Assumere costerà di meno

4 Ottobre 2019
Assumere costerà di meno

Abbattimento del cuneo fiscale: ecco cosa potrebbe cambiare da gennaio 2020.

In questi giorni, si sta spesso parlando di proposte per l’abbattimento del cuneo fiscale. Lo chiede Boccia, presidente di Confindustria; lo chiede il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, «perché ridurre le tasse ai lavoratori è il primo step cui aggiungere le infrastrutture e il piano inclusione giovani». Insomma, una richiesta di abbattimento drastico del cuneo fiscale, in modo da aumentare occupabilità e reddito dei lavoratori. Anche a costo di cancellare misure come Reddito di cittadinanza e Quota 100, «con confluenza di tutte le risorse disponibili, compresi i 9,4 mld del bonus 80 euro verso l’abbattimento strutturale del cuneo fiscale». Abbattimento che, per produrre effetti significativi, dovrebbe essere però rilevante, almeno 13-14 miliardi – aggiunge Boccia – «non certo i due miliardi e qualcosa di cui leggiamo nella NaDef». Documento che per Bonomi non pare indicare alcuna discontinuità, prevedendo «nulla o quasi sulla spesa pubblica e più entrate per 7 miliardi». Il giudizio, («Presidente Conte, ci ripensi») non lascia spazio a troppi equivoci.

Ma è proprio da Conte che è partita l’idea di incentrare le poche misure espansive della Legge di Bilancio proprio sul taglio del cuneo fiscale. Il punto è che – come sarà noto a chiunque segue, da qualche anno, le vicende politiche del nostro Paese – questa promessa ha dimorato troppo tempo sulla bocca dei politici, senza passare dalle intenzioni ai fatti. Così il taglio al cuneo fiscale diventa ormai una strenna natalizia in occasione dell’approvazione della Legge di Bilancio.

Cosa significa tagliare il cuneo fiscale? Il cuneo fiscale non è altro che l’insieme di imposte e contributi che paga il datore di lavoro allo Stato per ogni lavoratore dipendente: imposte che vanno a gravare, insieme allo stipendio, sul costo della manodopera. Tecnicamente, il cuneo fiscale è dato dalla differenza tra quanto un lavoratore percepisce quale corrispettivo netto della sua prestazione di lavoro e quanto, invece, viene pagato dall’impresa, in termini di costo lordo del lavoro, per la medesima prestazione.

È chiaro, quindi, che, più è alto il cuneo fiscale, meno è conveniente assumere; più si abbassa questo indice più aumenta l’occupazione.

Dunque, l’intento del Governo è di rimettere in moto l’economia tramite il meccanismo delle assunzioni, che genera anche maggiori imposte: più si assume, più persone percepiscono un reddito e, quindi, pagano le tasse; aumentano i consumi e, quindi, la produzione, ma anche l’Iva. Insomma, un meccanismo virtuoso che, tuttavia, il nostro Stato dimostra di non riuscire a valorizzare.

Se è vero che la nuova Legge di Bilancio abbatterà il cuneo fiscale, sarà anche vero che assumere costerà di meno, senza dover ricorrere alle consuete agevolazioni regionali, di solito a carattere temporaneo, che consentono la decontribuzione totale o parziale, per i primi anni di assunzione.

“Il taglio del cuneo fiscale a cui il Governo sta lavorando conduce ad un beneficio medio di 40 euro mensili in busta paga per i lavoratori. Considerando il quadro della finanza pubblica italiana, che impone scelte oculate, si tratta di un sostegno importante al potere d’acquisto delle famiglie. È questo il senso delle parole pronunciate oggi ad Assisi dal premier Giuseppe Conte.” Lo affermano fonti di Palazzo Chigi.


2 Commenti

  1. Scusate se approfitto di questo articolo per chiedere un’informazione. Visto che si è parlato tanto di Quota 100….ho una domanda: Come funziona la pensione anticipata quota 100?

    1. La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100, con un’età minima pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni (non ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100).Se il lavoratore è iscritto all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (ad esempio se è un dipendente del settore privato iscritto al Fondo pensioni lavoratori dipendenti), occorrono anche 35 anni di contributi al netto dei periodi di malattia e di disoccupazione.I 38 anni di contributi possono essere ottenuti anche cumulando i contributi accreditati in gestioni diverse, escluse le casse dei liberi professionisti. Per saperne di più, puoi consultare il nostro articolo sulla pensione quota 100 a 62 anni https://www.laleggepertutti.it/237550_pensione-quota-100-a-62-anni

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