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Trieste: due poliziotti uccisi in questura

9 Ottobre 2019
Trieste: due poliziotti uccisi in questura

Sparatoria a Trieste. Cordoglio unanime per la tragedia. Il mondo politico esprime la vicinanza alle famiglie delle vittime.

Due poliziotti sono stati uccisi oggi pomeriggio davanti alla questura di Trieste. Secondo le prime ricostruzioni, raccontate in una testimonianza dall’agenzia Adnkronos, due uomini erano stati portati in questura sugli sviluppi di un’indagine per rapina. Uno dei due ha chiesto di poter andare in bagno e ha aggredito un agente. Nella colluttazione, è riuscito a impadronirsi della pistola del poliziotto e ha fatto fuoco ferendo gravemente due poliziotti e un altro in maniera più lieve, venendo poi fermato. Da quanto si apprende, i due rapinatori erano fratelli.

Le vittime della sparatoria erano l’agente Pierlugi Rotta, 34 anni di Napoli, e l’agente scelto Matteo De Menego, 31 anni di Velletri. Entrambi in servizio presso l’Upgsp, sono morti dopo i tentativi disperati di rianimazione.

“Siamo in ostaggio, dentro la questura di Trieste perché sono stati arrestati due, forse domenicani, non lo so, io lo visti entrare, e un secondo dopo quando ho aperto il portone di ingresso, ho sentito degli spari”. Così una poliziotta racconta i concitati momenti della sparatoria alla Questura di Trieste nella quale due agenti sono rimasti uccisi ed un terzo ferito. Un racconto trafelato, disponibile in voce sul sito Adnkronos.

“Praticamente dentro l’ufficio volanti, hanno preso una o due pistole ai colleghi che li hanno arrestati, e hanno cominciato a sparare. Due colleghi sono feriti all’ufficio volanti, io non so niente stavo entrando ed ero senza pistola e quindi mi sono dovuta rifugiare in un ufficio, anzi prima in uno scantinato poi in un ufficio, non mio. – continua il racconto – Uno è scappato, è uscito dalla questura con l’arma in mano e l’hanno ucciso davanti alla questura, l’altro sta vagando per la questura e non l’abbiamo ancora trovato probabilmente è dentro lo scantinato e un collega adesso ha detto che si sta cominciando ad arrendere”.

Sul posto si è recato il capo della Polizia Franco Gabrielli. Il mondo politico ha espresso cordoglio per questo drammatico fatto.

”Sentimenti di profondo dolore e cordoglio alle famiglie dei due agenti rimasti uccisi nella sparatoria in prossimità della Questura di Trieste”. Sono sono le parole del Sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo che esprime ”solidarietà e commossa vicinanza alla Polizia di Stato”.

“Esprimo il mio più sentito cordoglio alla Polizia di Stato per i due agenti rimasti uccisi a Trieste e tutto il mio sdegno per quanto avvenuto. Ai familiari dei due ragazzi che hanno perso la vita, mentre con coraggio e abnegazione svolgevano il loro dovere di tutori della sicurezza e della legalità, giunga tutta la miavicinanza”. Lo ha dichiarato il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, in merito al grave fatto di sangue accaduto alla Questura di Trieste che ha visto due agenti di polizia rimanere uccisi nel corso di una sparatoria. Il Presidente Casellati ha aggiunto: ”Chi colpisce un uomo delle Forze dell’ordine, colpisce lo Stato. Oggi, l’Italia intera piange due dei suoi figli migliori”.

“Due poliziotti uccisi a Trieste, una tragedia che colpisce le forze dell’ordine e semina lutto e dolore in altre due famiglie di autentici e silenziosi eroi che quotidianamente rischiano la vita per la nostra sicurezza e per i quali dobbiamo fare di più. La sparatoria di stasera è un colpo al cuore del Paese. In questo momento prevale il cordoglio e la vicinanza alla Polizia e ai familiari dei due agenti così barbaramente assassinati”. Lo dichiara Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia.

