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Tfr in busta paga: che cosa cambia?

10 luglio 2018


Tfr in busta paga: che cosa cambia?

> Business Pubblicato il 10 luglio 2018



Quir: da luglio 2018 non può più essere versato il rateo mensile della liquidazione nella busta paga dei lavoratori dipendenti.

Addio al Tfr in busta paga: a partire dalla mensilità di luglio, i lavoratori non potranno più ricevere il rateo di liquidazione maturato mensilmente assieme allo stipendio, o Quir (quota integrativa della retribuzione). Questa possibilità, che era stata introdotta dalla legge finanziaria del 2015 [1], inizialmente non aveva riscosso un gran successo, soprattutto per via della mancata applicazione della tassazione agevolata sul trattamento di fine rapporto pagato assieme alla retribuzione. A differenza del Tfr liquidato al termine del rapporto, che beneficia della tassazione separata, il Tfr pagato ogni mese era infatti assoggettato alla tassazione ordinaria, nella generalità dei casi più pesante. Solo negli ultimi tempi l’opzione per la Quir stava iniziando a destare un maggiore interesse nei lavoratori, per via dell’incremento della retribuzione (seppure esiguo). Terminato il periodo di sperimentazione, ad oggi non è stata emanata alcuna normativa che proroghi la possibilità di richiedere il Tfr in busta paga, né risultano proposte al riguardo. Ma che cosa devono fare i datori di lavoro che liquidavano il Tfr in busta paga, oltre a, ovviamente, accantonare i ratei maturati in azienda, o a versarli al fondo di tesoreria Inps o al fondo di previdenza complementare, secondo le dimensioni dell’azienda e le scelte dei lavoratori? Chi aveva richiesto dei finanziamenti per liquidare la Quir ai lavoratori dovrà restituirli, e non si dovranno più applicare le agevolazioni previste. Facciamo allora il punto della situazione sul Tfr in busta paga: che cosa cambia, quali sono i nuovi adempimenti per l’azienda.

Che cos’è il Tfr?

Per capire che cosa cambia in materia di liquidazione, è opportuno ricordare che cos’è e come si calcola questo trattamento. Il Tfr non è, come molti erroneamente ritengono, un indennizzo versato dal datore di lavoro per il licenziamento (questa era la sua funzione originaria), ma fa parte a tutti gli effetti della retribuzione del lavoratore. Si tratta, infatti, di una retribuzione differita, cioè che matura tutti i mesi ma viene corrisposta al termine del rapporto, salvo il caso in cui:

  • il lavoratore abbia richiesto di ricevere il Tfr in busta paga (cosa che, come osservato, dal 1° luglio 2018 non può più fare);
  • il lavoratore abbia richiesto un’anticipazione del Tfr (nel qual caso gli spetterà la liquidazione residua, al netto di quanto già percepito);
  • il lavoratore abbia scelto di destinare il Tfr a un fondo di previdenza complementare(in questo caso potrebbe comunque ricevere sia le anticipazioni che tutta la liquidazione, ma devono verificarsi  determinate situazioni ; in particolare per ricevere tutto il Tfr il lavoratore deve essere disoccupato da un certo periodo: per approfondimenti, si veda Tfr al fondo di previdenza complementare, quando può essere liquidato?).

Il Tfr che matura ogni anno è pari, per grandi linee, alla retribuzione imponibile del lavoratore divisa per 13,5.

Il dipendente ha diritto alla liquidazione in tutti i casi, anche nelle ipotesi di:

  • licenziamento disciplinare;
  • licenziamento per giusta causa;
  • dimissioni, anche non per giusta causa.

Come funziona il Tfr in busta paga?

Il Tfr in busta paga (formalmente QuIR, quota integrativa della retribuzione) è, o meglio era, un’opzione grazie alla quale il lavoratore poteva scegliere di percepire il Tfr ogni mese, anziché lasciarlo in azienda o devolverlo a un fondo di previdenza complementare.

