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Certificato medico falso: cosa si rischia

6 Ottobre 2019
Certificato medico falso: cosa si rischia

Reati per il medico che attesta e per il paziente che dichiara una malattia non esistente. Tutte le ipotesi in cui si commette il reato di falso. 

Quando si arriva a falsificare un certificato medico, di solito, è per ottenere qualche giorno di assenza dal lavoro. Ora, però, la tentazione di creare documenti non originali da consegnare al datore dovrebbe essere meno forte rispetto al passato: l’attestazione di malattia, infatti, viene ormai trasmessa in via telematica all’Inps dallo stesso medico curante. Sicché, non dovrebbero esserci più spazi per l’illecito in questione. Al massimo, potrebbe verificarsi che un dipendente, d’accordo con il proprio medico, finga di essere malato facendosi rilasciare da questi un’attestazione non corrispondente al vero.

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha affrontato il tema del certificato medico falso: cosa si rischia quando si compie tale azione? Qual è la sanzione per il medico e quale quella per il suo paziente? È la scusa per affrontare il tema con riferimento al certificato medico in generale, quello ad esempio che si produce in palestra o all’assicurazione per un risarcimento conseguente a un incidete stradale, al certificato da produrre alle commissioni di invalidità o in tribunale come giustificazione del testimone assente.

Certificato medico falso al datore di lavoro: cosa si rischia?

Partiamo proprio dal tema affrontato dalla Suprema Corte: quello del certificato medico falso presentato al datore di lavoro a giustificazione dell’assenza per malattia.

Secondo i giudici supremi, il comportamento del dipendente che taroccò un certificato medico, dichiarando di essere malato per non lavorare, è da considerarsi «sleale». In quanto tale, mina irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore e può comportare, quindi, il licenziamento in tronco.

Falsa malattia: cosa si rischia?

A questo comportamento viene equiparato quello della falsa malattia, attestata dal medico su un certificato autentico. Fingere di non poter lavorare e poi farsi beccare dagli ispettori mentre si svolge un secondo lavoro o si esegue un’attività incompatibile con la patologia significa una sola cosa: licenziamento per giusta causa.

Il reato scatta sia con che senza la compiacenza del medico. Ad esempio ,potrebbe succedere che l’interessato lamenti al medico curante dei sintomi che non possono essere rilevati a livello diagnostico tanto da indurre in errore il sanitario. A riguardo, secondo la Cassazione [2], integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale, la condotta di chi, simulando disturbi di rilevanza psichiatrica, induce il sanitario a redigere certificazione relativa ad una malattia inesistente per finalità non contenziose. Allo stesso modo, scatta il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale nel caso di un uomo che, presentandosi al punto di pronto soccorso di un ospedale, rende dichiarazioni non veritiere, idonee a trarre in inganno i sanitari, che, confidando nella verità di quanto loro esposto, redigono certificati medici falsi. (Fattispecie relativa a certificati di malattia relativi a sinistri mai verificatisi).

Come scoprire un certificato medico falso

In ogni caso, la condotta del dipendente può essere smascherata attraverso la visita fiscale. Il medico dell’Inps potrebbe infatti contraddire il certificato del medico privato e ordinare al dipendente di rientrare al lavoro. Il lavoratore che vuole contestare il certificato del medico dell’Inps deve farlo immediatamente, ossia all’esito della visita fiscale dichiarando espressamente di non accettare il giudizio eseguito all’esito della visita. Il medico fiscale deve annotare la contestazione del lavoratore sul referto da lui stesso redatto, e consegnarla all’Inps insieme al certificato. L’ultima parola sulla contestazione del dipendente spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps.

Andando oltre, la Cassazione [3] ha ritenuto licenziabile anche il dipendente che, pur effettivamente malato, si è comportato in modo tale da pregiudicare la pronta guarigione. Egli ha, infatti, il dovere di non ostacolare il decorso della patologia e non compiere attività che potrebbero allontanare il rientro al lavoro (ad esempio un secondo lavoro quando incompatibile con lo stato morboso).

In questa ulteriore ipotesi, la condotta del dipendente può essere smascherata con gli agenti investigativi che possono essere incaricati di pedinare il lavoratore poco onesto dopo il termine del turno.

Falso certificato: cosa rischia il medico?

