Rider: nuove tutele

7 Ottobre 2019
Rider: nuove tutele

Nuovi diritti per i rider, i fattorini che effettuano consegne a domicilio organizzate con piattaforme digitali.

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, commenta così l’intesa raggiunta ieri su un emendamento al Dl Crisi in discussione al Senato: “La maggioranza di Governo ha trovato l’accordo sui rider e sono molto soddisfatta perché finalmente anche questi lavoratori avranno maggiori diritti e tutele”.

L’accordo, spiega il ministro, prevede due tipi di intervento: ai ciclofattorini impiegati in maniera continuativa saranno garantire le tutele del lavoro subordinato, mentre a quelli che lavorano in maniera occasionale e discontinua sarà assicurato un pacchetto minimo di diritti inderogabili (dal divieto di cottimo alla paga minima oraria collegata ai Contratti nazionali di riferimento, salute e sicurezza, tutele previdenziali) a cui può affiancarsi una regolamentazione specifica tramite la stipula di contratti collettivi.

“Il principale obiettivo di questo intervento è stimolare, anche in tale settore, la contrattazione collettiva che avrà il compito di regolare in concreto la figura dei rider”, conclude.

Il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, scrive su Facebook: “Abbiamo, proprio ieri sera, trovato in Senato un’intesa di maggioranza sul provvedimento che disciplina il lavoro e la protezione dei rider. Sono molto soddisfatto, non era semplice perché la proposta del precedente governo non ci piaceva per nulla. Fosse passata quell’impostazione non si sarebbero avute più tutele e più garanzie economiche per i lavoratori, ma semplicemente niente più lavoro e le aziende sarebbero letteralmente scappate”. E aggiunge: “Siamo riusciti a proporre alcuni emendamenti al decreto che daranno sì dignità ai lavoratori, rispettando le peculiarità positive (anche dal punto di vista di una parte rilevante dei lavoratori coinvolti) di questa nuova forma di organizzazione del lavoro, ma nel contempo anche rassicurazioni alle imprese”.

“Non bisogna aver paura dell’innovazione, anche nel settore del lavoro, ma occorre accompagnare il cambiamento garantendo i lavoratori e le imprese – evidenzia Faraone -. Ultima annotazione, sapete ai sensi di quale legge abbiamo trovato tutele e garanzie economiche per i rider? Ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 81 del 15 giugno 2015, il terribile Jobs Act”. “Lo dovevano cancellare, radere al suolo, seppellire e chi più ne ha più ne metta. Si è rivelato un grandissimo strumento per creare lavoro, garantire flessibilità alle imprese e dignità ai lavoratori”, conclude il senatore di Italia Viva.

Non piace agli 800 rider, già protagonisti di una raccolta firme nei mesi scorsi contro la proposta del Governo, l’accordo di maggioranza raggiunto ieri sera sull’emendamento da inserire nel Dl crisi relativamente alle nuove tutele da prevedere per i ciclofattorini.

“Siamo passati dalla padella alla brace. L’emendamento è insensato e pericoloso, perché obbliga le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali ma i rider iscritti ai sindacati si contano sulle dita di una mano e il motivo è semplice: siamo lavoratori autonomi e quello che propongono i sindacati è lontano anni luce da quello che interessa a noi”, si legge.

“Chiediamo un incontro urgente al ministro Catalfo per arrivare a una soluzione condivisa: il decreto potrebbe essere corretto semplicemente dando a reali rappresentanti dei rider il potere di trattare a livello aziendale con ciascuna piattaforma, indipendentemente se parte di sindacati tradizionali oppure no. Speriamo in un po’ di buonsenso e di ascolto da parte del Governo, per una volta. Altrimenti diventerà troppo tardi”, concludono.

“È certamente un passo avanti rispetto al vecchio Dl e apprezziamo la volontà del ministro Catalfo di riprendere in mano un dossier che sembrava chiuso. Resta da capire, e su questo siamo ben più scettici di prima, se poi il pacchetto di misure sarà efficace e se davvero sarà in grado di estendere diritti e tutele”. Così Riders Union Bologna commenta il testo dell’emendamento al Dl crisi su cui la maggioranza parlamentare ha trovato un accordo. Uno scetticismo, proseguono conversando con la nostra agenzia di stampa Adnkronos, alimentato dal fatto che servirebbe, ribadiscono, “una stretta vigorosa al lavoro occasionale che rischia di diventare lo sfogatoio di tutte le imprese: senza stretta le aziende si riorganizzeranno per evitare che i lavoratori continuativi di fatto non esistano più, solo collaborazioni”.

