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La Lega ha preso i soldi russi: le indagini schiaccianti

3 Ottobre 2019
La Lega ha preso i soldi russi: le indagini schiaccianti

Il caso Russiagate che vede coinvolta la Lega per presunti finanziamenti illeciti al Carroccio da parte di Mosca, potrebbe essere a una svolta cruciale. Secondo il tribunale del Riesame di Milano, l’audio registrato al Metropol lo scorso 18 ottobre è utilizzabile. Il file conterebbe la promessa di denaro per finanziare la Lega. E’ quanto emerge nelle motivazioni con cui il Riesame ha respinto perché “infondato” il ricorso presentato della difesa di Gianluca Savoini, l’ex portavoce di Matteo Salvini indagato per corruzione internazionale nell’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega. Nel ricorso il difensore aveva chiesto il dissequestro dei cellulari di Savoini acquisito nel corso delle perquisizioni scattate lo scorso luglio su ordine della procura.

Il decreto di sequestro fatto scattare dalla procura di Milano nei confronti degli indagati dell’affaire Russiagate, tra cui Gianluca Savoini, “risulta sufficientemente motivato in merito alla necessità di acquisire tutta la documentazione cartacea ed informatica (screenshot) contenente riferimenti alla negoziazione che ha preceduto l’incontro registrato presso la hall dell’hotel Metropol in Mosca il 18 ottobre 2018, nonché ogni altra documentazione relativa all’esecuzione dell’accordo illecito, anche al fine di identificare tutti i soggetti coinvolti nella vicenda”.

I giudici del Riesame avrebbero aggiunto che la fonte non era anonima ma che non era stata svelata dal giornalista che aveva fatto avere il file audio ai magistrati e che si era avvalso del segreto professionale. Secondo i giudici, inoltre, Savoini si sarebbe rivolto in inglese ai suoi interlocutori: ecco perché il dialogo sarebbe stato intercettato in quella lingua.

Dalla registrazione al Metropol, emerge “lo schema delle parti coinvolte nella trattativa considerata illecita, la possibilità di reiterare l’accordo nel tempo, l’importo da retrocedere dopo il pagamento della fornitura petrolifera, la
necessità di agire rapidamente per l’avvicinarsi delle elezioni europee, l’utilità dell’accordo per entrambe le parti, la ripartizionedei compiti, la necessità di essere prudenti per non destare sospetti sul presunto ritorno illecito del denaro”.

L’audio registrato nella hotel dell’albergo di Mosca viene riportato mettendo in mostra non solo il ruolo di Savoini, ma anche degli altri due indagati italiani, Francesco Meranda e Gianluca Vannucci, che erano seduti al tavolo con tre intermediari russi per trattare l’acquisto di un grosso quantitativo di petrolio.  Secondo il Riesame, la circostanza che Savoini, Meranda e Vannucci stavano contrattando con Ylia Yakunin e con gli altri due soggetti russi del Metropol l’acquisto di grosse partite petrolifere, “prevedendo che una percentuale del prezzo pagato – nella misura indicata del 4% – sarebbe stata retrocessa per finanziare la campagna elettorale del partito politico Lega” emerge “in maniera ancora più nitida dalle parti della conversazione intrattenuta in inglese”.

In particolare, nelle motivazioni, si rimarca la circostanza che dalla trascrizione si evince come il “denaro ‘retrocesso’ fosse necessario per finanziare la campagna elettorale del partito politico Lega”.

Il giornalista de L’Espresso, che sarebbe riuscito a carpire qualche frase è a scattare delle foto, era presente nella hall
dell’albergo dove avviene l’incontro sospetto è riconosce alcuni dei sei soggetti presenti al tavolo. In questo senso, il collegio “osserva che, allo stato, non emergono degli atti (né la difesa lo ha prodotti) elementi per ritenere che la registrazione sia il frutto di una intercettazione illegittima, effettuata da un soggetto non presente al colloquio incriminato”, per cui lo stesso collegio “non ritiene che la registrazione audio di cui si discute provenga da fonte anonima”.


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