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Trasporto pubblico: detrazioni fiscali

4 Ottobre 2019 | Autore:
Trasporto pubblico: detrazioni fiscali

Come recuperare il 19% della spesa per i mezzi, anche per i familiari a carico. Il limite massimo detraibile e i documenti da conservare.

Sei pendolare e ogni giorno, per andare al lavoro e per tornare a casa, lasci la macchina in garage e ti fai un viaggio in treno o in bus. Una scelta che, da un punto di vista economico, ti conviene perché, tra carburante e parcheggio, compensa pagare un abbonamento mensile ai mezzi. Ti chiederai se da quella spesa puoi recuperare qualcosa nella dichiarazione dei redditi. Per saperlo devi avere un quadro completo sul trasporto pubblico e detrazioni fiscali.

Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione per ottenere lo sconto fiscale sul titolo di viaggio, cioè sull’abbonamento di chi fa il pendolare. Aspetti che interessano per la prima volta chi utilizza il trasporto pubblico e deve fare la dichiarazione dei redditi 2019 e che riguardano i beneficiari, il calcolo della spesa e la documentazione da presentare per avere diritto alle detrazioni.

Occorre ricordare anche che c’è un limite massimo di spesa, cioè che quasi sicuramente non riuscirai a portare in detrazione tutti gli abbonamenti che fai durante l’anno, anzi: per qualcuno, il limite viene raggiunto già al terzo mese, visti i costi dei mezzi pubblici. Ma, come si suol dire, «a caval donato…».

Vediamo nel dettaglio chi ha diritto alle detrazioni sulla spesa del trasporto pubblico e a quali condizioni.

Trasporto pubblico: chi può avere le detrazioni?

I beneficiari della detrazione d’imposta sulla spesa per il trasporto pubblico sono le persone fisiche che hanno un’Irpef ordinaria lorda. Si tratta, quindi, di dipendenti e collaboratori, di imprenditori e di professionisti, ecc. Tutte queste categorie di contribuenti possono usufruire dell’agevolazione purché ci sia capienza e a condizione che il costo dell’abbonamento ai mezzi pubblici non sia deducibile nella determinazione dei redditi che compongono quello complessivo, circostanza che si può presentare per imprenditori o per liberi professionisti.

Beneficiano della detrazione anche gli utilizzatori del trasporto pubblico. Significa che il contribuente può chiedere lo sconto fiscale non solo per sé ma anche per i familiari a carico (figli e genitori, ad esempio) che non abbiano un reddito complessivo annuo superiore a 2.840,51 euro. Ma anche, nel caso si tratti di persone diverse dal coniuge e dai figli, i conviventi con il contribuente o che ricevano da lui assegni alimentari non disposti da un giudice. Dal 1° gennaio 2020, per i figli fino a 24 anni il limite del reddito complessivo aumenta a 4.000 euro.

Trasporto pubblico: cosa portare in detrazione?

La detrazione del 19% sul trasporto pubblico si calcola sulla spesa per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici locali, regionali o interregionali. Si parla, quindi, di treni, bus, tram o metropolitana ma non, ad esempio, di un Frecciarossa.

C’è, comunque, un limite di spesa fissato in 250 euro. Significa che verranno recuperati al massimo 47,50 euro. Ma attenzione al calcolo.

Se chi fa il pendolare per andare al lavoro, a scuola o all’università è un familiare a carico, la detrazione si calcola in base alla soglia dei 250 euro come importo complessivo dell’abbonamento del contribuente e del familiare a carico e come limite per ciascun abbonato.

In altre parole: si parte dal limite massimo di 250 euro. Se il familiare per il quale si vuole ottenere la detrazione è a carico al 50%, l’importo va dimezzato.

Hai speso per il tuo abbonamento al trasporto pubblico 100 euro. Tuo figlio, a carico al 50%, ha speso 400 euro per il treno che lo porta all’università. Il tuo costo resta entro i limiti massimi, quindi puoi portare tutto in detrazione. Quello di tuo figlio parte dalla soglia dei 250 euro che, poi, va dimezzata a 125 euro. Significa che potrai portare in detrazione 225 euro (i tuoi 100 più i 125 del figlio), da cui recupererai il 19%, cioè 42,75 euro.

Trasporto pubblico: quali documenti presentare per la detrazione?

Per poter usufruire della detrazione del 19% sul costo del trasporto pubblico, devi conservare e presentare l’abbonamento, le ricevute di pagamento o qualsiasi altro documento in grado di dimostrare la spesa sostenuta. L’importante è che da qualche parte vengano riportati i dati su:

  • chi ha utilizzato il trasporto pubblico;
  • il periodo di validità dell’abbonamento;
  • in quale periodo è stato utilizzato (se questo dato non c’è, si presume corrisponda alla validità del titolo di viaggio);
  • la spesa sostenuta.

Non è un problema se la documentazione presentata non riporta il nominativo dell’abbonato, purché sia riconducibile in modo inequivoco al contribuente (ad esempio tramite il codice che collega l’abbonamento ad una tessera). Per i familiari a carico, nel caso in cui l’abbonamento e il documento che prova la spesa siano intestati a loro, serve una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà oppure un’autocertificazione con copia del documento di identità in cui si riporti il contribuente che ha sostenuto il costo del trasporto pubblico.

La detrazione si ottiene indicando la spesa nella sezione E del modello 730 con il codice 40.



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