Immigrati: cosa prevede il nuovo decreto del Governo

4 Ottobre 2019 | Autore:
Immigrati: cosa prevede il nuovo decreto del Governo

Rimpatri più veloci e meno burocrazia per gestire il fenomeno immigrazione. Il capo della Polizia Gabrielli: non avere modalità di accesso produce illegalità.

Un totale di 13 Paesi sicuri per un rimpatrio dei migranti più veloce e meno burocrazia per gestire il fenomeno dell’immigrazione. Sono le principali novità del nuovo decreto in materia presentato questa mattina alla Farnesina dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e dal Guardasigilli Alfonso Bonafede. Si tratta di un decreto ministeriale che, pertanto, non avrà bisogno dell’approvazione del Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento accorcia da due anni a circa quattro mesi le procedure per i rimpatri ma – ha precisato Di Maio – si tratta «di un primo step e, comunque, di un decreto che non urla ma che fa i fatti ma che non vuole contrapporsi ad altri provvedimenti come il decreto sicurezza bis». Sui rimpatri, ha ammesso Di Maio, «siamo all’anno zero. Negli ultimi 14 mesi non sono stati implementati i necessari meccanismi, anche se ci sono stati dei miglioramenti».

«Con questo decreto, che prevede un elenco di Paesi sicuri per i rimpatri, si dimezzano i tempi per l’esame delle domande di protezione internazionale nei tribunali», ha esordito il ministro della Giustizia. «Firmo un decreto che ha ricadute sul sistema giustizia. Le domande di protezione internazionale sono in aumento e di fatto occupano grande spazio nei tribunali. Naturalmente – ha chiarito Bonafede – ci sarà una valutazione caso per caso ma sarà diverso il meccanismo dell’onere della prova, ossia non ci sono i presupposti per la protezione internazionale in mancanza di prova contraria. Tutto il sistema sarà più semplice e più celere».

I 13 Paesi elencati da Di Maio per i quali si accorciano le procedure per i rimpatri dei migranti sono Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capoverde, Kosovo, Ghana, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.

Sul fenomeno immigrazione ha usato parole molto dure questa mattina il capo della Polizia, Franco Gabrielli, intervenendo al Festival delle Città: «Oggi noi abbiamo un problema in questo Paese: che non c’è una modalità di acceso lecito e tutto questo produce quelle forme di illegalità che sono inevitabili».

Secondo Gabrielli, «finché il nostro Paese continuerà a gestire questo fenomeno nell’ambivalenza di un approccio ‘vogliamoci bene, tengo famiglia’ e non in un approccio che abbia una prospettiva strutturale, io credo che noi continueremo ad alimentare anche e non solo una percezione di insicurezza nei territori. Perché – ha aggiunto – quando tu non intraprendi percorsi di integrazione è ovvio che poi lasci il problema appeso». E quali sono i rischi? «Al netto dei flussi, al netto dei rimpatri – ha commentato il capo della Polizia – una parte significativa di queste persone permarranno sul nostro territorio e tanto più non avremmo costruito percorsi di integrazione tanto più questi costituiranno illegalità, il degrado, la criminalità e il terrorismo».

Non è un po’ esagerato? «Io – ha sentenziato Gabrielli – a volte preferisco i truci agli ipocriti, a volte i linguaggi duri sono molto meno capziosi dell’ipocrisia di chi immagina che il problema si risolva da solo».



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