“Sgomento e rabbia per l’uccisione a Trieste di due agenti e il ferimento di altri tre, per mano di due rapinatori. Il mio cordoglio e la mia vicinanza vanno alle famiglie di questi giovani che hanno dato la vita per difendere la nostra sicurezza e a tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato. Che i due bastardi assassini marciscano in galera per il resto dei loro giorni: sia fatta giustizia, senza attenuanti e senza sconti”. Lo dichiara Giorgia Meloni, presidente di Fdi.

“Da Trieste arrivano notizie drammatiche. In questo momento di indicibile dolore, siamo vicini alle famiglie dei due poliziotti morti nella grave sparatoria avvenuta davanti alla Questura. Tutta la nostra solidarietà alla Polizia di Stato che ancora una volta paga un tributo di sangue per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”. Lo dichiara Roberta Pinotti, responsabile Sicurezza del Partito Democratico.

“Sconcerto e dolore per quanto accaduto a Trieste. Da italiano, una preghiera per i due agenti uccisi e un abbraccio alle loro famiglie. Sempre e comunque dalla parte delle nostre Forze dell’Ordine. Per gli assassini, nessuna pietà”. Lo scrive su Facebook Matteo Salvini.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli, il seguente messaggio: “Ho appreso con profonda tristezza la notizia della barbara uccisione dell’agente scelto Matteo De Menego e dell’agente Pierluigi Rotta, feriti mortalmente presso la Questura di Trieste mentre erano impegnati in una operazione di servizio. In questa dolorosa circostanza, desidero esprimere a lei ed alla Polizia di Stato la mia solidale vicinanza, rinnovando i sentimenti di considerazione e riconoscenza per il quotidiano impegno degli operatori della Polizia al servizio dei cittadini. La prego di far pervenire ai familiari degli agenti le espressioni della mia commossa partecipazione al loro dolore“.

“La mia vicinanza e quella di tutto il governo alle famiglie dei due agenti di Polizia che oggi a Trieste hanno perso la vita mentre svolgevano con coraggio il loro lavoro. Chi colpisce un uomo delle Forze dell’ordine, colpisce lo Stato e colpisce ognuno di noi”. Lo scrive Luigi Di Maio su Twitter.

Il Dipartimento della Protezione Civile esprime “il più profondo cordoglio alla Polizia di Stato e ai familiari dei due agenti rimasti uccisi durante una sparatoria avvenuta nel pomeriggio di oggi a Trieste”. Il Capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, rinnova la “stima e l’apprezzamento per tutti coloro che con dedizione operano ogni giorno nei molteplici ambiti per il bene e la sicurezza dei nostri cittadini”.

“Terribili le notizie di Trieste. Le mie condoglianze alle famiglie degli agenti. E alla grande famiglia della Polizia”, lo scrive Matteo Renzi su Facebook.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, è domenicano, regolare sul territorio italiano, come il complice, l’uomo che ha sparato all’impazzata uccidendo sul colpo l’agente Pierluigi Rotta, 34 anni, e l’agente scelto Matteo Demenego, 31 di Velletri, entrambi in servizio all’Upgsp. Ventinove anni uno, 32 l’altro, sono entrambi in stato di fermo.

Numerose volanti della polizia con i lampeggianti accesi e a sirene spiegate, nella tarda serata di ieri all’Altare della Patria, hanno reso omaggio ai due poliziotti uccisi nella sparatoria alla questura di Trieste. Le auto della polizia sono state schierate davanti al monumento al Milite Ignoto.

Aggiornamenti

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Alejandro Stephan Meran, l’assassino dei due agenti uccisi ieri alla Questura di Trieste. In serata, il magistrato di turno ed il procuratore, dopo che il primo in Questura aveva sentito il fratello del pluriomicida, si sono recati in ospedale per interrogare l’indagato che si è avvalso della facoltà di non rispondere. I magistrati lo hanno dichiarato in stato di fermo. E’ attesa la decisione del gip sulla convalida del fermo.