Il Tfr liquidato mensilmente in busta paga era assoggettato, come abbiamo osservato, alla tassazione ordinaria. Non era comunque assoggettato al pagamento di contributi previdenziali, come il Tfr liquidato alla fine del rapporto di lavoro.

Erogare una quota in più della retribuzione costituiva un problema per molti datori di lavoro, specie per le piccole aziende, a causa della diminuzione della liquidità, anche considerando il fatto che non era possibile rifiutarsi di liquidare il Tfr in busta paga.

Quali aziende erano escluse dal Tfr in busta paga?

Erano escluse dall’obbligo di versare mensilmente la liquidazione le aziende agricole, e le imprese sottoposte a procedure concorsuali, piani di risanamento, ristrutturazione dei debiti o integrazioni salariali in corso. Erano esclusi anche i datori con più di 50 dipendenti, in quanto già obbligati a versare il Tfr al Fondo di Tesoreria Inps.

Quali lavoratori erano esclusi dal Tfr in busta paga?

Per quanto riguarda i lavoratori, erano esclusi dalla Quir:

  • i dipendenti assunti da meno di 6 mesi;
  • i dipendenti che avevano destinato il Tfr a garanzia di un finanziamento;
  • i lavoratori domestici;
  • i dipendenti del settore agricolo, a prescindere dalla specifica qualifica (operai, impiegati, dirigenti, ecc.);
  • i dipendenti cui le leggi o i contratti collettivi, anche di 2° livello, prevedono la corresponsione periodica del Tfr oppure l’accantonamento presso terzi (come nell’edilizia);
  • i dipendenti di datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali, o che abbiano iscritto un piano di risanamento o un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti;
  • i lavoratori di unità produttive in cui erano in corso interventi di integrazione salariale straordinaria (Cigs).

Potevano invece chiedere la liquidazione in busta paga coloro che hanno destinato parte della liquidazione a forme di previdenza complementare.

Finanziamento assistito da garanzia per il Tfr in busta paga

Se il datore non aveva il denaro sufficiente per corrispondere il Tfr mensilmente, poteva richiedere il sostegno del Fondo di Garanzia Pmi : grazie ad un accordo con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), difatti, le banche potevano fornire finanziamenti, garantiti dallo Stato, alle aziende che dovevano erogare mensilmente la liquidazione, senza costi aggiuntivi. Allo scopo, erano stati stanziati ben 100 milioni di euro.

Sgravi contributivi per il Tfr in busta paga

Le aziende che liquidavano il Tfr assieme allo stipendio beneficiavano, inoltre:

  • dell’esonero dal versamento del contributo al fondo di garanzia Inps, pari allo 0,20% della retribuzione imponibile per la generalità dei lavoratori subordinati, ed allo 0,40% per i dirigenti industriali, per chi utilizzava finanziamenti agevolati;
  • dell’esonero, nella percentuale massima dello 0,28%, relativamente ai versamenti al fondo di garanzia Inps, per chi non usufruiva di finanziamenti.

Cessazione della liquidazione del Tfr in busta paga: che cosa deve fare l’azienda?

Terminato il periodo sperimentale, in cui poteva essere riconosciuta la liquidazione del Tfr in busta paga, le misure compensative previste per i datori di lavoro che erogavano la Quir, come gli sgravi contributivi,  si azzerano e devono essere escluse dalle modalità di calcolo delle retribuzioni dai programmi gestionali.

Se l’azienda ha goduto di agevolazioni per finanziamenti al Tfr in busta paga, la disponibilità utilizzata con i relativi interessi dovrà essere rimborsata in un’unica soluzione entro la data del 30 ottobre 2018, salvo i casi di estinzione anticipata o interruzione del finanziamento.

note

[1] L.190/2014.

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1 Commento

  1. sono un lavoratore dipendente presso una azienda per la raccolta differenziata..potrei chiedere un anticipo del TFR per problemi familiari?

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