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Contratti online

4 Ottobre 2019
Contratti online

Firma contratti su internet: quali regole seguire per rendere valido l’accordo? Clausole vessatorie, informativa privacy e altre norme in materia.

Sempre più spesso i contratti vengono presentati e accettati su internet. Non esiste però alcuna legge che regoli in modo appropriato tali prassi. Sicché le norme applicabili sono, ancora in parte, quelle del codice civile, pensate in un’epoca in cui il contratto veniva concluso con una stretta di mano o con la firma su di un foglio di carta. In che misura tali regole possono essere adattate al mutato contesto tecnologico? È valida la firma di un contratto online con la semplice spunta sulla casella “accetto” o con un click sull’icona a forma di carrello?

Se hai intenzione di fare un piccolo e-commerce, se sei un professionista e vuoi erogare consulenze online, se vuoi ricevere da internet gli ordinativi dei tuoi clienti per i prodotti o i servizi che commercializzi, sei sul posto giusto. In questa breve guida ti spiegheremo come funzionano i contratti online, quali regole bisogna rispettare per la loro stesura e accettazione, quali informazioni fornire all’utente. Ma procediamo con ordine.

La forma dei contratti

La legge stabilisce che i contratti possono essere conclusi in qualsiasi modo vogliano le parti: quindi sia oralmente che per iscritto. Salvo nei rari casi in cui il documento cartaceo è richiesto a pena di nullità (ad esempio la locazione, la compravendita immobiliare, i contratti con una banca, ecc.), in tutte le altre ipotesi la forma scritta può essere solo un modo per facilitare la prova dell’esistenza del contratto e delle clausole in esso contenute. Insomma, il documento materiale non condiziona la legittimità del contratto ma ne rende più agevole la dimostrazione in caso di controversia tra le parti.

Ci sono infatti vari modi per provare la nascita di un rapporto giuridico tra le parti, diversi dal contratto scritto vero e proprio. Ad esempio lo scambio di email con cui i soggetti hanno avviato le trattative concordando i termini del futuro accordo o, più semplicemente, la stessa attuazione del contratto che è un comportamento concludente idoneo a rivelare la volontà delle parti.

Simone e Fulvio concludono un contratto su internet per la vendita di un oggetto usato. Simone, l’acquirente, si impegna a pagare a Fulvio, il venditore, 300 euro come prezzo per il bene in questione. Di questi soldi, 100 euro vengono versati in anticipo, al momento della spedizione. Fulvio però non spedisce mai l’oggetto e, dinanzi alle contestazioni di Simone, dichiara di non conoscerlo e di non sapere nulla del contratto. Anche se i due non hanno firmato un accordo scritto, le scuse di Simone non tengono: questi infatti ha accettato l’anticipo senza restituirlo, dimostrando quindi l’esistenza di un rapporto giuridico tra i due.

Luigi riceve un pacco da Leonardo per un presunto ordine effettuato sul sito di quest’ultimo. Luigi però non paga perché, a suo dire, non avrebbe mai concluso alcun contratto. Anche qui, il comportamento di Luigi che, ciò nonostante, abbia ritirato il pacco dalla posta e lo abbia trattenuto a casa, senza restituirlo al venditore, è indice della sua volontà di concludere l’affare.

La stessa regola si può applicare anche nei contratti su internet: se anche il venditore dovesse stilare un contratto non regolare nella forma o dovesse perderne la copia, egli potrebbe pur sempre dimostrare l’esistenza dell’obbligazione attraverso altre prove.

La legge sul commercio elettronico

A parte le norme del codice civile sui contratti, il nostro legislatore ha adottato una specifica normativa: la legge sul commercio elettronico [1].

La disciplina del commercio elettronico non si applica ai contratti:

  • che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, diversi da quelli in materia di locazione;
  • che richiedono per legge l’intervento di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l’esercizio di pubblici poteri;
  • di fideiussione o a garanzie prestate da persone che agiscono con fini estranei alle loro attività commerciali, imprenditoriali o professionali;
  • disciplinati dal diritto di famiglia o delle successioni.

Come si fanno i contratti online?

Il contratto on-line solitamente contiene delle condizioni generali di contratto predisposte da un solo contraente (il gestore del sito, venditore on-line): esse sono efficaci nei confronti dell’utilizzatore se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza. A tal fine è necessario che siano ben visibili sul sito.

Ci sono diversi metodi per concludere un contratto online. Sicuramente, la forma più sicura è quella di caricare, sul sito del venditore, il modello contratto in formato word o pdf; richiedere al cliente di stamparlo, compilarlo a penna indicando le proprie generalità, firmarlo e poi rispedirlo al venditore in originale oppure inoltrarlo tramite fax. Si tratta tuttavia di un sistema farraginoso, che allontanerebbe chiunque dalla conclusione dell’affare. Internet ci ha ormai “impigrito” e assuefatti alla facilità delle operazioni commerciali. Ecco quindi che il metodo più usato di conclusione dei contratti online è quello dell’accettazione delle condizioni generali, riportate su una pagina web, tramite la spunta di una casella (il cosiddetto “flag”). Sopra la casella è riportata una dicitura come «Accetto» oppure «Firmo il contratto». A tale spunta si assegna il significato di un consenso esplicito del cliente.

Immediatamente dopo la casella dell’accettazione del contratto, c’è una seconda casella – anch’essa da “flaggare” – con l’informativa sulla privacy. Non è necessario trascrivere interamente il contenuto di tale informativa, ben potendosi riportare un link che rimandi ad altra pagina. In ogni caso, l’informativa privacy va anche spedita per email all’acquirente in modo che ne conservi sempre una copia sul proprio pc, per l’esercizio dei diritti in qualsiasi momento.

Clausole vessatorie

Il codice civile stabilisce che tutte le clausole vessatorie – quelle cioè che implicano un particolare onere per chi accetta il contratto scritto interamente dalla controparte – debbano essere firmate: serve una seconda firma, ulteriore rispetto a quella con cui viene accettato il contratto. Nei contratti online questa firma può essere adempiuta con il click sulla casella “accettazione”. La validità della tecnica del “point and click” per accettare le clausole vessatorie è riconosciuta sia in ambito comunitario che nazionale [2].

Informazioni obbligatorie nei contratti online

Il venditore deve fornire, sul proprio sito, una serie di informazioni obbligatorie per legge. Si tratta delle seguenti informazioni:

  • nome, denominazione o ragione sociale;
  • domicilio o sede legale;
  • estremi che permettono di contattarlo rapidamente, compreso l’indirizzo e-mail;
  • numero di iscrizione al REA o al registro delle imprese;
  • numero di partita IVA (o altro numero di identificazione considerato equivalente nello Stato membro), se esercita un’attività soggetta a imposta;
  • indicazione, chiara e inequivocabile, dei prezzi e delle tariffe dei servizi da lui forniti, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna e altri elementi aggiuntivi da specificare;
  • indicazione delle attività consentite al consumatore e al destinatario del servizio e gli estremi del contratto se un’attività è soggetta ad autorizzazione o se la prestazione è fornita sulla base di un contratto di licenza d’uso;
  • l’informativa sul diritto di recesso;
  • l’informativa sulla privacy.

Se il venditore è un professionista che svolge una delle professioni regolamentate, egli deve indicare:

  • l’ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il merchant è iscritto e il numero di iscrizione;
  • il titolo professionale e lo Stato membro in cui è stato rilasciato;
  • il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigenti nello Stato membro di stabilimento e le modalità di consultazione dei medesimi.

Il venditore è poi tenuto a illustrare gli elementi essenziali del contratto (prezzo, modalità di consegna, costi di spedizione).

Contratti online senza impegni

Quando sulle pagine del sito di cui il venditore si serve vi sono indicazioni quali “senza impegno” o “salvo conferma”, l’offerta non vale come proposta a tutti gli effetti, in quanto non contiene tutti gli elementi essenziali per concludere il contratto. Il visitatore del sito è invitato a entrare in trattativa (invito a proporre), divenendo lui stesso il proponente, mentre il venditore, inviando a sua volta la conferma dell’ordine, diviene l’accettante.

