Autovelox, arrivano nuove regole: stop multe selvagge

5 Ottobre 2019
Autovelox, arrivano nuove regole: stop multe selvagge

La polizia municipale non potrà più fare multe sulle superstrade. Fissata la distanza minima tra due autovelox. Vietato il controllo sulle strade in discesa dov’è più facile che l’auto prenda velocità.

Non troveremo più autovelox ovunque. Se già le attuali regole vietano l’installazione di autovelox automatici nei centri urbani senza che vi sia la pattuglia a intimare lo stop immediato al trasgressore, con l’imminente riforma le autorità dovranno rispettare ulteriori paletti. In particolare, la polizia locale non potrà più elevare multe per eccesso di velocità sulle superstrade; inoltre, il Prefetto non potrà autorizzare postazioni fisse sulle strade extraurbane secondarie diverse da quelle comunali.

Per evitare che, sulla stessa strada, l’automobilista incappi in più autovelox (come spesso succede quando si passa da un Comune ad un altro), la predisposizione degli apparecchi di controllo elettronico della velocità non potrà essere selvaggia, ma dovrà avvenire a seguito di una pianificazione concertata dei controlli dei diversi organi di polizia stradale. Queste sono le principali misure contenute nella bozza di direttiva all’esame del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero dell’Interno. Le nuove regole sull’autovelox mirano, quindi, a ottimizzare l’accertamento delle infrazioni senza, però, pesare sulle tasche degli utenti della strada.

Viene ribadito il divieto di postazioni fisse di misurazione della velocità sulle strade urbane di quartiere e sulle strade locali urbane o extraurbane.

La bozza prende in considerazione anche gli scout-speed, ossia gli autovelox in movimento perché installati sulle auto della polizia (e quindi invisibili agli automobilisti). Sul punto, si è già creato un dibattito in giurisprudenza, se sia necessaria o meno la segnaletica preventiva con l’avviso. Una circolare ministeriale esonera la polizia dalla comunicazione, ma i giudici di pace l’hanno ritenuta obbligatoria perché prevista dal codice della strada (che è fonte del diritto che prevale sugli atti amministrativi). Ora, le nuove regole prevedono la necessità di sistemi di comunicazione a messaggio variabile, in grado di assolvere alla funzione di segnalamento della presenza dei dispositivi di controllo della velocità con i vincoli di distanza previsti in relazione all’ambito extraurbano o urbano.

L’unica autorità autorizzata a usare gli autovelox sulle autostrade con postazioni mobili o fisse sarà la polizia stradale della polizia di Stato.

I carabinieri, invece, potranno fare gli accertamenti sulle strade extraurbane principali. Verrà quindi soppressa la facoltà per la polizia locale di eseguire controlli della velocità sulle superstrade.

La polizia municipale non potrà collocare dispositivi fissi sulle strade extraurbane secondarie provinciali, regionali e statali, cioè non di proprietà dei comuni. Approvata la direttiva, i Comuni saranno quindi obbligati a rimuovere gli autovelox sulle superstrade e sulle strade extraurbane secondarie non comunali. Resta, invece, la competenza per la polizia locale di fare le multe sulle strade urbane di scorrimento, locali o di quartiere.

Le postazioni mobili di autovelox, quelle cioè con la polizia accanto, non avranno limiti neanche in città, a condizione che vi sia una distanza minima di 10 km tra le postazioni. Il posizionamento deve avvenire su tratti di strada regolari dal punto di vista del tracciato plano-altimetrico, evitando, per esempio, i brevi tratti di forte pendenza (in discesa), che possono generare limitati e non intenzionali eccessi di velocità.

Invece, le postazioni fisse di autovelox potranno trovarsi su autostrade e su superstrade. Così com’è ora, sarà obbligatorio il previo provvedimento di autorizzazione del Prefetto sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento

La distanza minima tra due diversi dispositivi di rilevamento della velocità puntuale deve essere pari a 4 km sulle autostrade, 3 km sulle strade extraurbane principali e 1 km sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento; invece, per il rilevamento della velocità media tali distanze minime scendono a 3 km sulle autostrade, 2 km sulle strade extraurbane principali, 1 km sulle strade extraurbane secondarie e 500 m sulle strade urbane di scorrimento.



