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Parabola sul balcone

6 Ottobre 2019
Parabola sul balcone

Regole per installare antenna tv o satellitare sul balcone proprio o su quello del vicino.

La giurisprudenza ha ormai riconosciuto che esiste un vero e proprio diritto all’antenna tv, espressione della più ampia libertà di pensiero e di espressione riconosciute dalla Costituzione. Difatti, per poter esprimere le proprie opinioni è necessario innanzitutto informarsi e la televisione è sicuramente il metodo più veloce e più semplice. Ecco perché il Codice civile è andato via semplificando le regole sull’installazione dell’antenna. Le stesse regole possono essere utilizzate con riferimento alla televisione satellitare che diverge dalla prima solo per il tipo di segnale, ma non per la funzione. Ecco dunque tutto ciò che c’è da sapere sulla parabola sul balcone. In questa guida, ti spiegheremo quali autorizzazioni bisogna richiedere per montare la parabola, se è possibile collocarla sul proprio balcone, sulla facciata dell’edificio, sul tetto o, addirittura, sul balcone del vicino. Ma procediamo con ordine.

Le norme del Codice civile sull’antenna e sulla parabola

Esistono tre norme del codice civile che disciplinano l’antenna e, quindi, anche la parabola:

  • l’art. 1117, comma 1, n. 3: sono di proprietà di tutti i condomini (salvo il titolo contrario), tra le altre cose, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all’uso comune, i sistemi centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino al punto di utenza, salvo quanto disposto dalle normative di settore in materia di reti pubbliche;
  • l’art. 1120, comma 2, n. 3: prevede che i condomini – con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio – possono disporre le innovazioni che, nel rispetto della normativa di settore, hanno ad oggetto l’installazione di impianti centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino alla diramazione per le singole utenze, ad esclusione degli impianti che non comportano modifiche in grado di alterare la destinazione della cosa comune e di impedire agli altri condomini di farne uso secondo il loro diritto;
  • l’art. 1122-bis, comma 1: stabilisce che le installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze devono essere realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale, preservando in ogni caso il decoro architettonico dell’edificio, salvo quanto previsto in materia di reti pubbliche. Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l’interessato deve darne comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi; l’assemblea può prescrivere adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell’edificio; e l’assemblea, con la stessa maggioranza, può altresì subordinare l’esecuzione alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali;
  • l’accesso alle unità immobiliari di proprietà individuale deve essere consentito ove necessario per la progettazione e per l’esecuzione delle opere; e non sono soggetti ad autorizzazione gli impianti destinati alle singole unità abitative.

Posso montare la parabola sul mio balcone?

Ciascun condomino è libero di installare l’antenna sul proprio balcone senza dover chiedere l’autorizzazione all’assemblea o comunicare i lavori all’amministratore. Solo un regolamento condominiale approvato all’unanimità (con votazione in assemblea o con accettazione davanti al notaio, al momento dell’acquisto di ogni appartamento, da parte di tutti i condomini) può disporre diversamente.

Posso collocare la parabola sul tetto del palazzo?

Il tetto del palazzo, il terrazzo o il lastrico solare sono parti comuni, appartenenti a tutti i condomini. A norma del Codice, ciascuno ne può far uso purché non pregiudichi il pari uso degli altri, ossia non impedisca agli altri di utilizzare l’area per lo stesso o altri fini. Poiché un’antenna non occupa molto spazio e consente a tutti i condomini di montarne una propria, ciascuno di essi è libero di installare la propria parabola sul tetto, sul lastrico o sul terrazzo. Anche in questo caso, non è necessario chiedere autorizzazione all’assemblea o comunicare i lavori all’amministratore.

Posso collocare la parabola sulla facciata dell’edificio?

Più difficoltoso può essere installare la parabola sul muro perimetrale: in parte, perché la realizzazione potrebbe essere pericolosa per terzi e richiederebbe il passaggio di giri; in parte, perché potrebbe violare il decoro architettonico dell’edificio. In tal caso, bisognerà chiedere prima il consenso all’assemblea per evitare un’azione legale rivolta alla rimozione dell’impianto.

Posso costringere il vicino a montare la mia parabola sul suo balcone?

La Cassazione [1] ha sancito il diritto di collocare nella proprietà altrui antenne televisive [2] ma solo se per l’utente è impossibile utilizzare spazi propri o condominiali, dal momento che altrimenti non sarebbe giustificato il sacrificio imposto ai proprietari. Di ciò ne deve dare dimostrazione lo stesso interessato.

Si tratta di un principio costante enunciato anche in precedenti occasioni.

Qualora sul terrazzo di uno stabile condominiale sia installata per volontà della maggioranza dei condomini un’antenna televisiva centralizzata e un condomino o un abitante dello stabile intenda invece installare un’antenna autonoma, l’assemblea dei condomini può vietare questa seconda installazione solo se la stessa pregiudichi l’uso del terrazzo da parte degli altri condomini o arrechi comunque un qualsiasi altro pregiudizio apprezzabile e rilevante ad una delle parti comuni. Al di fuori di tali ipotesi, una delibera che vieti l’installazione deve essere invece considerata nulla, con la conseguenza che il condomino leso può far agire in tribunale per far accertare il proprio diritto all’installazione stessa.

Con un’altra pronuncia la Cassazione [3] ha detto che il diritto all’antenna è un diritto soggettivo che non può essere limitato. L’unico limite imposto dalla legge al titolare dell’impianto è che l’installazione non deve impedire in alcun modo il libero uso della proprietà secondo la sua destinazione, né arrecare danni alla proprietà medesima [4].

Inoltre, con riguardo ad un edificio in condominio, anche se dotato di antenna televisiva centralizzata, tanto l’assemblea dei condomini, quanto il regolamento da questa approvato non possono vietare l’installazione di singole antenne ricetrasmittenti sul tetto comune da parte dei condomini [5].

Inquilino in affitto: può montare una parabola?

Anche chi è in affitto o in comodato ha lo stesso diritto di installare una antenna o una parabola, proprio come se fosse il proprietario dell’appartamento. Infatti, la legge si limita all’attuazione di un diritto, a favore di tutti gli abitanti dell’edificio, all’installazione e alla manutenzione degli impianti, pure contro la volontà degli altri abitanti [6].


note

[1] Cass., sent. 7 luglio 2017, n. 16865

[2] Ex artt. 1 e 3 della legge 554/1940 e dall’art. 231 del D.P.R. 156/1973.

[3] Cass., sent. 21 agosto 2003, n. 12295.

[4] Come deciso da Cass., Sez. Unite, sent. n. 1005/1960 e sent. n. 3728/1976.

[5] Cass., sent. 3 agosto 1990, n. 7825.

[5] Art. 1 della legge 554/1940

[6] Tale diritto ha contenuto personale e non reale e, quindi, il suo titolare può essere, oltre al condomino, anche il conduttore (Cass., sent. 25 febbraio 1986, n. 1176) e il comodatario (Trib. Palermo, sent. 13 maggio 1991), mentre lo stesso diritto non spetta invece all’utente che non abita nell’edificio (App. Lecce,  sent. 8 febbraio 1994).


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