Politica | Articoli

Crocifisso nelle scuole: le risposte a Fioramonti

4 Ottobre 2019
Crocifisso nelle scuole: le risposte a Fioramonti

Continuano i botta e risposta dei politici sulla presenza dei crocifissi nelle scuole. 

“Abbiamo un ministro che parla ogni giorno di crocifisso e merendine, ma anziché pensare a cosa appiccicare al muro pensasse a renderli più solidi i muri”. Lo ha detto Matteo Renzi al Festival delle città invocando “investimenti nell’edilizia scolastica”, come riportato dalla nostra agenzia di stampa Adnkronos.

“A oggi la disputa sulla presenza del crocifisso nelle scuole è quanto mai campata per aria: il crocifisso resta nelle aule scolastiche perché così impone la legislazione vigente. Spiace sottolinearlo, ma il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, deve studiare di più”. Così il consigliere regionale della Lega in Emilia-Romagna, Matteo Rancan, primo firmatario della risoluzione che impegna la Giunta ad attivarsi, per quanto di sua competenza, perché in tutte le scuole emiliano – romagnole continui a essere affisso il simbolo cristiano.

“La scelta di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche è il risultato di una serie di interventi della legislazione italiana dall’epoca risorgimentale ad oggi – si legge nel documento firmato anche da Gabriele Delmonte, Stefano Bargi, Fabio Rainieri, Daniele Marchetti, Marco Pettazzoni, Massimiliano Pompignoli e Andrea Liverani- : la normativa, relativa all’imposizione del crocifisso nelle scuole italiane, trova una prima indiretta indicazione nella legge Casati del 1859. Ad essa, sono susseguiti due Regi decreti (da ritenersi ancora in vigore in quanto mai abrogati) del 1924 e del 1928, relativi agli arredi scolastici delle scuole primarie e secondarie di primo grado, dove il crocifisso appare insieme al ritratto del re (aggiornato con il ritratto del presidente con l’avvento della Repubblica)”.

Ma c’è di più, proseguono gli esponenti del Carroccio: “La presenza del crocifisso negli spazi pubblici è passata anche al vaglio del Consiglio di Stato, della Corte Costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo (2009). Il Consiglio di Stato si è pronunciato due volte: la prima nel 1988 in cui ha ricordato che i due Regi decreti del 1924 e del 1928 sono tutt’ora vigenti, sottolineando che il crocifisso ‘a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da specifica confessione religiosa’ e la seconda volta, nel 2006, quando il Consiglio di Stato medesimo ha ribadito ‘la valenza dei due Regi decreti’. In più, il Consiglio di Stato n. 556 del 2006 ha, inoltre, chiarito l’idea di laicità in Italia, sostenendo che il principio di laicità non risulta compromesso dall’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche”.

La candidata leghista alla presidenza della Regione, Lucia Borgonzoni, aggiunge: “Il crocifisso costituisce anche un simbolo storico – culturale; esso rappresenta un segno di identificazione nazionale. Insieme a altre forme di vita collettiva e di pensiero, esso rappresenta uno dei percorsi di formazione del nostro Paese e in genere di gran parte dell’Europa, la cui origini cristiane non possono essere né negate né cancellate”.

“D’altronde – sottolinea Borgonzoni – il crocifisso non è un simbolo discriminatorio, bensì richiama valori civilmente rilevanti ed è simbolo della cultura italiana e, come tale, ha anche una funzione educativa, a prescindere dalla religione professata: è la testimonianza delle radici del Paese. La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non impedisce infatti agli studenti di altre culture e religioni di esprimersi, ma esprime che la laicità, tutelata dalla stessa Costituzione, è conseguenza delle radici cristiane d’Italia. Il rischio vero, infatti, è quello di intendere il concetto di laicità della scuola e dello Stato come luoghi privi di storia, di radici e di cultura”.

“Pretendere che gli insegnanti e gli alunni siano privi di idee proprie. Uno Stato laico dovrebbe garantire a tutti di poter vivere la propria fede, non per togliere ma per aggiungere e tutelare; in questo modo la laicità diventa una ricchezza e non un impoverimento, ma il crocifisso nelle scuole non è una questione di fede, bensì di cultura” conclude Borgonzoni.


note

Autore immagine: 123rf com.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma io da credente, voglio che il crocifisso nelle scuole ci sia. I miei figli vanno al catechismo, seguono la messa la domenica e lo fanno a loro libera scelta. Nessuno li costringe. Poi, a scuola c’è la lezione di religione. Chi è contrario non segue la lezione e non è un simbolo religioso in classe a compromettere la crescita di un bambino. Sono ben altre le cose che vanno cambiate e sui cui bisogna spostare la’ttenzione, a mio parere. Ad esempio, il bullismo, gli atti di violenza psicologica e fisica degli insegnanti, ecc.

  2. siamo uno stato laico? Secondo me, no. su quante questioni la Chiesta si intromette? E non andiamo a fare i buonisti. Che non è un crocifisso a disturbare. Sono più gli adulti che fanno questioni inutili su questi argomenti. Fra bambini, se non ci sono influenze negative dei genitori, loro giocano tranquillamente

  3. Doriana, d’accordo con te. Nessuno mai, tanto meno il ministro, va a chiedere ai bambini cosa ne pensano, chissà quante sorprese. Inoltre i problemi gravi e seri nella scuola sono cosi tanti che un ministro avrebbe ben altre cose a cui pensare.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube