Arriva la tassa su colf e badanti

4 Ottobre 2019 | Autore:
Arriva la tassa su colf e badanti

Le famiglie e i privati che assumono collaboratori domestici potrebbero diventare sostituti d’imposta e pagare ogni mese Irpef e addizionali.

I datori di lavoro domestico, cioè coloro che assumono colf e badanti (ma anche giardinieri, governanti, babysitter…) per esigenze personali e familiari, ad oggi non sono sostituti d’imposta, al contrario di quanto avviene per la generalità dei datori di lavoro. In altre parole, chi assume una colf o una badante non è obbligato a trattenere le imposte a carico della collaboratrice in busta paga, ma è quest’ultima a dover pagare le imposte eventualmente dovute con la dichiarazione dei redditi (cioè alla presentazione del modello 730 o redditi).

Il datore di lavoro domestico, invece, si limita a versare, ogni tre mesi, i contributi previdenziali all’Inps, ed a trattenere in busta paga ogni mese alla colf, o alla badante, la propria quota di contributi.

In base a quanto emerso dalla Nadef (la nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza), tuttavia, presto questa situazione potrebbe cambiare: una nuova legge potrebbe infatti disporre a breve che anche i datori di lavoro domestico diventino sostituti d’imposta, quindi siano obbligati a trattenere le tasse dovute dai collaboratori domestici ed a riversarle allo Stato.

Arriva la tassa su colf e badanti, dunque? In realtà, per i datori di lavoro domestico non si tratterebbe di una tassa in più, in quanto le imposte sarebbero riversate allo Stato a seguito della corrispondente trattenuta nella busta paga della colf, o della badante.

Tuttavia, il dover elaborare una busta paga comprensiva anche del calcolo delle imposte dovute, ed il dover elaborare un modello F24 mensilmente, effettuandone il pagamento con la stessa periodicità mensile, costituirebbe senz’altro un aggravio per i datori di lavoro privati e per le famiglie in genere.

Senza parlare degli ulteriori adempimenti che, a questo punto, si renderebbero necessari: elaborazione obbligatoria del modello Cu annuale (cioè del modello di certificazione unica, nel quale figurano compensi erogati e trattenute effettuate al lavoratore, assieme a numerosi altri dati) ed invio all’Agenzia delle entrate, nonché elaborazione ed invio alle Entrate del modello 770.

Ad oggi, invece, il datore di lavoro domestico non è obbligato all’elaborazione ed alla trasmissione di Cu e 770, ma, su richiesta del lavoratore, deve fornire una certificazione dalla quale risultino compensi e trattenute, redatta senza doversi attenere a modelli prestabiliti e senza obbligo di invio alle Entrate.

La tassa su colf e badanti, quindi, se attuata si tradurrà con tutta probabilità in un aggravio di adempimenti e di spese: molte famiglie saranno di fatto costrette ad avvalersi di consulenti del lavoro ed altri professionisti abilitati per la gestione di queste nuove pratiche.

Ma a quanto potrebbero ammontare le imposte da trattenere in busta paga?

A quanto ammonterà la tassa su colf e badanti?

Calcolare a priori il peso delle trattenute fiscali in busta paga non è possibile: l’ammontare di Irpef e addizionali dipende, infatti, dalla retribuzione mensile e dall’applicazione di eventuali detrazioni (cioè di importi che abbassano l’Irpef dovuta).

La colf potrebbe, ad esempio, fruire della detrazione per redditi di lavoro dipendente e per figli o altri familiari a carico: in questo caso, sarebbe il datore di lavoro a dover quantificare dapprima l’imposta lorda, poi le detrazioni mensili, ed infine l’imposta netta da trattenere in busta paga.

Per quanto riguarda la detrazione per produzione di redditi di lavoro dipendente, bisogna considerare che il beneficio fa sì che l’Irpef non sia dovuta, nella generalità dei casi, per redditi annui imponibili inferiori a 8,174 euro: pertanto, ai collaboratori domestici con reddito basso il datore di lavoro non dovrebbe effettuare alcuna trattenuta. Dovrebbe, però, essere in grado di calcolare mensilmente reddito presunto e detrazioni, operazione che per alcuni potrebbe essere molto difficile senza un apposito gestionale o senza il supporto di un professionista.

Per i lavoratori domestici con redditi maggiori, le trattenute risulterebbero sempre più alte, al crescere degli stipendi.

