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L’avvocato in causa deve seguire le istruzioni del cliente o l’autonomia professionale?

20 giugno 2013


L’avvocato in causa deve seguire le istruzioni del cliente o l’autonomia professionale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2013



Strategia difensiva imposta dal cliente al proprio legale: una situazione che spesso si ripete, ma che non esclude il risarcimento del danno a carico dell’avvocato se questi non ha prima dato una corretta informativa all’assistito (cosiddetto consenso informato) circa le conseguente delle proprie scelte.

L’impostazione della strategia difensiva di una causa è spesso un momento critico nei rapporti tra avvocato e cliente, specie quando quest’ultimo voglia “sostituirsi” al professionista nella redazione degli atti o nella scelta delle eccezioni da sollevare.

Se, in giudizio, l’avvocato sia tenuto a dar retta al proprio cliente o invece debba seguire ciò che il proprio scrupolo professionale gli suggerisce è una questione dibattuta dai giudici e che non trova unanimità di vedute.

L’orientamento principale reputa che il difensore, nella propria autonomia professionale, non debba incontrare alcun vincolo. Ma anche a voler disattendere tale pensiero, il legale può ritenersi tenuto a seguire le indicazioni dell’assistito sulle argomentazioni da spendere o da tacere in giudizio solo se lo ha prima informato, in modo chiaro e adeguato, di tutte le alternative possibili e, soprattutto, delle conseguenze che potrebbero derivare dalle scelte indicate dal cliente (il che spesso avviene con una dichiarazione scritta e controfirmata dal cliente stesso). Se non adempie a quest’obbligo informativo, il professionista che abbia seguito le indicazioni dettategli dalla parte e poi abbia perso il giudizio, potrebbe essere condannato a rifondere le spese del giudizio.

È quanto capitato in un recente caso deciso dal tribunale di Verona [1], la cui sentenza ha imposto al legale di rimborsare al proprio assistito le spese del giudizio di Cassazione sostenute da quest’ultimo per la sua negligenza nei gradi di merito.

L’obbligo del consenso informato nei confronti del proprio assistito è diventato, peraltro, ancora più vincolante dopo il 25 gennaio 2012, a seguito del decreto “Cresci Italia”. La nuova normativa prevede, infatti, stringenti obblighi informativi a carico del professionista nei confronti del cliente nella fase precontrattuale [2].

Infatti, tra i nuovi doveri dell’avvocato vi è quello di informare in anticipo il cliente sul grado di complessità dell’incarico e di fornirgli tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili da quel momento fino al compimento della propria attività. L’obbligo informativo permane, poi, per tutta la durata dell’incarico.

Pertanto, non si salva dalla responsabilità professionale l’avvocato che, una volta persa la causa, sostenga che la scelta della strategia gli sia stata “imposta” dal cliente che si vantava essere un “esperto” del settore.

Ma pur volendo escludere una completa autonomia del difensore dall’assistito, il professionista ha comunque l’obbligo di fornire la prova di avergli dato – in anticipo – una corretta informativa, dimostrando sulla base di quali informazioni è maturata la scelta del cliente. In mancanza di ciò il risarcimento a carico dell’avvocato è pressoché automatico, quanto meno alle spese di soccombenza del giudizio.

Anche se l’avvocato ha perso il giudizio per colpa delle scelte impostegli dal cliente (e non quindi per proprie incapacità), dovrà comunque dimostrare di aver dato a quest’ultimo una corretta informativa (cosiddetto “consenso informato”) circa le conseguente delle sue (inesperte) scelte.

note

[1] Trib. Verona, sent. n. 1347/2013.

[2] Si tratta di un incombente che serve a conseguire il consenso informato da parte dell’assistito e trova il suo fondamento nei principi di cui agli articoli 1175 e 1176 Cc (e oggi, dunque, anche nell’articolo 9, comma 4, del Dl 1/2012.

