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Avviso di rettifica e liquidazione dichiarazione di successione

5 Ottobre 2019
Avviso di rettifica e liquidazione dichiarazione di successione

Ho ricevuto un avviso di rettifica della dichiarazione di successione con la liquidazione di maggiori imposte su immobili ereditati: come sapere se i calcoli dell’Agenzia delle Entrate sono corretti e se ci sono agevolazioni fiscali sulle sanzioni? 

L’atto notificato al lettore è un avviso di rettifica e liquidazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale con riferimento alla dichiarazione di successione integrativa presentata a seguito del decesso della madre. In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato un controllo sulla dichiarazione suddetta, nella quale, con tutta probabilità, gli eredi non hanno indicato alcuni immobili oggetto dell’asse ereditario, o, pur avendoli indicati, non hanno inserito il relativo valore, quale base imponibile per il calcolo delle imposte di successione.

L’Ufficio ha, dunque, calcolato, per ciascun immobile, automaticamente il valore sulla base della rendita catastale e, liquidato, le maggiori imposte dovuta.

I criteri fissati dal legislatore per il calcolo del valore degli immobili ai fini della liquidazione della maggiore imposta di registro sono i seguenti:

  1.  in generale, il valore dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari è determinato dall’ufficio, avendo riguardo ai trasferimenti a qualsiasi titolo ed alle divisioni e perizie giudiziarie, anteriori di non oltre tre anni alla data di apertura della successione, che hanno avuto per oggetto gli stessi immobili o altri di analoghe caratteristiche e condizioni, ovvero al reddito netto di cui gli immobili sono suscettibili, capitalizzato al tasso mediamente applicato alla detta data e nella stessa località per gli investimenti immobiliari, nonché ad ogni altro elemento di valutazione, anche sulla base di indicazioni fornite dai comuni;
  2. non sono tuttavia posti a rettifica il valore degli immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita dichiarato in misura non inferiore, per i terreni, a settantacinque volte il reddito dominicale risultante in catasto e, per i fabbricati, a cento volte il reddito risultante in catasto, aggiornati con i coefficienti stabiliti per le imposte sui redditi, né i valori della nuda proprietà e dei diritti reali di godimento sugli immobili stessi dichiarati in misura non inferiore a quella determinata su tale base.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate ha preso come riferimento per la rettifica, la rendita catastale. Dunque, al fine di comprendere se il calcolo della base imponibile è corretto, occorre verificare, innanzitutto, se i beni immobili elencati rientrano effettivamente nell’asse ereditario, se i loro valore non era stato indicato nella dichiarazione e se la rendita catastale degli stessi corrisponde a quella effettiva. In caso contrario, è possibile impugnare l’avviso, chiedendo un ricalcolo del valore inferiore degli immobili.

Il calcolo delle imposte di registro, ipotecarie e catastali è, invece, corretto. L’Agenzia delle Entrate ha applicato, per ciascuna imposta, l’aliquota prevista dalla legge, con gli interessi dalla data di notificazione della liquidazione dell’imposta principale nella misura del 4,50 per cento per ogni semestre compiuto.

L’imposta è stata calcolata e liquidata a carico di tutti e tre gli eredi, quali responsabili in solido nei confronti del Fisco. Difatti, anche se l’avviso è stato notificato solo ad uno degli eredi, in realtà tutti sono coobbligati al pagamento pro quota delle imposte dovute.

Dal punto vista formale, l’avviso sembra non presentare vizi, anche se, a volere essere precisi, la motivazione contenuta non sembra soddisfacente. Difatti, la legge prescrive che l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta deve contenere: la descrizione dei beni o diritti non dichiarati, compresi quelli alienati dal defunto negli ultimi sei mesi, con l’indicazione del valore attribuito a ciascuno di essi o del maggior valore attribuito a ciascuno dei beni o diritti dichiarati; l’indicazione delle donazioni anteriori non dichiarate e del relativo valore, o del maggior valore attribuito a quelle dichiarate; l’indicazione dei criteri seguiti nella determinazione dei valori; l’indicazione delle passività e degli oneri ritenuti in tutto o in parte inesistenti, con la specificazione degli elementi di prova contraria alle attestazioni e agli altri documenti prodotti dal dichiarante; l’indicazione delle aliquote applicate e del calcolo della maggiore imposta. Per i beni immobili devono essere indicati anche gli elementi in base ai quali ne è stato determinato il valore o il maggior valore.

La motivazione dell’atto deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto ne’ ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale. L’accertamento è nullo se non sono osservati i suddetti obblighi di motivazione.

Ebbene, nel caso di specie, l’Ufficio si è limitato ad indicare, per ciascun immobile, il riferimento alla rendita catastale: tale motivazione potrebbe essere sufficiente seppur incompleta. Da questo punto di vista, l’impugnazione dell’avviso per difetto di motivazione potrebbe essere valutata, seppur con il rischio che i giudici ritengano assolto l’obbligo motivazionale.

Il consiglio è, comunque, quello di verificare la rendita catastale degli immobili per valutare se essa coincide con quella presa in considerazione dall’Agenzia delle Entrate. Qualora tali valori dovessero rivelarsi corretti e le parti volessero pagare gli importi dovuti, l’unica agevolazione prevista è quella della definizione dell’accertamento con riduzione delle sanzioni ad 1/3 (come indicato nell’atto stesso).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone


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