Arriva la nuova cura contro l’emicrania

4 Ottobre 2019
Arriva la nuova cura contro l’emicrania

L’emicrania è una delle malattie più diffuse al mondo e una delle più disabilitanti. Negli ospedali, è disponibile la nuova terapia.

Buone notizie per chi soffre di emicrania. Arriva sul mercato una nuova classe di farmaci che, secondo gli studi, sono efficaci nel ridurre la frequenza degli attacchi. L’emicrania è stata ribattezzata ‘la regina delle cefalee’. Come dimostrano numeri del Censis, colpisce circa il 12% della popolazione mondiale e, per il 70% dei pazienti, gli attacchi sono invalidanti. Oggi, a Milano, la patologia è stata al centro di un incontro con alcuni dei maggiori esperti italiani di neurologia.

Non più i medicinali da banco, con cui finora il 50% degli emicranici ha provato a tenere sotto controllo la malattia, ma un nuovo anticorpo monoclonale, fremanezumab, i cui effetti sono stati documentati nel corso del programma di sviluppo clinico.

La nuova molecola anti-Cgrp, come riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos, si somministra con iniezione sottocutanea sulla coscia, indolore. Si fa una volta al mese ed è disponibile solo per i pazienti tra 18 e 70 anni, in linea con i risultati della sperimentazione. Il farmaco non è per tutti gli emicranici, ma indicato come terapia preventiva per i pazienti che soffrono di più di 5 giorni di attacchi al mese.

Teva ha recentemente presentato i risultati dello studio di fase III b Focus, che ha coinvolto circa 800 pazienti sia con emicrania cronica (più di 15 giorni di cefalea al mese) che episodica (meno di 15), tutti trattati per 12 settimane, dopo l’impiego senza successo di altre classi terapeutiche. Dai risultati, è emersa una riduzione significativa dei giorni di emicrania al mese.

“È la più importante risposta alla malattia degli ultimi 60 anni – ha spiegato Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’Irccs San Raffaele Pisana di Roma – perché per l’emicrania non basta un ‘estintore’ del dolore, che c’è già da 25 anni, ma serve anche un ‘impianto antincendio’, che oggi è disponibile. L’emicrania esige una soluzione preventiva che oggi possediamo. È una svolta epocale e si è imboccata anche la strada giusta per la ricerca”.

Lo specialista ha sottolineato che “Al mondo sono più di un miliardo le persone che ci convivono ed è la seconda causa di disabilità a livello globale. Si presenta come un mix di mal di testa e mal di mare, con nausea, spossatezza e attacchi che possono durare fino a 5 giorni. È una malattia solo umana e per lo più femminile”.

“Per decenni, l’emicrania è stata sottovalutata e considerata una condizione con cui convivere, solo negli ultimi anni gli è stato dato il giusto peso, con l’Oms che oggi la riconosce come la prima malattia più disabilitante per la popolazione al di sotto dei 50 anni”. Così Antonio Russo, responsabile del Centro cefalee all’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, è intervenuto a margine del convegno “Focus on emicrania”.

“L’impatto dell’emicrania si riconosce dalle gravi modifiche dello stile di vita – ha aggiunto Russo – a causa del mal di testa più del 50% dei pazienti non può condividere aspetti ludici come una festa di compleanno o la cena di Natale, più del 50% non riesce a gestire le attività con i figli, come accompagnarli a scuola o aiutarli a fare i compiti: è un problema che si ripercuote sugli altri membri della famiglia, impedendogli una vita serena”.

“Il dolore emicranico – ha ricordato Russo – coinvolge il più delle volte metà testa (da qui il nome ’emicrania’), è un dolore severo, pulsante, ma porta con sé anche altri sintomi come nausea, vomito, il bisogno di stare in silenzio o al buio, o quello di muoversi per evitare l’acuirsi del dolore. Oggi, abbiamo una nuova classe di farmaci specifica per l’emicrania e per il suo meccanismo di azione, ovvero la produzione di una molecola chiave, la Cgrp, che è responsabile della sintomatologia durante l’attacco”.

“Sulle cause dell’emicrania oggi sappiamo con certezza che la malattia ha un’impronta genetica, nel senso che il cervello dell’emicranico è predisposto a essere molto più sensibile a condizioni esterne quali quelle ambientali, climatiche, ormonali e umorali”. Così Bruno Colombo, direttore del Centro cefalee al Dipartimento di neurologia dell’ Irccs Ospedale San Raffaele – Università Vita-Salute di Milano.

“Essendo, quello dell’emicranico, un cervello meno reattivo – ha precisato Colombo – segnala questa condizione con il dolore, che è un segnale di allarme, una spia che indica una condizione di anomalia nel nostro sistema nervoso”.

“La ricerca al momento ha ottime basi – ha sottolineato Colombo – perché grazie a metodi di risonanza magnetica abbiamo mappato quali sono le zone del cervello che funzionano male, e quindi quali sono quelle condizionate dall’impronta genetica del paziente. Per esempio c’è un’area nel cervello che chiamiamo ‘pain matrix‘, dove viene elaborato il dolore, che nell’emicranico risulta molto diversa da quella di una persona normale: è una zona che non riesce a compensare bene determinati stimoli, innescando così il dolore”.


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