Si può concludere un contratto online tramite email?

Le parti possono anche concludere un contratto con un semplice scambio di email senza firma digitale. Il contratto e-mail si ritiene concluso quando il proponente ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte; per cui, in teoria, dopo tale momento non è più possibile la revoca della proposta di acquisto nonostante l’oggetto non sia stato ancora spedito.

La conclusione del contratto online per email è di fatto ostacolata dal valore dell’email ordinaria che, nel nostro ordinamento, è una semplice riproduzione meccanica (al pari di una fotocopia). Non c’è infatti prova dell’invio e della ricezione della comunicazione. Tuttavia, se c’è uno scambio di email, è più difficile sconfessarne la validità. Difatti nessuna delle due parti, avendo risposto al messaggio dell’altro, potrà affermare di non averlo ricevuto.

Diritto di recesso

Il diritto recesso può essere esercitato dal consumatore senza necessità di fornire alcuna motivazione entro 14 giorni lavorativi dalla conclusione del contratto, per i servizi, o del ricevimento della merce, per i beni, senza alcuna penalità e dà diritto al rimborso del prezzo pagato. Tale diritto di recesso può essere esercitato, a scelta del consumatore, utilizzando il modulo di recesso o presentando una qualsiasi dichiarazione esplicita.

note

[1] D.lgs. n. 70/2003, art. 11.

[2] C.Giust. UE 21 maggio 2015 C-322/14, Giud. Pace Partanna 1° febbraio 2002 n. 15)

Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70

“Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico”

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 14 aprile 2003 – Supplemento Ordinario n. 61

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 14, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; Vista la legge 1° marzo 2002, n. 39, ed in particolare l’articolo 31 e l’allegato B;

Vista la direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della societa’ dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 24 gennaio 2003;

Vista la notifica alla Commissione europea effettuata ai sensi della direttiva 98/34/CE, con nota n. 2003 DAR 0029/I del 24 gennaio 2003;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 marzo 2003;

Sulla proposta dei Ministri per le politiche comunitarie, delle attivita’ produttive e per l’innovazione e le tecnologie, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze, dell’interno e per la funzione pubblica;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

(Finalita)

1. Il presente decreto e’ diretto a promuovere la libera circolazione dei servizi della societa’ dell’informazione, fra i quali il commercio elettronico.

2. Non rientrano nel campo di applicazione del presente decreto:

a) i rapporti fra contribuente e amministrazione finanziaria connessi con l’applicazione, anche tramite concessionari, delle disposizioni in materia di tributi nonche’ la regolamentazione degli aspetti tributari dei servizi della societa’ dell’informazione ed in particolare del commercio elettronico;

b) le questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali nel settore delle telecomunicazioni di cui alla legge 31 dicembre 1996, n. 675, e al decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171, e successive modificazioni;

c) le intese restrittive della concorrenza;

d) le prestazioni di servizi della societa’ dell’informazione effettuate da soggetti stabiliti in Paesi non appartenenti allo spazio economico europeo;

e) le attivita’, dei notai o di altre professioni, nella misura in cui implicano un nesso diretto e specifico con l’esercizio dei pubblici poteri;

f) la rappresentanza e la difesa processuali;

g) i giochi d’azzardo, ove ammessi, che implicano una posta pecuniaria, i giochi di fortuna, compresi il lotto, le lotterie, le scommesse i concorsi pronostici e gli altri giochi come definiti dalla normativa vigente, nonche’ quelli nei quali l’elemento aleatorio e’ prevalente.

3. Sono fatte salve le disposizioni comunitarie e nazionali sulla tutela della salute pubblica e dei consumatori, sul regime autorizzatorio in ordine alle prestazioni di servizi investigativi o di vigilanza privata, nonche’ in materia di ordine pubblico e di sicurezza, di prevenzione del riciclaggio del denaro, del traffico illecito di stupefacenti, di commercio, importazione ed esportazione di armi, munizioni ed esplosivi e dei materiali d’armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185.

