crescere costantemente: 245 miliardi nel 2020, 249 miliardi nel 2021, 254 miliardi nel 2022. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui nel triennio 2020-2022 il gettito complessivo nella casse dello Stato salirà di 61,9 miliardi (+7,6%) da 827 a 889 miliardi.

Nella nota che riceviamo dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, il consigliere di Unimpresa con delega al welfare e al lavoro, Giovanni Assi afferma che: “Per dare fiato alle imprese, servono urgentemente misure dirette all’alleggerimento del costo del lavoro per le nostre imprese: è quello che le aziende chiedendo continuamente. Si era tanto parlato di interventi a vantaggio delle imprese con una riduzione del costo del lavoro, col principale obiettivo di ridurre proprio il carico contributivo, ma a oggi di tutto questo, nelle intenzioni del governo e della maggioranza, non vi è nulla di concreto”.

Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, realizzata sulla base della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del 30 settembre scorso, nei prossimi anni, nell’ambito di una crescita complessiva delle entrate nelle casse pubbliche, è previsto un incremento sensibile proprio dei contributi sociali ovvero i versamenti delle imprese relativi alla forza lavoro.

Nei prossimi tre anni, i contributi sociali saliranno di 13,5 miliardi di euro (+5,75%): dai 241,4 miliardi di quest’anno si passerà a quota 254,9 miliardi nel 2022 (245,4 miliardi nel 2020 e 249,3 miliardi nel 2021). Un forte incremento che segue una crescita complessiva di tutte le entrate pubbliche: dagli 827,1 miliardi del 2019 agli 889,1 miliardi del 2022 con una salita di 61,9 miliardi (+7,62%).

Saliranno tutte le entrate tributarie di 48,4 miliardi (+9,62%) da 506,3 miliardi del 2019 a 554,8 miliardi del 2022 (+9,62%): un aumento legato soprattutto alle imposte indirette (di cui l’Iva è la principale) che cresceranno di 40,5 miliardi (+16,02%) da 255,1 miliardi del 2019 a 295,5 miliardi del 2022; le dirette (Irpef, Ires, Irap) sono destinate ad aumentare di 7,9 miliardi (+3,20%) da 250,1 miliardi del 2019 a 258,1 miliardi del 2022. Complessivamente, la pressione fiscale passerà dal 41,9% di quest’anno al 42,3% del 2022.

Per il consigliere di Unimpresa “le aziende addirittura si stanno vedendo sottrarre quelle già poche misure a disposizione per mancanza di fondi. Gli imprenditori vogliono interventi tangibili e soprattutto stabili nel tempo su cui programmare la loro attività nel tempo”.

“Con troppi veti incrociati, la manovra sarà il solito pasticcio. L’ennesima legge di bilancio scritta per racimolare voti guardando al consenso, non un provvedimento lungimirante nell’esclusivo interesse del Paese e della sua economia”. Lo dichiara in una nota il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. “Dalle tasse sul lavoro alla sciagurata stretta al contante, dai ticket sanitari più cari alle concessioni autostradali – si legge ancora – le due forze che compongono la maggioranza parlamentare hanno visioni distanti e cercano continuamente di affermare la loro linea, in un gioco di potere che si rivelerà dannoso per le imprese e per le famiglie”, conclude Ferrara.



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