Emergono nuovi particolari sul duplice omicidio di ieri pomeriggio di due agenti della questura di Trieste. Con una nota ufficiale è proprio la questura a spiegare come all’interno dell’Ufficio prevenzione generale, Alejandro Augusto Sthephan Meran, 29enne dominicano fermato per il furto di uno scooter, dopo aver chiesto di andare in bagno, nell’uscire riusciva a prendere la pistola d’ordinanza in dotazione “all’agente Pierluigi Rotta esplodendo due colpi al lato sinistro del petto e all’addome”. Sentiti
gli spari, l’agente scelto Matteo Demenego “usciva per verificare cosa stesse accadendo, venendo a sua volta attinto sotto la clavicola sinistra, al fianco sinistro e alla schiena”. Sarà l’autopsia a stabilire quali sono stati i colpi mortali.

E’ quanto emerge dalla ricostruzione della Questura di Trieste sui fatti avvenuti ieri.

Tutto inizia quando, in via Carducci, una donna viene rapinata e denuncia di essere stata scaraventata a terra da un ragazzo di colore che le aveva rubato il motorino. Nel pomeriggio arriva una chiamata alla sala operativa nella quale un dominicano, Carlysle Stephan Meran, riferisce di avere appreso dal fratello Alejandro Augusto Stephan Meran che quest’ultimo era l’autore della rapina e si dice disponibile ad accompagnare le forze dell’ordine al domicilio dell’uomo per recuperare il mezzo. L’uomo precisava anche che il fratello “soffriva di disturbi psichici, pur non essendo allo stato seguito dai servizi di igiene mentale”.

Oggi, a Trieste è lutto cittadino. Il Papa alle ore 11 riceve in udienza il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il Papa, alle ore 16 nella Basilica Vaticana, terrà il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di tredici nuovi cardinali.

“E’ il momento del dolore. Ed è, allo stesso tempo, il momento della riflessione. Innanzitutto sul flusso di
stranieri che rientrano nel 50% della popolazione carceraria e che commettono un terzo dei reati, nonostante siano solo il 12% della popolazione. Poi sull’atteggiamento del sistema nei confronti dei
difensori che non vengono difesi e operano continuamente in uno stato di soggezione con parametri di sicurezza molto bassi che li portano a commettere loro malgrado degli errori”. Così ha commentato all’Adnkronos Gianni Tonelli, segretario generale aggiunto del sindacato autonomo di Polizia e deputato della Lega, la sparatoria di ieri nella questura di Trieste.

“Una riflessione, poi, va fatta sugli strumenti che queste persone hanno a livello di formazione e dotazione – continua Tonelli – Il risultato dei guai fatti negli ultimi governi e ai quali l’ultimo giallo verde con il ministro Salvini ha cercato di rimediare assumendo 8150 operatori Polizia attualmente nelle scuole e triplicando risorse per gli equipaggiamenti: nel ’92 avevamo a disposizione l’equivalente di 90milioni di euro per divise e equipaggiamenti mentre con la spending review di Renzi le risorse sono state ridotte a 15,8 milioni. Serve, partendo da qui, un approfondimento perché le amministrazioni
si chiudono a riccio e non segnalano le criticità alla parte politica, di governo e parlamentare, affinché si prenda consapevolezza di ciò che si deve fare”.

Una fiaccolata silenziosa e spontanea è prevista per stasera a Trieste, davanti alla Questura intorno alle 19.30, all’indomani dell’omicidio dei due poliziotti. Su Facebook, è partito il tam tam per l’iniziativa in ricordo dei due agenti e per esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime. Oggi, a Trieste è lutto cittadino, proclamato ieri dal sindaco per i fatti avvenuti.

”Tre famiglie distrutte: non ho parole perché nessuna parola può confortare un genitore quando perde un figlio”. Lo afferma al ‘Giornale Radio Rai’ Betania, la madre di Alejandro Augusto Stephan Meran, il giovane domenicano accusato di omicidio plurimo per aver ucciso due agenti di polizia nella Questura di Trieste. La donna, chiedendo perdono per quanto commesso dal figlio e sottolineando che aveva segnalato più volte ai servizi sociali lo stato di salute mentale del figlio, aggiunge: ”Non credo che mio figlio potesse fare una cosa del genere”.