Art. 2

(Definizioni)

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) “servizi della societa’ dell’informazione”: le attivita’ economiche svolte in linea -on line-, nonche’ i servizi definiti dall’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 21 giugno 1986, n. 317, e successive modificazioni;

b) “prestatore”: la persona fisica o giuridica che presta un servizio della societa’ dell’informazione;

c) “prestatore stabilito”: il prestatore che esercita effettivamente un’attivita’ economica mediante una stabile organizzazione per un tempo indeterminato. La presenza e l’uso dei mezzi tecnici e delle tecnologie necessarie per prestare un servizio non costituiscono di per se’ uno stabilimento del prestatore;

d) “destinatario del servizio”: il soggetto che, a scopi professionali e non, utilizza un servizio della societa’ dell’informazione, in particolare per ricercare o rendere accessibili informazioni;

e) “consumatore”: qualsiasi persona fisica che agisca con finalita’ non riferibili all’attivita’ commerciale, imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

f) “comunicazioni commerciali”: tutte le forme di comunicazione destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni, servizi o l’immagine di un’impresa, di un’organizzazione o di un soggetto che esercita un’attivita’ agricola, commerciale, industriale, artigianale o una libera professione. Non sono di per se’ comunicazioni commerciali:

1) le informazioni che consentono un accesso diretto all’attivita’ dell’impresa, del soggetto o dell’organizzazione, come un nome di dominio, o un indirizzo di posta elettronica;

2) le comunicazioni relative a beni, servizi o all’immagine di tale impresa, soggetto o organizzazione, elaborate in modo indipendente, in particolare senza alcun corrispettivo;

g) “professione regolamentata”: professione riconosciuta ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, ovvero ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319;

h) “ambito regolamentato”: le disposizioni applicabili ai prestatori di servizi o ai servizi della societa’ dell’informazione, indipendentemente dal fatto che siano di carattere generale o loro specificamente destinate. L’ambito regolamentato riguarda le disposizioni che il prestatore deve soddisfare per quanto concerne:

1) l’accesso all’attivita’ di servizi della societa’ dell’informazione, quali le disposizioni riguardanti le qualifiche e i regimi di autorizzazione o di notifica;

2) l’esercizio dell’attivita’ di un servizio della societa’ dell’informazione, quali, ad esempio, le disposizioni riguardanti il comportamento del prestatore, la qualita’ o i contenuti del servizio, comprese le disposizioni applicabili alla pubblicita’ e ai contratti, ovvero alla responsabilita’ del prestatore.

2. L’ambito regolamentato comprende unicamente i requisiti riguardanti le attivita’ in linea e non comprende i requisiti legali relativi a:

a) le merci in quanto tali, nonche’ le merci, i beni e i prodotti per le quali le disposizioni comunitarie o nazionali nelle materie di cui all’articolo 1, comma 3, prevedono il possesso e l’esibizione di documenti, certificazioni, nulla osta o altri titoli autorizzatori di qualunque specie;

b) la consegna o il trasporto delle merci;

c) i servizi non prestati per via elettronica.

3. Sono fatte salve, ove non espressamente derogate, le disposizioni in materia bancaria, finanziaria, assicurativa e dei sistemi di pagamento e le competenze degli organi amministrativi e degli organi di polizia aventi funzioni di vigilanza e di controllo, compreso il controllo sulle reti informatiche di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249, e delle autorita’ indipendenti di settore.

Art. 3

(Mercato Interno)

1. I servizi della societa’ dell’informazione forniti da un prestatore stabilito sul territorio italiano si conformano alle disposizioni nazionali applicabili nell’ambito regolamentato e alle norme del presente decreto.

2. Le disposizioni relative all’ambito regolamentato di cui all’articolo 2, comma 1 , lettera h), non possono limitare la libera circolazione dei servizi della societa’ dell’informazione provenienti da un prestatore stabilito in un altro Stato membro.