“Nel complesso, pur essendo apprezzabile nell’intento, l’intervento non risulta particolarmente innovativo”. A dirlo Carlo Majer, co-managing partner di Littler Italia, riferendosi al decreto legge 101/2019, entrato in vigore il 5 settembre scorso. “Il provvedimento – fa notare – si inserisce nel filone dei recenti interventi legislativi, primo fra tutti, il cosiddetto Statuto dei lavori autonomi, volti a predisporre una regolamentazione minima a favore dei lavoratori che, in quanto non subordinati, risultano sprovvisti di numerose tutele“.

“Il legislatore – spiega – non ha fatto altro che sancire in via legislativa le conclusioni cui in realtà era già pervenuta la Corte d’Appello di Torino nel caso Foodora del 2019, con tutti i relativi limiti. In questo caso, infatti, la giurisprudenza era già giunta alla conclusione secondo cui, pur restando tecnicamente autonomo, il rapporto di lavoro dei rider dovesse essere ricondotto nell’ambito delle collaborazioni etero-organizzate, cui si applica, almeno in parte, la disciplina del lavoro subordinato”.

“L’applicazione di tale disciplina – avverte – non era tuttavia lì sancita in via definitiva, ma veniva subordinata alla verifica caso per caso della effettiva etero-organizzazione datoriale, vale a dire la sussistenza in capo al committente del potere di determinare le modalità della prestazione, pur in mancanza della possibilità di esercitare un vero e proprio potere gerarchico e disciplinare”.

“Il legislatore, pertanto, essendosi limitato a recepire tale orientamento, non ha in realtà risolto la questione della qualificazione del rapporto di lavoro dei rider, ma ha solo autorizzato l’applicazione nei loro confronti della disciplina del rapporto di lavoro subordinato, lasciando che siano ancora una volta i giudici, in definitiva, ad avere l’ultima parola”, aggiunge.

“Il decreto – continua Carlo Majer – ha previsto, in generale, l’applicabilità nei loro confronti della disciplina del rapporto di lavoro subordinato, e in particolare: la possibilità di determinare il compenso in base alle consegne effettuate (a cottimo), purché in misura non prevalente; la possibilità di riconoscere un compenso su base oraria, a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata; l’assoggettamento alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; l’applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

“La proposta di emendamento al decreto legge Crisi, che riguarda i rider, sembra andare nella direzione giusta: la presenza di diritti sindacali insieme a retribuzione e tutele dignitose”. È il commento della Uiltucs, Unione italiana lavoratori del turismo, commercio, servizi, che si occupa dei lavoratori della Gig Economy. “D’altronde – spiega il sindacato – anche in Francia la legge sul lavoro tramite piattaforme prevede il diritto di rappresentanza sindacale per i gig worker”.

“Nella sfida che le tecnologie impongono oggi al mercato del lavoro – incalza la Uiltucs- le parti sociali devono mettere al primo posto unacosa sola: la persona. I dati, gli algoritmi, la privacy devono essere strumenti utili per ottenere condizioni di lavoro dignitose al passo coi tempi”. “Abbiamo assistito, durante le ultime audizioni in commissione al Senato, a un tentativo di lobbying poco etico da parte di chi ha voluto giocare la carta disperata del ‘divide et impera’ tra i rider per evitare di migliorare il decreto legge”, spiega ancora il sindacato.

“Come Uiltucs – aggiunge il sindacato – chiediamo ad Assodelivery e alle aziende delle consegne a domicilio una responsabilità sociale di impresa capace di mettere al centro i diritti dei lavoratori. Siamo pronti al confronto già da tempo con una nostra proposta capace di coniugare flessibilità e diritti, cioè quello che vogliono i fattorini. Ci auguriamo comunque -conclude la Uiltucs- che la legge possa davvero rispecchiare le attese, sia di chi fa il fattorino come lavoro principale, sia di chi lo fa come secondo lavoro o lavoro marginale“.


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