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Tasse non pagate: cosa succede?

4 Ottobre 2019 | Autore: Davide Luciani
Tasse non pagate: cosa succede?

Tasse non pagate: quali sono le implicazioni civili e penali in queste circostanze e cosa dicono in merito le recenti sentenze.

Sei in chiara difficoltà economica. La tua attività va male. Ci sono troppe spese da pagare e i soldi non ti bastano per arrivare a fine mese. Ad un certo punto, esasperato dall’ennesima imposta, hai preso una decisione drastica: non pagare più le tasse. Hai parlato della tua scelta in famiglia e hai ricevuto pareri contrastanti in merito. Da una parte, c’è chi ti appoggia e si è scagliato contro lo stato che vessa i cittadini. Dall’altra, chi, pur capendoti, ti invita a tornare sulla tua decisione perchè ha timore delle possibili conseguenze civili e penali. Ti sei quindi sentito meno sicuro della tua presa di posizione e hai iniziato a cercare maggiori informazioni. Hai così digitato su Google «tasse non pagate: cosa succede?». Ti sei ritrovato a leggere queste righe per cercare di sciogliere i tuoi dubbi. Ti dico subito che l’argomento è spinoso. Cercherò di spiegarti come funzionano i controlli fiscali italiani e quali sono le conseguenze civili e penali cui si va incontro.

Dichiarazione dei redditi: cos’è e a cosa serve?

La dichiarazione dei redditi è il documento contabile con cui vengono comunicate al Fisco le proprie entrate. Qui, devono essere inserite anche le imposte versate a partire dalla base imponibile e dalle aliquote fiscali per ciascuna tassa dovuta. Per poter compiere questa operazione è necessario compilare il modello 730. Puoi procedere anche autonomamente, ma è consigliabile che ti rivolga ad un commercialista per evitare problemi.

Cosa succede se non si compila il sopracitato documento? Per l’Agenzia delle Entrate, dal punto di vista fiscale, è come se tu non esistessi. Il classico nullatenente insomma. Ora, se non lavori in alcun modo e non prendi nessuna remunerazione non corri alcun rischio. Non stai evadendo le tasse. Il problema nasce se, invece, guadagni e non lo dichiari. In questo caso ci possono essere due scenari.

Il primo è che tu venga retribuito in contanti. In questo caso, stai evadendo le tasse, ma è difficile che la cosa venga scoperta. Non esistono infatti, prove materiali del tuo reato.

Diverso il caso in cui i pagamenti che ricevi siano tracciabili. Ipotizziamo che tu riceva dei soldi tramite bonifico. Il Fisco, attraverso l’Anagrafe dei conti correnti, può venire a conoscenza di tutti i movimenti in entrata e in uscita. In casi simili le possibilità di essere scoperti sono maggiori.

Vediamo, dunque, nello specifico quali rischi si corrono.

Cosa succede se lavori in nero

Esiste una specie di paradosso del contribuente in Italia. Di cosa si tratta? Del fatto che se tu non presenti una dichiarazione dei redditi e, dunque, non paghi nulla, potresti trovarti in guai maggiori di chi ha compilato il 730 ma non ha versato ciò che gli spettava. Questo perchè, in caso di controllo, il funzionario eseguirà un calcolo dei tuoi redditi in modo astratto. Quindi, invece di basarsi su quanto hai realmente percepito, il computo avrà come punto di riferimento la media degli operatori del tuo settore.

Facciamo un esempio pratico.

Massimo lavora in nero in un bar e percepisce uno stipendio di 600 euro al mese. Non dichiarando alcun reddito, i soldi che incassa sono netti. Se, però la cosa fosse scoperta, il Fisco calcolerà quanto gli spetta non sui 600 euro mensili che Massimo guadagna, ma sullo stipendio mensile netto di un barista che, in Italia, può arrivare anche a 1700 euro al mese. Cè molta differenza tra le due cifre. L’unica chanche che Massimo ha per far valere i suoi diritti è presentare un’opposizione. Molto spesso, però, questa strategia si rivela vana.

Ti ricordo che, per legge [1], la dichiarazione dei redditi si considera omessa quando, dopo 90 giorni dalla scadenza, non provvedi a presentare il modello 730 o quello Unico-Redditi.

Quando l’evasione fiscale diventa penale

Spiegare quando l’evasione fiscale sfocia nel campo del penale non è semplice. La legge ha stabilito alcuni criteri a riguardo. In linea generale, si può affermare che si configura un reato penale, quando la sanzione pecuniaria non basta a riparare del danno subìto dall’Erario.

