Autismo: arriva un nuovo metodo terapeutico

4 Ottobre 2019
Autismo: arriva un nuovo metodo terapeutico

Un nuovo studio che favorisce trattamenti terapeutici innovativi per i pazienti autistici.

L’autismo, definito più correttamente disturbo dello spettro autistico, rientra tra i disturbi del neurosviluppo. Le conoscenze in merito sono in continuo sviluppo. Negli anni, sono state effettuate diverse ricerche scientifiche basate sull’evidenza. Oggi, come riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos, è stato inaugurato, presso l’azienda ospedaliero-universitaria Ruggi di Salerno, l’ambulatorio dedicato esclusivamente alla videoterapia e al ‘therapeutic filmmaking’ per i disturbi dello spettro autistico.

Il progetto ‘Videoterapia e disturbi dello spettro autistico’ nasce all’Università degli Studi di Salerno dal lavoro di ricerca sull’efficacia delle immagini di Anna Chiara Sabatino, 28 anni, dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione e regista di documentari. Sabatino, insieme a Valeria Saladino, 29 anni, psicologa e dottoranda all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, e a Grazia Pastorino, 36 anni, specializzanda in Neuropsichiatria infantile presso l’Aou Salerno, ha costituito il primo nucleo di un gruppo di ricerca per lo sviluppo di un progetto sperimentale interdisciplinare.

Basandosi sulle teorie e le pratiche più avanzate della medicina narrativa contemporanea, che pone al centro la comunicazione, la narrazione e la comprensione delle diverse storie di quanti intervengono nella malattia e partecipano al processo di cura, l’équipe ha elaborato e proposto un primo studio clinico, che già vede l’approvazione del Comitato etico Campania Sud e dell’Istitutional Review Board dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Secondo una metodologia innovativa, che coniuga insieme le tecniche del documentario partecipativo e del counseling strategico breve, il team segue costantemente con le macchine da presa le azioni e le comunicazioni tra i partecipanti, osservando così da vicino le dinamiche familiari e mostrando poi loro le problematiche comportamentali su cui è necessario intervenire. I genitori sono coinvolti in prima persona in sedute di parent training e i giovani pazienti sono incitati a diventare sceneggiatori, registi e protagonisti di un cortometraggio autobiografico, definito ‘videofarmaco’, che racconta la storia della loro esperienza di cura.

Il ‘therapeutic filmmaking’, ossia il processo di fare il film in cui i partecipanti sono coinvolti, è l’elemento metodologico più innovativo e allo stesso tempo più efficace del protocollo proposto dal giovane gruppo di ricerca. Gli outcome valutati prima e dopo la partecipazione al progetto sono stati estrapolati dalla somministrazione di test standardizzati che hanno tenuto conto di diverse aree. Di sicuro, spiegano gli ideatori, “quello che possiamo definire miglioramento delle prestazioni ha riguardato le aree sociali, della comunicazione, dell’adattività e l’impatto sul sistema famiglia”. Il gruppo di ricerca ha concluso con successo i primi trattamenti e sta adesso lavorando per ampliare il campione.


7 Commenti

  1. Salve. Sono una mamma di un bambino autistico. Credo molto in queste terapie che consentono al bambino di interagire e tenersi occupato, distrarsi, attivare la sua creatività. Sapreste dirmi se ci sono consigli anche per i genitori? in modo i genitori possono aiutare il loro figlio autistico?

    1. Sul disturbo dello spettro autistico abbiamo intervistato uno specialista che sull’argomento ci ha spiegato che: “I genitori devono essere attenti ai comportamenti dei loro figli e, se notano comportamenti anomali, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio pediatra di fiducia ed esporre le loro perplessità. In Italia, ad accorgersi del problema dell’autismo sono per lo più le mamme. I genitori sono una grande risorsa, perché se non ci fossero loro probabilmente molte diagnosi non riusciremmo a farle. In secondo luogo, i genitori giocano un ruolo importantissimo nel trattamento. Sono coinvolti direttamente nella terapia dei bambini autistici e possono riadattare il loro comportamento e le richieste che fanno ai loro figli sulla base delle caratteristiche di questi ultimi. I genitori possono facilitare decisamente la vita dei figli autistici. Credo sia molto importante che questi genitori non si sentano senza speranza e non si identifichino nella malattia dei loro figli. Devono continuare a vivere come coppia e come famiglia al di là delle difficoltà che il proprio figlio ha. Questa è certamente la cosa più difficile perché spesso sono lasciati soli.” Per saperne di più, leggi la nostra intervista https://www.laleggepertutti.it/272837_autismo-sintomi-e-diagnosi

  2. Salve… Il mio bambino è un amore. Il pediatra mi ha detto che potrebbe essere autistico, ma ancora non possiamo saperlo con certezza. A che età si può diagnosticare l’autismo?

    1. Secondo quanto dichiarato dallo specialista che abbiamo intervistato in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/272837_autismo-sintomi-e-diagnosi : “la diagnosi certa viene fatta ai 3 anni, ma dai 18 ai 24 mesi può essere fortemente sospettata. Si preferisce fare una diagnosi certa ai 3 anni perché una quota di bambini che a 2 anni presenta i sintomi dell’autismo, ai 3 anni può aver recuperato e cioè “uscire dalla diagnosi”. Questa percentuale è pari a circa il 10%. E’ una quota minima. E’ importante individuare i bambini a forte rischio perché questo consente di iniziare un trattamento molto precoce”.

  3. Allo stato non si conoscono le cause dell’autismo, tuttavia le ricerche condotte assegnano sempre di più un ruolo importante a fattori genetici e prenatali nel determinismo dei disordini autistici; al contrario, il rapporto tra tale disturbo e i vaccini non è supportato da studi seri e credibili.Ne consegue che la tesi in forza della quale in casi dubbi si potrebbe esprimere parere favorevole alla concessione delle provvidenze, sul presupposto che non potendosi escludere alcuna causa in ordine alla genesi dell’autismo, l’eventualità di un ruolo dei vaccini non potrebbe essere pretermessa, non sarebbe fondata su un giudizio di certezza o almeno di probabilità, bensì su una ipotesi meramente teorica e non dimostrabile.

  4. L’impossibilità di godere del supporto necessario a garantire la piena soddisfazione dei bisogni di sviluppo, istruzione e partecipazione del minore disabile comporta la lesione della correlativa situazione soggettiva di vantaggio, di rango costituzionale, che dà luogo al diritto al risarcimento del danno esistenziale.(Nel caso di un minore, con una grave forma di autismo, non ha potuto usufruire, per un determinato lasso di tempo, della totalità delle ore di sostegno previste del piano di studi personalizzato).

  5. Mio nipote affetto da grave disturbo autistico di difficile gestione per via del forte disaccordo tra i coniugi, il giudice ha disposto che le decisioni di maggior interesse per la salute siano assunte collegialmente dalla responsabile di Neuropsichiatria infantile e da quella del Centro autismo presso cui il minore è in cura

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