Siete i nostri angeli protettori e vi vogliamo bene“. Con la scrittura incerta, un bambino, lascia oltre al suo pensiero anche il disegno di un poliziotto in divisa. E’ solo uno dei tanti omaggi adagiati davanti all’ingresso della questura di Trieste dove ieri pomeriggio gli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta sono stati uccisi da Alejandro Augusto Stephan Meran.

“Mi dispiace molto che sia accaduto questo fatto” è il messaggio di Arlette accompagnato da un cuore disegnato con una penna blu. Spunta tra le tante decine di fiori che semplici cittadini continuano a portare, un gesto di vicinanza agli uomini in divisa che davanti all’ingresso non nascondono gli occhi lucidi. E tra qualche tricolore appoggiato sui fiori c’è anche un altro grande biglietto: “Vicino a voi sentivo la vostra protezione. Buon viaggio angeli”.

Non una parola, non un commento. Solo le sirene e i lampeggianti delle volanti della Polizia di Stato ferme sotto all’altare della Patria in onore di suo figlio Matteo e del collega Pierluigi Rotta. E’ il video dell’omaggio del Viminale ai due agenti della Questura di Trieste uccisi ieri durante una sparatoria e condiviso, senza alcun commento, nella tarda serata di ieri da Fabio Demenego, il papà dell’agente scelto di Velletri colpito a morte dal domenicano.

Il questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, ricorda così gli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta uccisi in questura: “Una decina di giorni fa i ragazzi hanno sventato il suicidio di un giovane e questo a testimonianza della loro capacità sia operativa sia della loro cifra umana. Relazionarsi con una persona in una situazione talmente critica e disperata denota quelle che erano le loro caratteristiche: dei grandi uomini e dei grandi poliziotti”. Un episodio svelato per “omaggiare il loro senso del dovere, la loro dedizione e la loro capacità professionale” e che ‘contrasta’ con un lavoro quotidiano vissuto “in composto silenzio”. In questo senso, il questore non vuole sottolineare “soltanto la straordinarietà del gesto” di chi ha fermato il 29enne di origine domenicana autore del duplice omicidio.

“Credo che il nostro lavoro sia fatto di tanti gesti singoli che messi insieme producono la sicurezza. Sicuramente, il nostro agente è stato molto bravo dal punto di vista operativo. Ma in questo momento voglio sottolineare l’attività che nel quotidiano, silenziosamente, fanno i nostri ragazzi e che stavano facendo i due ragazzi che sono morti”, conclude il questore.

“Con Matteo e Pierluigi venerdì pomeriggio ci siamo incrociati nel corridoio, ci siamo salutati da lontano come tante volte, rimandando la chiacchiera a un momento successivo, poi è successo quello che è successo”. Così il commissario capo Stefano Veronese, il dirigente del reparto Volanti della questura di Trieste, ricorda Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, uccisi venerdì scorso negli uffici della questura. Matteo, 31 anni originario di Velletri, capo pattuglia, era da sei anni in servizio a Trieste. Pierluigi, 34 anni di Pozzuoli, sedeva dal lato della guida sulla Volante e da 4 anni lavorava nel capoluogo friulano.

“Li ricordo come due colleghi molto educati, sempre corretti, mai una parola fuori posto, disponibili e preparati. Erano due eccellenti operatori delle Volanti legati da un leale rapporto di colleganza e anche da una splendida amicizia al di fuori del lavoro”, racconta l’uomo in divisa. A chi chiede come valuta il comportamento dei due agenti, il dirigente replica: “Io mi fido ciecamente dei miei uomini, so che tutti sono preparati professionalmente e hanno anche delle doti umane non indifferenti. Sulla dinamica ci sono degli accertamenti in corso sui quali farà chiarezza l’autorità giudiziaria“.