In questa casistica, rientrano l’emissione di fatture false, il mancato versamento dell’Iva e la distruzione di documenti contabili. Sono considerate di rilevanza penale anche l’omessa dichiarazione, la dichiarazione fraudolenta e quella infedele.

Partiamo da queste ultime tre per spiegare meglio la casistica di riferimento. L’omessa dichiarazione è quella di cui abbiamo già parlato. Il reato scatta se l’imposta evasa supera la soglia dei 50.000 euro. La dichiarazione infedele si ha quando il contribuente, senza falsificare nulla, omette consapevolmente alcuni redditi percepiti o aumenta le spese. In questo caso il tetto fissato per configurare il reato penalè è di 150.000 euro. Infine, la dichiarazione si dice fraudolenta quando vengono manipolati i conti. La soglia prevista è di 30.000 euro. Nei primi due casi, è prevista la reclusione da 1 a 3 anni. Nell’ultimo, il minimo previsto dalla legge è di un anno e sei mesi, mentre il massimo è di 6 anni.

Diverso il discorso se si risulta colpevoli di occultamento e distruzione di documenti contabili. Qui, non vi è nessuna soglia minima a cui appellarsi perchè è palese la volontà di truffare lo Stato. Chi viene scoperto rischia la reclusione da sei mesi a cinque anni.

L’emissione di fatture false, invece, configura un reato di complicità. Infatti, in quel caso, si favorisce un terzo soggetto, permettendogli di pagare meno tasse. In tali circostanze, non esiste alcuna soglia minima cui appigliarsi. Anche se la cifra riportata sul documento è irrisoria, scatterà immediatamente la sanzione penale. La pena prevista è la reclusione che va da un anno e sei mesi a sei anni.

Il mancato pagamento dell’Iva merita, invece, un discorso a parte che affronteremo a breve.

Cosa succede penalmente se non pago l’Iva

il mancato pagamento dell’Iva prevede una doppia sanzione, civile e penale. La prima condanna il contribuente ad una multa del 30% di ogni importo non versato. Chi paga con un ritardo non superiore ai quindici giorni vede la propria sanzione ridotta a un quindicesimo per giorno di ritardo.

Diverso se l’importo non versato supera i 50.000 euro. In quel caso, scatta il penale e si rischia una condanna che va dai sei mesi ai due anni. Bada bene: la soglia indicata vale in caso di dichiarazione infedele. Se non presenti alcun tipo di modello 730 sei automaticamente sanzionato penalmente, qualunque importo tu abbia evaso. Cosa succede con le aziende in crisi di liquidità in questo caso? Per rispondere al quesito bisogna fare una distinzione tra cosa afferma la legge e qual’è l’orientamento prevalente.

Stando a quanto stabilito dalla Cassazione [2] è escluso che si possa invocare la crisi di liquidità al momento della scadenza del termine di versamento. La motivazione è semplice: l’Iva, nel momento in cui si incassa andrebbe accantonata in attesa del riversamento all’Erario. Per quanto nessuno si comporti in tale modo, lo Stato non fa eccezioni su questo passaggio.

Esiste, però, un modus operandi da parte dei legislatori che viene in aiuto alle aziende. Il reato, infatti, non si configura nel momento in cui il mancato pagamento deriva  dalla non ottemperanza degli obblighi da parte dei fornitori o da altre circostanze che possano assolvere l’imprenditore.

Quando nasce il reato di omessa dichiarazione dei redditi

Per quanto possa sembrare strano, l’omessa dichiarazione dei redditi non costituisce sempre reato. A stabilirlo è stata la Cassazione [3] con una sentenza destinata a rivoluzionare la casistica su questo tema. La Suprema Corte ha, infatti, stabilito che non si potrà più condannare chi omette di presentare la dichiarazione dei redditi, a meno che non venga dimostrata l’intenzionalità di evadere il Fisco. I giudici hanno, infatti, accolto il ricorso di un contribuente condannato in appello a nove mesi per evasione fiscale.

