Flat tax 15% a rischio: correttivi in arrivo

5 Ottobre 2019 | Autore:
Flat tax 15% a rischio: correttivi in arrivo

Il Governo sta preparando vincoli sulle partite Iva fino a 65mila euro per arginare l’evasione: molti dovranno dire addio alla tassazione agevolata al 15%. 

È in arrivo una stretta sulla flat tax, la tassa piatta con aliquota unica al 15%  che riguarda tutti i contribuenti con partita Iva e ricavi entro i 65mila euro. I correttivi in arrivo mettono a rischio l’intero impianto della flat tax entrata in vigore all’inizio del 2019.

Il regime agevolato ha avuto grande successo: i beneficiari sono oltre 2 milioni e nei primi 6 mesi del 2019 vi hanno aderito più della metà delle nuove piccole imprese e dei lavoratori autonomi. Il governo però teme l’elusione fiscale ed è allarmato dal fenomeno delle partite Iva di comodo: sono i “finti forfettari” che probabilmente si sono annidati tra i contribuenti che hanno diritto al beneficio, cercando una scappatoia legale per pagare meno tasse (l’aliquota unica e fissa al 15% è molto più favorevole delle aliquote Irpef, scaglionate e maggiori: con la flat tax si risparmia parecchio, molte migliaia di euro all’anno).

Che l’aria non fosse buona per la flat tax si era capito già quando la nuova maggioranza di governo per prima cosa aveva respinto le ipotesi di allargamento ai contribuenti con ricavi compresi tra 65 mila e 100 mila euro annui: sarebbe stata la “fase 2” già prevista dalla legge di Bilancio 2019, approvata quando al governo c’era la Lega. L’altro ieri, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato nella trasmissione televisiva «Piazza pulita» ha confermato che non entrerà mai in vigore.

Addio all’estensione, dunque, ma non solo: adesso è a rischio anche la flat tax già vigente. La maggioranza giallorossa sta studiando il modo di restringerne l’applicazione. La flat tax non è mai piaciuta al Pd ed al M5S perchè è una tassa proporzionale anziché progressiva e dunque non colpisce di più chi ha redditi maggiori. Già da alcuni giorni Salvini accusa che Conte e il Pd hanno seppellito la flat tax.

L’idea di fondo dell’attuale governo non è quella di eliminarla e farla sparire, ma circoscriverla alle partite Iva più piccole e solo nella fase iniziale dell’attività, così riportando alle origini il precedente regime dei contribuenti minimi e poi forfettari, su cui la flat tax si era innestata e lasciando i maggiori sconti solo alle start up (che beneficiano della tassazione super agevolata al 5% per i primi 5 anni).

Preoccupa il Governo il fenomeno della porta girevole, quei contribuenti che a seconda dei periodi d’imposta entrano o escono a piacimento per beneficiare del regime agevolato a seconda delle circostanze ma in realtà non avrebbero diritto alla tassazione inferiore. Sono già sotto osservazione le partite Iva che negli anni precedenti avevano fatturato poco o niente ma sono entrate nella flat tax (lo avevamo anticipato a luglio in: al via i controlli su finte partite Iva per la flat tax).

In concreto, ora il Governo lavora con i suoi tecnici del Mef per mettere dei paletti a lavoratori dipendenti “mascherati” da autonomi con partita Iva ed sta cercando anche di abbassare la soglia di ricavi o compensi dagli attuali 65mila euro annui: ricordiamo che fino all’anno scorso era molto inferiore (ad esempio i professionisti si fermavano a 30mila euro, i commercianti a seconda delle categorie variavano tra i 40 ed i 50 mila euro). È probabile che si agirà su questi due fronti e così il regime forfettario cambierà parecchio.

Nella prossima settimana – quella decisiva per individuare le misure che entreranno nella legge di Bilancio 2020 da approvare entro la fine dell’anno – il Consiglio dei ministri dovrà decidere cosa fare per varare la manovra definitiva. Si prevede una forte battaglia politica su questi provvedimenti di grande impatto che interessano oltre 2 milioni di contribuenti con partita Iva e che mettono a rischio la certezza del diritto per tutti coloro che avevano confidato nei provvedimenti contenuti nella legge di stabilità 2019 tuttora vigente.



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