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Lo sai che? Conto corrente: “Oneri di gestione sconfino” non dovuti se non previsti dal contratto

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2013

Il cliente non deve pagare gli “oneri di gestione sconfino” quando tale spesa non è prevista dal contratto e la sua variazione è inoltre possibile soltanto quando sussiste un giustificato motivo.

Nei rapporti di conto corrente con o senza apertura di credito, la banca può richiedere al proprio cliente il pagamento degli “oneri di gestione sconfino” (cioè una commissione per l’attività di gestione del superamento del fido), solo se tale voce di costo è indicata in una clausola espressa contenuta nel contratto. La variazione dell’importo dovuto a titolo di “oneri di gestione sconfino” richiede inoltre che esista un giustificato motivo, perché in caso contrario non è dovuta dal cliente.

 

Lo ha deciso il Collegio di Milano dell’Arbitro Bancario e Finanziario [1] che ha dato ragione a un cliente vistosi addebitare dal proprio istituto di credito il pagamento di un saldo a debito che comprendeva anche “oneri gestione sconfino”.

 

La Legge [2] prevede che i contratti bancari debbano contenere l’indicazione non solo degli eventuali tassi di interesse, ma anche di ogni altro prezzo o condizione praticata dalla banca.

 

Con una clausola approvata per iscritto dal cliente, la banca può inoltre modificare autonomamente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste all’interno del contratto, solo quando sussiste un giustificato motivo [3].

 

Se in un contratto di conto corrente è stato concordato che il cliente debba pagare oneri di gestione sconfino è però possibile discutere sulla misura di questo obbligo, qualora la banca abbia comunicato al cliente di aver unilateralmente variato il valore di tale voce di costo.

Nel caso in cui la banca non abbia fornito una valida motivazione a sostegno della variazione e non provi di averne dato comunicazione, il cliente non deve nulla alla banca, perché la modifica è  inoperativa in quanto inefficace.

note

[1] Arbitro Bancario e finanziario, Collegio di Milano, decisione del 27.03.2013, n. 1650

[3] Art. 117 D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385

[2] Art. 118 D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385


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