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7 Commenti

  1. Allora, come difendersi dalla “zona grigia”, molto presente nei nostri tribunali?
    Chi mi dice che il mio avvocato “spinge” a sufficienza le prove che ho a mio favore, anche semplicemente per timore riverenziale verso il magistrato o verso il magistrato?

  2. Ma a me succede sempre il contrario, vinco le mie cause perché faccio di testa mia. Le uniche cause che ho perso sono state quelle durante le quali non ho vigilato abbastanza sull’operato dell’avvocato che mi ha imposto due decreti ingiuntivi poi rigettati dai giudici. E per un avvocato perdere un d.i. e’ molto grave. Il fatto e’ che il diritto non è la fisica quantistica, non c’è bisogno di essere Einstein, il diritto e’ tutto scritto, basta leggere, giurisprudenza compresa, facilmente reperibile sulla rete. Poi in costituzione non esiste la parola avvocato ( solo una volta a proposito della composizione del CSM) ne’ è’ sancito il patrocinio obbligatorio ma il diritto di difesa che può avvenire anche in proprio. Solo gli avvocati si sentono indispensabili, ma io ne farei volentieri a meno, al punto che mi sono laureato in giurisprudenza per non dipendere troppo da avvocati molti dei quali pigri, lenti e ignorantelli ma affamati di soldi.

  3. Se la dizione “precontrattuale” intende o include la fase “consultiva”, io ritengo di essere
    stato ostacolato nel mio DIRITTO, previsto anche nell’ art. 24 della COSTITUZIONE.
    Pertanto, sto procedendo nel deferimento di ben 3 avvocati ed 1 medico legale, per violazione del codice di deontologia professionale.
    Purtroppo e paradossalmente, tutto ciò senza potermi avvalere di assistenza legale, come è ovvio, visto che “CANE NON MANGIA CANE”.
    Vedremo…!!!
    p.s. IL mio mestiere è: MANUTENTORE DI MOTORI ELETTRICI

  4. Il tema da Voi “intavolato”, è di ESTREMA IMPORTANZA ! Ma, pare a me, non siate “interessati” a discuterne o più semplicemente non avete “seguito”…..! Che è peggio, pertanto “condoglianze”… !!! Saluti Antonio Marras.

  5. Con il mio commento del 31/10/2014, cercavo un dibattito o un semplice riscontro, CERTAMENTE, non una consulenza, poichè nel susseguirsi degli eventi da allora ad oggi, una cosa è certa, !!!!!!!!!!!!!!! Antonio.

  6. BUONGIORNO.CONDIVIDO APPIENO IL COMMENTO DI GIANCARLO FICHERA ED AGGIUNGO;A ME SUCCEDE IL CONTRARIO POICHE’ TUTTI DICONO “AI RAGIONE DA VENDERE”;(COME REALMENTE E’,POICHE’, INOLTRE IN POSSESSO DI TANGIBILI PROVE ),EPPURE PERDO LE CAUSE POICHE’ TUTTE AVVIATE SBALLATE DAGLI AVVOCATI,POICHE’, TRAMITE ILLEGALE E’ ANOMALE HANNO BRAMA DI POTERE,E’ SONO INGORDI DI DENARO ALTRUI,ED IN MODO PARTICOLARE PERCHE’ REALMENTE SONO “IGNORANTELLI”;(NON SI SPIEGA DIVERSAMENTE),DIFATTI,IN TANTI SPESSO ESCLAMIAMO;MA CHI’ GLI HA’ DATO LA LAUREA ?
    MA ANCHE LE DENUNCE-QUERELE CHE AVVIO DA SOLA;SI ACCLARA TUTTA LA MIA “SACRO SANTA RAGIONE”,MA SUBITO DOPO SONO ARCHIVIATE.
    AGGIUNGO;IN TANTI FANNO DEI “SERI” COMMENTI.
    IN FEDE STUDENTE DETECTIVE CECILIA LOLIVA PINTO

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