3. Alle controversie che riguardano il prestatore stabilito si applicano le disposizioni del regolamento CE n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

Art. 4

(Deroghe all’articolo 3)

1. Le disposizioni dei commi 1 e 2 dell’articolo 3, non si applicano nei seguenti casi:

a) diritti d’autore, diritti assimilati, diritti di cui alla legge 21 febbraio 1989, n. 70, e al decreto legislativo 6 maggio 1999, n. 169, nonche’ diritti di proprieta’ industriale;

b) emissione di moneta elettronica da parte di istituti per i quali gli Stati membri hanno applicato una delle deroghe di cui all’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 2000/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attivita’ degli istituti di moneta elettronica;

c) l’articolo 44, paragrafo 2, della direttiva 85/611/CEE, in materia di pubblicita’ degli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari;

d) all’attivita’ assicurativa di cui all’articolo 30 e al titolo IV della direttiva 92/49/CEE, terza direttiva sulle assicurazioni sui danni, agli articoli 7 e 8 della direttiva 88/357/CEE, seconda direttiva sulle assicurazioni sui danni; al titolo IV della direttiva 92/96/CEE, terza direttiva sulle assicurazioni sulla vita, e all’articolo 4 della direttiva 90/619/CEE, la seconda direttiva sulle assicurazioni sulla vita, come modificate dalla direttiva 2002/83/CE;

e) facolta’ delle parti di scegliere la legge applicabile al loro contratto;

f) obbligazioni contrattuali riguardanti i contratti conclusi dai consumatori;

g) validita’ dei contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili nei casi in cui tali contratti devono soddisfare requisiti formali;

h) ammissibilita’ delle comunicazioni commerciali non sollecitate per posta elettronica.

Art. 5

(Deroghe)

1. La libera circolazione di un determinato servizio della societa’ dell’informazione proveniente da un altro Stato membro puo’ essere limitata, con provvedimento dell’autorita’ giudiziaria o degli organi amministrativi di vigilanza o delle autorita’ indipendenti di settore, per motivi di:

a) ordine pubblico, per l’opera di prevenzione, investigazione, individuazione e perseguimento di reati, in particolare la tutela dei minori e la lotta contro l’incitamento all’odio razziale, sessuale, religioso o etnico, nonche’ contro la violazione della dignita’ umana;

b) tutela della salute pubblica;

c) pubblica sicurezza, compresa la salvaguardia della sicurezza e della difesa nazionale;

d) tutela dei consumatori, ivi compresi gli investitori.

2. I provvedimenti di cui al comma 1 possono essere adottati se, nel caso concreto, sono:

a) necessari riguardo ad un determinato servizio della societa’ dell’informazione lesivo degli obiettivi posti a tutela degli interessi pubblici di cui al comma 1, ovvero che costituisca un rischio serio e grave di pregiudizio agli stessi obiettivi;

b) proporzionati a tali obiettivi.

3. Fatti salvi i procedimenti giudiziari e gli atti compiuti nell’ambito di un’indagine penale, l’autorita’ competente, per il tramite del Ministero delle attivita’ produttive ovvero l’autorita’ indipendente di settore, deve, prima di adottare il provvedimento:

a) chiedere allo Stato membro di cui al comma 1 di prendere provvedimenti e verificare che essi non sono stati presi o che erano inadeguati;

b) notificare alla Commissione europea e allo Stato membro di cui al comma 1, la sua intenzione di adottare tali provvedimenti. Dei provvedimenti adottati dalle autorita’ indipendenti, e’ data periodicamente comunicazione al Ministero competente.

4. In caso di urgenza, i soggetti di cui al comma 3 possono derogare alle condizioni poste nello stesso comma. I provvedimenti, in tal caso, sono notificati nel piu’ breve tempo possibile alla Commissione e allo Stato membro, insieme ai motivi dell’urgenza.

