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Tirocinio in azienda: come funziona

17 Luglio 2018 | Autore:
Tirocinio in azienda: come funziona

Contratto di stage: gestione da parte dell’azienda, quanto deve essere pagato il tirocinante, quali sono gli adempimenti obbligatori.

Se desideri ospitare in azienda un giovane, una persona svantaggiata o un lavoratore che desidera riqualificarsi, puoi farlo, grazie al contratto di tirocinio extracurricolare, o stage: grazie a questo strumento, puoi insegnare il tuo mestiere al tirocinante, o stagista, aiutandolo ad introdursi ed orientarsi nel mercato del lavoro, senza necessità di assumerlo come lavoratore dipendente o collaboratore. Attenzione, però: il tirocinio non è un contratto di lavoro, ma è finalizzato alla formazione, all’orientamento o alla riqualificazione, quindi non puoi sfruttare questo tipo di rapporto per assicurarti lavoratori a basso costo. Inoltre, devi sapere che, a seguito delle nuove previsioni delle linee guida sui tirocini [1], sono state introdotte importanti modifiche al contratto di tirocinio extracurricolare, come la previsione di un’indennità minima ed il divieto di attivazione dello stage per mansioni esecutive, o nelle aziende che hanno effettuato licenziamenti per attività equivalenti a quelle oggetto della formazione dei tirocinanti. Il numero massimo degli stagisti che si possono accogliere in azienda è stato poi limitato, ed è stato ribadito il divieto di inserire tirocinanti in sostituzione di dipendenti assenti, o presso unità operative non in regola con la normativa in materia di salute e sicurezza. Facciamo allora il punto della situazione, partendo dalle recenti modifiche normative, sul tirocinio in azienda: come funziona, quali stagisti è possibile accogliere, quali aziende possono ospitare i tirocinanti, quali sono gli adempimenti obbligatori.

Che cos’è il tirocinio?

Il contratto di tirocinio, o stage, non è un rapporto di lavoro, né subordinato, né parasubordinato o autonomo. Si tratta invece di un’attività di formazione, orientamento o riqualificazione che si svolge all’interno di un’azienda o di uno studio professionale: il professionista o l’impresa non sono datori di lavoro, ma ospitano il tirocinante all’interno della loro organizzazione, perché possa apprendere un determinato mestiere e orientarsi nel mercato del lavoro.

Le parti del contratto di tirocinio sono tre: il tirocinante, o stagista, il soggetto ospitante (professionista, azienda, associazione o altro ente) e l’ente promotore, cioè il soggetto che promuove lo stage (può essere, ad esempio, un’università o un centro per l’impiego).

Le forme di tirocinio esistenti sono numerose: tirocinio curricolare, tirocinio extracurricolare, tirocinio professionale, tirocinio di reinserimento, tirocinio per disabili…

Il tirocinio formativo e di orientamento extracurricolare rappresenta una delle forme di tirocinio più utilizzate: si tratta di un contratto finalizzato alla formazione ed all’orientamento professionale, della durata minima, in basi alle recenti modifiche normative, di 2 mesi, e di durata massima di 12 mesi.

Come si attiva il tirocinio in azienda?

Per attivare un tirocinio extracurricolare è necessaria una convenzione tra l’ente che promuove lo stage ed il soggetto che ospita il tirocinante (impresa, ente, associazione o studio professionale): alla convenzione deve essere allegato un progetto formativo specifico, che deve essere rispettato da azienda e stagista. Al tirocinante viene poi assegnato un tutor interno all’ente ospitante, nonché un referente all’interno dell’ente promotore.

Chi può essere ospitato come tirocinante in azienda?

Attraverso il contratto di tirocinio extracurriculare possono essere ospitati:

  • i disoccupati, compresi coloro che hanno completato i percorsi di istruzione secondaria superiore e terziaria;
  • i beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro;
  • i lavoratori a rischio di disoccupazione;
  • i lavoratori già occupati che siano alla ricerca di una nuova occupazione;
  • le persone disabili e svantaggiate; i richiedenti protezione internazionale e titolari di status di rifugiato; le vittime di violenza e di grave sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali ed i soggetti con permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Chi non può attivare il tirocinio?

