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Sconti fiscali a rischio se non diminuirà l’evasione

4 Ottobre 2019 | Autore:
Sconti fiscali a rischio se non diminuirà l’evasione

La lotta all’evasione fiscale dà una copertura finanziaria troppo incerta per la manovra: così gli sconti fiscali sono a rischio tagli per trovare risorse.

Ci sono novità nei contenuti della manovra finanziaria del Governo: i conti presentati l’altro ieri nella Nadef (la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza) non tornano più e ci si accorge che per farli quadrare mancano 7 miliardi di euro. Proprio quei 7 miliardi di maggiori entrate che dovrebbero arrivare, secondo le previsioni del Governo, dalla lotta all’evasione fiscale.

Il piano del Governo non entra nei dettagli e non spiega i modi in cui dovrebbe avvenire questo recupero, ma sembra di capire che per buona parte – almeno i due terzi e quindi circa 5 miliardi – abbia conteggiato gli effetti del meccanismo bonus-malus sull’Iva (sconti per chi paga con carte e aumenti per chi paga in contanti); l’aumento delle aliquote, però, all’ultimo momento è stato scongiurato ed escluso dallo stesso governo.

Siccome è saltata l’arma più precisa – aumentare per decreto l’Iva di un punto sugli acquisti in contante e ridurla di due o tre punti per chi paga con carte e bancomat – e il Governo sta cercando di evitare le impopolari misure di aumento delle altre imposte, il piano antievasione per recuperare queste risorse necessarie in tempi brevi (la manovra definitiva dovrà essere pronta entro il 20 ottobre) dovrà per forza di cose puntare sul taglio degli sconti fiscali.

Altrimenti, per finanziare la manovra rimarrebbero solo gli incentivi per chi pagherà in moneta elettronica e userà strumenti tracciabili: insomma nelle previsioni del Governo carte di credito e bancomat dovrebbero essere sufficienti per far emergere l’evasione e recuperare operazioni imponibili che oggi sono sommerse e non pagano l’Iva e le imposte sui redditi.

Ma all’Europa questo tipo di conteggi vaghi non piace: Bruxelles ha sempre rifiutato di accettare stime basate su voci d’entrata presunte. La Commissione Ue preferisce blindare il contenuto dei provvedimenti con clausole di salvaguardia, che vincolino i governi a misure stringenti se i gettiti previsti non dovessero per qualsiasi ragione arrivare. Come l’aumento dell’Iva che, però, il Governo si è impegnato a evitare e, ora, deve mantenere la parola per non perdere credibilità.

Da qui, il nodo risorse e il rischio di tagli alle varie forme di sconti fiscali: sembra l’unica via d’uscita per risolvere la situazione. Agevolazioni come le deduzioni e detrazioni d’imposta da portare in dichiarazione dei redditi potrebbero saltare oppure subire un serio giro di vite: ci sarebbe uno stop a spese come quelle sanitarie e per le ristrutturazioni edilizie (sul fronte della spesa, gli stessi ticket sanitari stanno già diventando legati al reddito).

Anche le compensazioni tra debiti Inps e crediti fiscali d’imposta non saranno più possibili a meno che non siano certificate in anticipo sull’ammontare, come ha dichiarato il presidente dell’Istituto Pasquale Tridico.

Occorre farlo anche perché altrimenti sarebbe impossibile finanziare il cuneo fiscale che richiede molte più risorse di quelle inizialmente previste: proprio ieri alla riunione di Assolombarda a Milano, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella e del presidente del Consiglio Conte, gli imprenditori, per bocca di Confindustria, si sono espressi a favore di misure per far ripartire i consumi e dunque la crescita economica, che passano anche attraverso gli incrementi salariali.

Quindi, per accontentare le parti sociali e tener fede agli stessi programmi dei partiti di Governo – senza toccare il reddito di cittadinanza – il cuneo fiscale dovrà essere potenziato rispetto alle previsioni iniziali (la Nadef lo faceva valere solo 2,7 miliardi nel 2020 e il doppio nel 2021, in soldoni 270 euro in media a lavoratore per il primo anno e 540 nel secondo).

I lavoratori aspettano queste restituzioni in busta paga al più presto; visto che ora le aziende si sono associate alla richiesta non saranno disposti ad aspettare. Il progetto iniziale del governo infatti lo aveva posticipato a luglio dell’anno prossimo, proprio per poterlo finanziare con il gettito che nel frattempo sarebbe arrivato dalla lotta all’evasione.

L’ipotesi più probabile dunque è che ora il Governo pianifichi il taglio degli sconti fiscali inserendoli come clausola di salvaguardia per convincere l’Europa sulla validità del piano e sulle coperture finanziarie effettive anziché presunte e stimate come finora. In questo modo, si rinvierebbe il conto agli anni successivi: aumenterebbero cioè l’Iva e le altre imposte se non dovesse arrivare il gettito previsto dai tagli che nel frattempo vengono subito disposti.

Intanto, lunedì prossimo 7 ottobre i sindacati incontreranno a palazzo Chigi il presidente Conte e chiederanno il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori. Se il Governo com’è probabile dirà di sì, ci sarà un motivo in più per trovare risorse subito, visti i ristretti tempi di approvazione della manovra  che richiedono di indicare coperture credibili: a questo punto l’unico modo che rimane, nei pochi giorni a disposizione prima della presentazione ufficiale dei provvedimenti, sembra proprio quello di tagliare una buona serie di sgravi e agevolazioni fiscali. Quali saranno lo sapremo presto: i tecnici del Mef sono in pieno lavoro e i disegni di legge saranno pronti entro la prossima settimana.



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