Art. 6

(Assenza di autorizzazione preventiva)

1. L’accesso all’attivita’ di un prestatore di un servizio della societa’ dell’informazione e il suo esercizio non sono soggetti, in quanto tali, ad autorizzazione preventiva o ad altra misura di effetto equivalente.

2. Sono fatte salve le disposizioni sui regimi di autorizzazione che non riguardano specificatamente ed esclusivamente i servizi della societa’ dell’informazione o i regimi di autorizzazione nel settore dei servizi delle telecomunicazioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1997, n. 318, dalla cui applicazione sono esclusi i servizi della societa’ dell’informazione.

Art. 7

(Informazioni generali obbligatorie)

1. Il prestatore, in aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, deve rendere facilmente accessibili, in modo diretto e permanente, ai destinatari del servizio e alle Autorita’ competenti le seguenti informazioni:

a) il nome, la denominazione o la ragione sociale;

b) il domicilio o la sede legale;

c) gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l’indirizzo di posta elettronica;

d) il numero di iscrizione al repertorio delle attivita’ economiche, REA, o al registro delle imprese;

e) gli elementi di individuazione, nonche’ gli estremi della competente autorita’ di vigilanza qualora un’attivita’ sia soggetta a concessione, licenza od autorizzazione;

f) per quanto riguarda le professioni regolamentate:

1) l’ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il prestatore sia iscritto e il numero di iscrizione;

2) il titolo professionale e lo Stato membro in cui e’ stato rilasciato;

3) il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigenti nello Stato membro di stabilimento e le modalita’ di consultazione dei medesimi;

g) il numero della partita IVA o altro numero di identificazione considerato equivalente nello Stato membro, qualora il prestatore eserciti un’attivita’ soggetta ad imposta;

h) l’indicazione in modo chiaro ed inequivocabile dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi della societa’ dell’informazione forniti, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna ed altri elementi aggiuntivi da specificare;

i) l’indicazione delle attivita’ consentite al consumatore e al destinatario del servizio e gli estremi del contratto qualora un’attivita’ sia soggetta ad autorizzazione o l’oggetto della prestazione sia fornito sulla base di un contratto di licenza d’uso.

2. Il prestatore deve aggiornare le informazioni di cui al comma 1.

3. La registrazione della testata editoriale telematica e’ obbligatoria esclusivamente per le attivita’ per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62.

Art. 8

(Obblighi di informazione per la comunicazione commerciale)

1. In aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, le comunicazioni commerciali che costituiscono un servizio della societa’ dell’informazione o ne sono parte integrante, devono contenere, sin dal primo invio, in modo chiaro ed inequivocabile, una specifica informativa, diretta ad evidenziare:

a) che si tratta di comunicazione commerciale;

b) la persona fisica o giuridica per conto della quale e’ effettuata la comunicazione commerciale;

c) che si tratta di un’offerta promozionale come sconti, premi, o omaggi e le relative condizioni di accesso;

d) che si tratta di concorsi o giochi promozionali, se consentiti, e le relative condizioni di partecipazione.

Art. 9

(Comunicazione commerciale non sollecitata)

1. Fatti salvi gli obblighi previsti dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185, e dal decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171, le comunicazioni commerciali non sollecitate trasmesse da un prestatore per posta elettronica devono, in modo chiaro e inequivocabile, essere identificate come tali fin dal momento in cui il destinatario le riceve e contenere l’indicazione che il destinatario del messaggio puo’ opporsi al ricevimento in futuro di tali comunicazioni.

2. La prova del carattere sollecitato delle comunicazioni commerciali e’ onere del prestatore.

Art. 10

(Uso delle comunicazioni commerciali nelle professioni regolamentate)

1. L’impiego di comunicazioni commerciali che costituiscono un servizio della societa’ dell’informazione o ne sono parte, fornite da chi esercita una professione regolamentata, deve essere conforme alle regole di deontologia professionale e in particolare, all’indipendenza, alla dignita’, all’onore della professione, al segreto professionale e alla lealta’ verso clienti e colleghi.