Almeno 23 i colpi esplosi – Augusto Stephan Meran ha usato entrambe le pistole di ordinanza sottratte alle vittime – tra quelli del killer e quelli sparati dai poliziotti per difendersi. Una sparatoria che ha lasciato i segni non solo sui muri della questura. I poliziotti vengono seguiti da un team di psicologi “per dare supporto a tutti. Anche chi non era presente venerdì ha subito un trauma perché qui ci conosciamo tutti”.

Trieste non dimentica i due agenti uccisi in questura e da venerdì sera, a poche ore dal duplice omicidio, è ininterrotto il via vai dei cittadini e delle istituzioni davanti agli uffici in cui hanno perso la vita Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. C’è chi lascia un fiore, chi scrive un pensiero, chi si ferma per una preghiera. E una fila silenziosa e commossa quella che stringe le mani e ringrazia gli uomini in divisa. Nessuno si lascia andare alla polemica, per la città è il tempo del silenzio.

Fiaccolata senza bandiere per i poliziotti barbaramente uccisi a Trieste. E’ l’iniziativa organizzata dal Siulp di Roma e Lazio con l’adesione della Fns Cisl Roma e Lazio e con la partecipazione della segreteria nazionale Siulp per domani alle 18,30 davanti alla Questura di Roma.

L’ex ministro dell’Interno e segretario della Lega Matteo Salvini è appena arrivato in questura a Trieste per rendere omaggio ai due agenti uccisi venerdì scorso negli uffici della questura. Ad accogliere Salvini è stato il questore Giuseppe Petronzi. Entrando, il leader del Carroccio non ha rilasciato dichiarazioni.

“Pierluigi e Matteo hanno fatto fino in fondo il loro dovere e mi fa schifo chi apre i dibattiti su eventuali incapacità, improvvisazioni, inesperienze, stessero zitti e portassero rispetto”: così Matteo Salvini commenta l’omicidio dei due agenti, dopo aver portato il suo omaggio ai colleghi delle due vittime. E poi continua: “C’è il dovere di capire come lavorare sempre di più e meglio e sperare che la politica tiri fuori i soldi perché certe cose le fai solo con i soldi. Noi abbiamo stanziato tre miliardi di euro l’anno scorso per aumentare il numero di forze dell’ordine e il loro equipaggiamento, speriamo che chi ci ha seguito non tagli e quantomeno stanzi la stessa cifra”.

Sulle polemiche che si sono aperte dopo il duplice omicidio, “Ricordo quelli che hanno aperto un dibattito farneticante quando è uscita la foto dell’assassino americano del carabiniere che aveva la benda e le mani bloccate, con i  se e con i ma non si va da nessuna parte. Se uno entra in questura perché è sospettato di aver rubato, sparato, scippato deve poterci entrare ammanettato, senza che si apra un dibattito sui diritti del povero delinquente”, aggiunge Salvini.

A chi sottolinea che uno dei due agenti uccisi forse indossava un vecchio modello di fondina, più semplice da sganciare, l’ex ministro replica: “si può discutere su alcuni mezzi in dotazione, ma se un delinquente entrasse in questura ammanettato difficilmente potrebbe sfilare la pistola a un poliziotto“. Un omaggio che non resterà isolato, promette: “Tornerò in silenzio, qui ci sono 568 poliziotti che anche oggi sono in servizio. Torno impegnandomi a lavorare perché ci siano più uomini in dotazione alla questura di Trieste come avevamo in programma noi”. Salvini infine ringrazia la città per la reazione di vicinanza “stupenda. Ringrazio i triestini a nome dei colleghi e dei familiari (degli agenti uccisi, ndr) perché l’affetto dei triestini ha lenito almeno in parte l’enorme dolore“.