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1 Commento

  1. Il covid-19 lo risolveremo, ma vi è un altro virus che non c’è verso di debellare, perché coperto dalla cecità autolesionista degli Utenti, compresi quelli (spero i +, altrimenti sarebbe una truffa colossale) che si sono offerti alla politica per “rivoltare Roma come un calzino” o risanare “Roma ladrona”. È “l’in-sicurezza stradale Istituzionalizzata” che continuerà a mietere 3/5.000 vittime anno, invalidi e montagne di risorse economiche bruciate per tenerla viva.
    I soli Utenti dovrebbero, oltre che rispettare le regole, saper svolgere il compito di controllore della correttezza delle stesse e della delega data agli Amministratori del Paese. I volontari protagonisti della seconda Repubblica, hanno indistintamente saputo solo cambiare ed impasticciare tutto solo per peggiorarlo e lasciar prosperare le attività lucrative, imperniate prevalentemente sul business “velocità”.
    Questo articolo è una prova che le “nuove regole” dell’ultimo trentennio sono state un susseguirsi di finti cambiamenti.
    Nel pomeriggio di sabato scorso ho percorso la A4-E55 fino a Gemona (UD) ed ho potuto verificare l’impiego improprio degli Operatori addetti alla tutela della sicurezza e di postazioni autovelox massimamente su tratti con limiti restrittivi non giustificati da reali esigenze di sicurezza: 1) la “nuova regola” in oggetto doveva apparentemente garantire dall’uso improprio fuori dal territorio di competenza dei Comuni, praticato fin dalla prima Repubblica, ma ancor prima dell’ufficialità è stata superata dall’accordo “Emergenze strade” Lamorgese/Anci del 10 gennaio che ripristina in concreto la legalizzazione delle “multe selvagge”, ± come con la Direttiva Minniti (6 pagine di finte garanzie per l’utente) che sfacciatamente legalizzava l’uso dei Tutor a 500 e 1.000 m questa farsesca motivazione: “… non devono essere impiegati su tratti di strada troppo brevi, tali da far prospettare un controllo simile a quello della velocità istantanea”.
    Una sola volta ho percorso quel tratto già brulicante di impianti fissi della PS e ciò stante vi erano (mi sembra tra Padova e Portogruaro) anche due veicoli della PL in due piazzole autostradali e non capisco quale “emergenza” dovessero tamponare, oltretutto quando le aree di cantiere erano disattive. 2) Gli impianti fissi erano con limiti 110 su 3 corsie (anche non interessati da cantieri), 80 ed ancor più incomprensibili (anche nelle ore lavorative) 60 su 2 corsie e scommetto che restano attivi anche quando non lo sono i cantieri.
    Quello che gli Utenti autolesionisti dovrebbero sapere, è che i limiti “restrittivi” devono essere “temporanei e localizzati” e che “Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporli”. Ma l’ignoranza dei dettagli delle Norme non è una attenuante, chiunque dovrebbe avvedersi delle incongruenze della segnaletica e dei limiti “senza senso” come l’ottimo campionario di quel tratto. Ignoranza autolesionista perché porta assuefazione al non riconoscere l’autorevolezza della segnaletica anche quando è corretta e si finisce prima o poi con l’essere causa o vittima di qualche disastro.
    Ben diversa per gravità è invece la complice incompetenza con cui trattano queste anomalie i Media che avrebbero per etica professionale il dovere di indagare prima e poi quanto meno spiegare alle masse dormienti il perché di questi “senza senso” e le conseguenze, ad esempio voi dovreste pubblicare un nuovo articolo tipo “Autovelox, multe selvagge PM: legalizzate in superstrada ed estese alle autostrade”.
    E che dire del comportamento servile di chi come quei 4 Agenti arginatori d’invisibile “Emergenza strade” si presta a servizi “comandati” per finalità per niente attinenti alla prevenzione ed al perseguimento della sicurezza stradale e civica o per coprire incapacità di ruolo, inconsapevoli del contributo che essi stessi danno alla demolizione dell’autorevolezza delle Istituzioni e della loro stessa dignità. E qui si passa facilmente dalla semplice responsabilità individuale, alle tante probabili responsabilità per l’alimentazione di quell’inestirpabile virus, istituzionalmente impunite.

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