Art. 11

(Esclusioni)

1. Il presente decreto non si applica a:

a) contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, diversi da quelli in materia di locazione;

b) contratti che richiedono per legge l’intervento di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l’esercizio di pubblici poteri;

c) contratti di fideiussione o di garanzie prestate da persone che agiscono a fini che esulano dalle loro attivita’ commerciali, imprenditoriali o professionali;

d) contratti disciplinati dal diritto di famiglia o di successione.

Art. 12

(Informazioni dirette alla conclusione del contratto)

1. Oltre agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, nonche’ a quelli stabiliti dall’articolo 3 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185, il prestatore, salvo diverso accordo tra parti che non siano consumatori, deve fornire in modo chiaro, comprensibile ed inequivocabile, prima dell’inoltro dell’ordine da parte del destinatario del servizio, le seguenti informazioni:

a) le varie fasi tecniche da seguire per la conclusione del contratto;

b) il modo in cui il contratto concluso sara’ archiviato e le relative modalita’ di accesso;

c) i mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore;

d) gli eventuali codici di condotta cui aderisce e come accedervi per via telematica;

e) le lingue a disposizione per concludere il contratto oltre all’italiano;

f) l’indicazione degli strumenti di composizione delle controversie.

2. Il comma 1 non e’ applicabile ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.

3. Le clausole e le condizioni generali del contratto proposte al destinatario devono essere messe a sua disposizione in modo che gli sia consentita la memorizzazione e la riproduzione.

Art. 13

(Inoltro dell’ordine)

1. Le norme sulla conclusione dei contratti si applicano anche nei casi in cui il destinatario di un bene o di un servizio della societa’ dell’informazione inoltri il proprio ordine per via telematica.

2. Salvo differente accordo tra patti diverse dai consumatori, il prestatore deve, senza ingiustificato ritardo e per via telematica, accusare ricevuta dell’ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili.

3. L’ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti alle quali sono indirizzati hanno la possibilita’ di accedervi.

4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si applicano ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.

Art. 14

(Responsabilita’ nell’attivita’ di semplice trasporto – Mere conduit-)

1. Nella prestazione di un servizio della societa’ dell’informazione consistente nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, o nel fornire un accesso alla rete di comunicazione, il prestatore non e’ responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che:

a) non dia origine alla trasmissione;

b) non selezioni il destinatario della trasmissione;

c) non selezioni ne’ modifichi le informazioni trasmesse.

2. Le attivita’ di trasmissione e di fornitura di accesso di cui al comma 1 includono la memorizzazione automatica, intermedia e transitoria delle informazioni trasmesse, a condizione che questa serva solo alla trasmissione sulla rete di comunicazione e che la sua durata non ecceda il tempo ragionevolmente necessario a tale scopo.

3. L’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa, avente funzioni di vigilanza, puo’ esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attivita’ di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 15 

(Responsabilita’ nell’attivita’ di memorizzazione temporanea – caching)

1. Nella prestazione di un servizio della societa’ dell’informazione, consistente nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non e’ responsabile della memorizzazione automatica, intermedia e temporanea di tali informazioni effettuata al solo scopo di rendere piu’ efficace il successivo inoltro ad altri destinatari a loro richiesta, a condizione che:

a) non modifichi le informazioni;

b) si conformi alle condizioni di accesso alle informazioni;

c) si conformi alle norme di aggiornamento delle informazioni, indicate in un modo ampiamente riconosciuto e utilizzato dalle imprese del settore;

d) non interferisca con l’uso lecito di tecnologia ampiamente riconosciuta e utilizzata nel settore per ottenere dati sull’impiego delle informazioni;

e) agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l’accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente sulla rete o che l’accesso alle informazioni e’ stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o un’autorita’ amministrativa ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione.

2. L’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa aventi funzioni di vigilanza puo’ esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attivita’ di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 16

(Responsabilita’ nell’attivita’ di memorizzazione di informazioni – hosting-)

1. Nella prestazione di un servizio della societa’ dell’informazione, consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non e’ responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:

a) non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attivita’ o l’informazione e’ illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceita’ dell’attivita’ o dell’informazione;

b) non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorita’ competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se il destinatario del servizio agisce sotto l’autorita’ o il controllo del prestatore.