Ma cosa significa nel concreto? Fino a tale sentenza, la volontarietà non aveva alcuna rilevanza ai fini della condanna. Bastava che si dimostrasse il reato e il contribuente veniva punito. La Cassazione ha, però, affermato che il solo atto di evasione non basta. Nè può valere la mancata vigilanza sull’attività del commercialista, perché si configurerebbe un dolo non contemplato dalla legge. Per condannare un evasore fiscale serve dimostrare la sua effettiva intenzione di commettere il reato. Va da sé che questa sentenza è una sorta di «cappa protettiva» sul contribuente. Ma cosa si intende per volontarietà? Per i giudici il termine è sinonimo di «consapevolezza contributiva». Detto in altri termini, è necessario che chi paga, sia a conoscenza dell’effettivo importo che deve versare.

A questo punto, sorge un’altra domanda. Come si configura il reato di evasione fiscale? Possiamo affermare che servano due circostanze per condannare un contribuente. La prima è che, come già stabilito, sopravvenga il reato di dolo. Questo si configura quando viene superata la soglia di rilevanza penale dei reati tributari, fissata a 50.000 euro. La seconda è che si dimostri che il contribuente sia pienamente consapevole della quantità di tasse che deve pagare. Siamo di fronte, quindi, ad un’evidente svolta legislativa.

Quali sono i tempi di prescrizione

E’ bene che tu sappia che anche per questo tipo di reato esiste una prescrizione. Prima di entrare nel merito devo però ricordarti una cosa importante. La giurisprudenza, fino a qualche anno fa distingueva tra prescrizione dell’accertamento fiscale e prescrizione della riscossione esattoriale. Con il primo termine si intendeva il tempo trascorso per il controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il secondo è, invece, un periodo successivo al primo e inizia quando, dopo avere accertato nei termini di legge il mancato pagamento del tributo da parte del contribuente e averglielo contestato regolarmente, l’agente della riscossione orovvede al recupero coattivo.

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio [4] ha recentemente stabilito che i termini di prescrizione sono gli stessi sia in sede di accertamento che in sede di riscossione. Viene dunque a decadere la distinzione di cui abbiamo parlato sopra. Fatta chiarezza su questo aspetto vediamo cosa dice la giurisprudenza dell’argomento in questione.

La nuova disciplina, introdotta dall’ex ministro Padoan [5], ha raddoppiato gli anni di prescrizione. Originariamente, infatti il reato si dichiarava estinto entro cinque anni per omessa dichiarazione dei redditi e di quattro per evasione fiscale grave. Con la nuova normativa i termini sono stati raddoppiati rispettivamente in dieci e otto anni. Il calcolo parte dal primo gennaio successivo a quello in cui si sarebbe dovuto presentare il modello 730. Ciò significa che, se verrai scoperto in quel lasso di tempo dovrai pagare contributi, tasse e sanzioni di tutto quel periodo.

Attenzione, però: la giurisprudenza ha stabilito che il raddoppio dei termini vale solo se nei tempi ordinari è stato effettuato il controllo fiscale, ovvero quattro anni dalla dichiarazione dei redditi e cinque dalla sua mancata compilazione.In caso contrario non si può più essere sanzionati.

Facciamo un esempio.

Mario è il proprietario di un negozio dal 2012. Quest’anno, ha ricevuto un controllo fiscale per sospetta emissione di fatture false che si riferisce all’intero periodo della sua attività. Secondo la legge, però, egli è sanzionabile solo per i reati commessi dal 2014 ad oggi. Gli altri, poiché non sono mai stati sottoposti a verifica, vanno in prescrizione.

Dal punto di vista penale, il discorso è diverso. Per i reati inerenti alle violazioni sulle imposte dei redditi e sull’Iva il reato decade dopo otto anni da quando si è consumato il fatto. Ciò porta a tempistiche diverse a seconda della colpa commessa.

Vediamo di spiegare meglio.

Se Mario è colpevole della distruzione dei documenti contabili, la prescrizione scatterà nel momento in cui, ad un controllo, non mostrerà quanto gli è stato richiesto. Diversamente, se ha effettuato una dichiarazione fraudolenta, il suo reato si estinguerà a partire dalla data in cui ha presentato i documenti.

Ora, hai un quadro chiaro di cosa accade se non si pagano le tasse. Come hai visto, le pene sono severe e i tempi di prescrizione si sono allungati. Sta a te capire se il gioco vale la candela.



Di Davide Luciani

note

[1] D. Lgs. n. 74/2000.

[2] Cass. sent. n. 52971/2018.

[3] Cass. sent. n. 31343/19.

[4] Com. Reg. Trib. Lazio, sent. n. 1416/2019.

[5] L. n. 208/2015.


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