Il medico curante che attesta, sul certificato, di aver visitato il proprio assistito e di aver rilevato una malattia commette il reato di falso ideologico [4]. Egli è, infatti, un pubblico ufficiale e la bugia è più grave rispetto a quella dichiarata da un privato. Pertanto, viene punito con la reclusione da uno a sei anni.

Falsificare un certificato medico: cosa rischia il paziente?

Ipotesi diversa è quella di chi, avendo ricevuto dal proprio medico un certificato originale e autentico, lo modifichi in un successivo momento (ad esempio, alteri a penna il numero di giorni di riposo necessari). In tal caso, egli commette il reato di falso materiale in atto pubblico. La pena è di due anni di reclusione [5].

Falsa ricetta medica: cosa si rischia?

Scatta, infine, il reato di falsità materiale commessa dal privato a carico di chi forma una falsa ricetta su carta intestata di un medico con prescrizione di un farmaco (ad esempio contenente un principio attivo di natura stupefacente). Difatti, la ricetta, anche se non redatta sull’apposito modulo del Servizio sanitario nazionale, attesta il diritto dell’interessato all’erogazione del medicinale a cagione dell’accertato stato di malattia [6].


note

[1] Cass. sent. n. 24872/19.

[2] Cass. sent. n. 896/2014 e n. 32759/2014.

[3] Cass. sent. n. 7641/19. «Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio (confermato il licenziamento per il lavoratore in periodo di assenza per infortunio sorpreso a svolgere attività lavorativa particolarmente gravosa quale la guida di automezzi e il carico/scarico di materiale, tale da comprometterne o ritardarne la guarigione)».

[4] Art. 479 cod. pen.

[5] Cassazione penale , sez. V , 22/10/2018 , n. 55385. Integra il reato di falso materiale in atto pubblico l’alterazione di una cartella clinica mediante l’aggiunta, in un momento successivo, di una annotazione, ancorché vera, non rilevando, infatti, a tal fine, che il soggetto agisca per ristabilire la verità, in quanto la cartella clinica acquista carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata. (In motivazione la Corte ha precisato che la cartella clinica costituisce un documento avente funzione di “diario” della malattia e di altri fatti clinici rilevanti, la cui annotazione deve avvenire contestualmente al loro verificarsi).

[6] Cass. sent. n.13509/2015.


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5 Commenti

  1. La diagnosi riportata nel referto medico ha natura di fede privilegiata, essendo preordinata alla certificazione di una situazione caduta nella sfera conoscitiva del pubblico ufficiale, che assume anche un rilievo giuridico esterno alla mera indicazione sanitaria o terapeutica; integra, pertanto, il reato di falso materiale in atto pubblico di cui all’art. 476 c.p. la condotta del medico che abbia alterato un certificato medico mediante l’aggiunta di una annotazione, ancorché vera, in un contesto cronologico successivo e, pertanto, diverso da quello reale, a nulla rilevando che il soggetto agisca per ristabilire la verità effettuale, in quanto la certificazione medica del Pronto Soccorso acquista carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata.

  2. Il referto compilato dal medico fiscale attestante l’assenza del lavoratore in malattia ad una visita di controllo durante la fascia oraria di reperibilità non fa piena prova fino a querela di falso delle circostanze ivi risultanti che siano oggetto di percezione sensoriale da parte del pubblico ufficiale (medico fiscale), e pertanto suscettibili di errore di fatto; in relazione ad esse, dunque, non è necessario proporre querela di falso, essendo invece sufficiente fornire prove idonee a vincere la presunzione di veridicità del verbale secondo l’apprezzamento rimesso al giudice di merito.

  3. Il referto compilato in occasione della visita di controllo dal medico, che assume in relazione al relativo accertamento la qualifica di pubblico ufficiale, deve essere considerato atto pubblico; come tale esso è dotato di efficacia di piena prova, sì che il giudice è vincolato alle risultanze del documento, mentre l’unico mezzo concesso alle parti per contrastato è la proposizione della querela di falso.

  4. È responsabile di favoreggiamento personale il sanitario, il quale non si limiti ad omettere il dovuto referto, ma tenga una condotta attiva, contraria alle indagini, che la polizia giudiziaria stia svolgendo, ed idonea a far sorgere il pericolo che le investigazioni siano eluse o falliscano le ricerche dell’indiziato.

  5. Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del medico, la condotta del paziente che, simulando disturbi inesistenti, in tal modo determina il sanitario a redigere la certificazione medica richiesta.

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