3. L’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa competente puo’ esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attivita’ di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 17

(Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza)

1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 14, 15 e 16, il prestatore non e’ assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne’ ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivita’ illecite.

2. Fatte salve le disposizioni di cui agli articoli 14, 15 e 16, il prestatore e’ comunque tenuto:

a) ad informare senza indugio l’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attivita’ o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio della societa’ dell’informazione;

b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorita’ competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attivita’ illecite.

3. Il prestatore e’ civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall’autorita’ giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l’accesso, non ha provveduto ad informarne l’autorita’ competente.

Art. 18

(Codici di condotta)

1. Le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori promuovono l’adozione di codici di condotta che trasmettono al Ministero delle attivita’ produttive ed alla Commissione Europea, con ogni utile informazione sulla loro applicazione e sul loro impatto nelle pratiche e consuetudini relative al commercio elettronico.

2. Il codice di condotta, se adottato, e’ reso accessibile per via telematica e deve essere redatto, oltre che in lingua italiana e inglese, almeno in un’altra lingua comunitaria.

3. Nella redazione di codici di condotta deve essere garantita la protezione dei minori e salvaguardata la dignita’ umana.

Art. 19

(Composizione delle controversie)

1. In caso di controversie, prestatore e destinatario del servizio della societa’ dell’informazione possono adire, anche organi di composizione extragiudiziale che operano anche per via telematica. Tali organi, se operano in conformita’ ai principi previsti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale, sono notificati, su loro richiesta, alla Commissione dell’unione Europea per l’inserimento nella Rete europea di composizione extragiudiziale delle controversie.

2. Gli organi di composizione extragiudiziale delle controversie comunicano alla Commissione Europea, nonche’ al Ministero delle attivita’ produttive, che provvede a darne comunicazione alle Amministrazioni competenti per materia, le decisioni significative che adottano sui servizi della societa’ dell’informazione, nonche’ ogni altra informazione su pratiche, consuetudini od usi relativi al commercio elettronico.

Art. 20

(Cooperazione)

1. Presso il Ministero delle attivita’ produttive e’ istituito, senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, il punto di contatto nazionale che fornisce assistenza e collaborazione agli Stati membri e alla Commissione. Il punto di contatto e’ accessibile anche per via telematica.

2. Il Ministero delle attivita’ produttive, provvede affinche’ sul proprio sito siano rese tempestivamente disponibili, per le Amministrazioni pubbliche, per i destinatari e per i fornitori di servizi:

a) le informazioni generali sui diritti ed obblighi contrattuali e sui meccanismi di reclamo e ricorso disponibili in caso di controversie, nonche’ sui codici di condotta elaborati con le associazioni di consumatori iscritte nell’elenco di cui all’articolo 5 della legge 30 luglio 1998, n. 281;

b) gli estremi delle autorita’, organizzazioni o associazioni presso le quali possono ottenere ulteriori informazioni o assistenza;

c) gli estremi e la sintesi delle decisioni significative riguardo a controversie sui servizi della societa’ dell’informazione, comprese quelle adottate dagli organi di composizione extragiudiziale, nonche’ informazioni su pratiche, consuetudini od usi relativi al commercio elettronico.

Art. 21

(Sanzioni)

1. Salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni di cui agli articoli 7, 8, 9, 10 e 12 sono punite con il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 10.000 euro.

2. Nei casi di particolare gravita’ o di recidiva i limiti minimo e massimo della sanzione indicata al comma 1 sono raddoppiati.

3. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria dall’articolo 13 della citata legge 24 novembre 1981, n. 689, all’accertamento delle violazioni provvedono, d’ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto di accertamento delle violazioni di cui al comma 1 e’ presentato al Ministero delle attivita’ produttive, fatta salva l’ipotesi di cui all’articolo 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 22

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il trentesimo giorno dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.


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