Una colf con stipendio mensile, al netto della contribuzione, pari a 1200 euro, si ritroverebbe con un netto mensile di 1085 euro, applicando le detrazioni per redditi di lavoro dipendente, ed il datore di lavoro sarebbe obbligato a riversare ogni mese allo Stato 115 euro, pari a 1.495 euro all’anno.

Una badante con retribuzione mensile, al netto della contribuzione, pari a 1400 euro, si ritroverebbe con un netto mensile di 1217 euro, applicando le detrazioni per redditi di lavoro dipendente, ed il datore di lavoro sarebbe obbligato a riversare ogni mese allo Stato 183 euro, pari a 2.379 euro all’anno.

Ulteriori problemi potrebbero sopraggiungere in caso di applicazione del bonus Renzi da 80 euro al mese, o di conguaglio per più lavori della colf o della badante: nell’ipotesi di conguaglio annuale o di bonus Irpef a debito, la lavoratrice subirebbe delle trattenute ingenti, anche vicine ai mille euro, nel mese di dicembre, trattenute che il datore di lavoro sarebbe obbligato a versare allo Stato.


note

Autore immagine: 123rf.com


8 Commenti

    1. I regimi di orario che possono essere adottati per i lavoratori domestici sono i seguenti:
      per i conviventi a servizio intero, l’orario massimo settimanale è pari a 54 ore, l’orario massimo giornaliero è pari a 10 ore non consecutive, e le ore di riposo giornaliero sono pari a 11 ore consecutive, più ulteriori 2 ore, non retribuite, se l’orario giornaliero non è interamente collocato dalle 6 alle 14, o dalle 14 alle 22;
      per i conviventi a servizio ridotto, l’orario massimo settimanale è pari a 30 ore; l’orario massimo giornaliero è pari a 10 ore non consecutive, su 3 giorni settimanali, oppure può essere collocato dalle 6 alle 14, o dalle 14 alle 22; le ore di riposo giornaliero sono pari a 11 ore consecutive, più ulteriori 2 ore, non retribuite, se l’orario giornaliero non è interamente collocato dalle 6 alle 14, o dalle 14 alle 22;
      per i non conviventi, l’orario massimo settimanale è pari a 40 ore; l’orario massimo giornaliero è pari a 8 ore non consecutive, distribuite su 5 o 6 giorni settimanali; le ore di riposo giornaliero minimo sono pari a 11 ore consecutive, come previsto per la generalità dei lavoratori dipendenti.

  1. Mi è stato richiesto di svolgere l’attività nella giornata di domenica. Cosa deve concedermi il datore di lavoro?

    1. Se per esigenze imprevedibili al lavoratore domestico è richiesto lo svolgimento dell’attività nella giornata di domenica, o nella differente giornata di riposo settimanale, il datore di lavoro deve concedere:
      un riposo non retribuito equivalente (con lo stesso numero di ore) nel corso della giornata seguente;
      un compenso più elevato, pari:
      alla retribuzione globale di fatto (che comprende le indennità di vitto e alloggio, se spettanti) maggiorata del 60%;
      alla retribuzione globale di fatto maggiorata del 40%, per l’eventuale prestazione svolta nelle 12 ore di riposo settimanale non domenicale; fanno eccezione le ipotesi in cui il riposo sia recuperato in un altro giorno della stessa settimana.

  2. Non è la prima volta che si cerca di contrastare il lavoro nero trasformando la famiglia in sostituto d’imposta. Tutti i tentativi sono andati male per l’oggettiva difficoltà di renderla operativa. L’errore di fondo sta nell’affrontare il problema dal punto di vista sanzionatorio quando invece è strutturale. Le norme sono ferma a quando il domestico curava la casa, oggi il 50% cura la persona. Solo se si permette alla famiglia di portare a totale deduzione fiscale il costo dell’assistenza di ausilio è possibile sperare nell’emersione dal lavoro nero. Questo però non risolve il problema dell’evasione fiscale delle badanti. E’ quindi necessario che i servizi di assistenza di ausilio passino, come in Francia, attraverso imprese che, essendo sostituti d’imposta, tratterrebbero alla fonte le imposte.

  3. Se fosse consentita per il datore di lavoro la deduzione fiscale completa del costo della badante certo che emergerebbe il nero, ma per un semplice motivo di convenienza del datore di lavoro. E allora perché afferma che “ciò non risolverebbe il problema dell’evasione fiscale delle badanti”? Lo risolverebbe per forza: basta un controllo incrociato, tanta è la spesa del datore e tanto deve essere l’introito per la badante. Ma sarebbe troppo semplice: siamo il paese dei commercialisti e dei minchioni, orgogliosi di esserlo! 🙂 🙂

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