Su chi ipotizza una possibile inchiesta parlamentare per ricostruire quanto successo venerdì sera, Salvini non ha dubbi: “Ho parlato con il questore e la situazione è estremamente chiara. Bisogna lavorare tutti insieme in Parlamento per dare ancora più soldi e più tutele alle forze dell’ordine, però penso anche alle tutele morali”, sottolinea. “Io domani sarò in carcere a Terni e nelle carceri italiane ci sono decine di agenti e poliziotti sospesi per presunti episodi di tortura o di violenza nei confronti dei detenuti, immaginate come lavorano questi uomini e donne della penitenziaria. Bisogna ripartire dal concetto che chi indossa una divisa va sempre tutelato, poi chi sbaglia paga, divisa o non divisa”.

Gli immigrati che non rispettano, che vanno in questura a sparare “o vanno in galera o tornano a casa a calci in culo“. Così Matteo Salvini, torna a parlare della strage di Trieste, parlando in diretta Facebook da Narni. “Gli immigrati che portano rispetto – spiega – sono miei fratelli, quelli no”.

Aggiornamenti

“Sono almeno cinque in tutto, forse sei, le pistole utilizzate nella sparatoria in cui hanno perso la vita i due agenti della questura di Trieste”. Lo apprende l’Adnkronos. In particolare, sono due le semiautomatiche impugnate dal killer che è riuscito a sottrarre le armi alle due vittime – gli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta – così come emerge dai racconti dei testimoni e dalle immagini dalle telecamere interne agli uffici di via Tor Bandena.

Una Beretta sarebbe stata utilizzata “da un poliziotto del corpo di guardia”, presente nell’atrio della questura, “altre due (o forse tre) dagli agenti della squadra Mobile” intervenuti all’esterno della questura, riferisce una fonte. E proprio dalla pistola impugnata da uno di loro che è partito il proiettile che ha ferito all’inguine Alejandro Augusto Stephan Meran arrestato per il duplice omicidio.

Il 29enne ha scaricato la pistola semiautomatica di Rotta, ha utilizzato anche la Beretta di Demenego, dopo averla strappata dalla fondina. I primi colpi sono stati sparati dal killer nell’ufficio Volanti, al piano ammezzato della questura, poi Alejandro Augusto Stephan Meran si è guadagnato l’uscita sparando sei colpi nell’atrio della questura, verso il gabbiotto di guardia occupato da una giovane poliziotta e da un agente rimasto ferito alla mano. Da quanto emerge sono circa una ventina i colpi partiti da più pistole, contando anche quelli ancora conficcati nell’auto su cui c’erano gli agenti della squadra Mobile.

Una fiaccolata e un minuto di silenzio in Questura, a Bologna. Sono i due momenti proposti per domani e dopodomani dai sindacati della Polizia di Stato per ricordare i due agenti uccisi a Trieste. “Pierluigi e Matteo, due poliziotti, due di noi che a casa non ci sono più tornati, ci lasciano in silenzio, in un vortice di sentimenti contrapposti, rabbia, dolore, sconcerto, senso di impotenza e abbandono” scrivono in una nota. “Quello che occorre oggi è che quel sacrificio unisca tutti, cittadini e poliziotti, e rafforzi il senso di appartenenza al nostro Paese e sia mostrato a tutti, indistintamente, il sostegno verso le forze dell’ordine nella loro missione continua contro ogni forma di illegalità” proseguono.

“Affinché queste morti – sottolineano – si imprimano nella coscienza civile finché non saranno sconfitte le espressioni cruente e barbariche della criminalità, che ci hanno tolto Pierluigi e Matteo”. La fiaccolata “per la sicurezza, in memoria dei due poliziotti barbaramente uccisi, a Trieste, con i cellulari carichi e senza bandiere e simboli” si terrà domani, dalle 19, in piazza Roosevelt, angolo piazza Galileo, in prossimità della Questura di Bologna, “perché il sacrificio di Pierluigi e Matteo non sia vano”. Sempre
davanti alla Questura, in Piazza Galileo, il giorno dopo, 11 ottobre, alle 9 e 45, si terrà un minuto di silenzio per ricordare i due servitori dello Stato caduti.


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