Il tirocinio non può essere attivato:

  • se lo stagista ha avuto un rapporto di lavoro (escluso il rapporto di lavoro accessorio di durata massima pari a 30 giorni nei 6 mesi precedenti), un incarico o una collaborazione con l’azienda ospitante nei due anni precedenti all’avvio dello stage;
  • se l’azienda ospitante ha effettuato, per attività equivalenti, nella medesima unità operativa e nei 12 mesi precedenti, licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi; il divieto si estende al recesso per superamento del periodo di comporto, per mancato superamento della prova, per fine appalto, per mancata conferma del rapporto di apprendistato, al termine del periodo formativo;
  • se l’azienda ospitante non è in regola con le norme su salute sicurezza e, con la normativa in materia di assunzione e tutela dei disabili;
  • se l’azienda ospitante ha in atto procedure di cassa integrazione guadagni straordinaria o in deroga nella stessa unità operativa, e per attività equivalenti a quelle inserite nel progetto; chi ha in corso contratti di solidarietà di tipo espansivo può invece attivare tirocini.

Vi sono, poi, ulteriori precise regole da seguire:

  • non è possibile attivare un tirocinio per le mansioni che non necessitano di una formazione preliminare;
  • non è possibile utilizzare un tirocinante per sostituire dipendenti assenti per malattia, maternità o ferie, né per sostituire i lavoratori stagionali nei periodi di maggiore produttività;
  • il numero dei tirocinanti in azienda è limitato: secondo le nuove linee guida, le imprese sino a 5 dipendenti possono avere un solo stagista, le imprese tra.6 e 20 dipendenti non più di 2, le imprese oltre i 20 dipendenti sino al 10% dell’organico.

Le nuove linee guida hanno comunque disposto delle agevolazioni per favorire l’assunzione degli stagisti alla fine del tirocinio. In particolare, i datori di lavoro con più di 20 dipendenti possono superare il limite del 10% assumendo almeno il 20% dei tirocinanti dei 2 anni precedenti, con un contratto della durata minima di 6 mesi, anche part time al 50%.

Quanto deve essere pagato il tirocinante?

Per ogni tirocinio extracurricolare, le linee guida prevedono un’indennità minima da corrispondere allo stagista, pari a 300 euro lordi mensili.

Questo compenso può essere aumentato dalla normativa delle singole regioni e affiancato ad altri incentivi:

  • Abruzzo e Piemonte, ad esempio, hanno stabilito che il compenso minimo per lo svolgimento del tirocinio extracurricolare (per 40 ore settimanali), è pari a 600 euro mensili;
  • Sicilia, Veneto, Umbria, Molise e Friuli-Venezia e la Provincia di Trento riconoscono invece il compenso minimo di 300 euro, ma a fronte di 20 ore settimanali di tirocinio; in Veneto assieme a questo compenso minimo sono dovuti anche i buoni pasto;
  • Lombardia, Campania e Lazio riconoscono invece 400 euro mensili;
  • Toscana e Friuli-Venezia Giulia riconoscono 500 euro mensili a fronte di 40 ore settimanali;
  • la Puglia riconosce un compenso minimo mensile di 450 euro e prevede incentivi all’assunzione al termine del percorso.

L’indennità può però essere erogata per intero a fronte di una partecipazione minima ai tirocini del 70% su base mensile.

Inoltre, quando il tirocinio è organizzato nell’ambito di un bando pubblico, l’indennità può essere posta direttamente a carico dell’ente organizzatore del progetto, esonerando da spese l’azienda ospitante.

[1] Accordo in Conferenza Stato–Regioni del 25 maggio 2017.


2 Commenti

  1. Vorrei fare un tirocinio in agricoltura anche se ho superato i 40.qualcuno sa dirmi a chi posso rivolgermi?

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