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Cosa succede se non pago la penale?

6 Ottobre 2019 | Autore:
Cosa succede se non pago la penale?

Clausola penale: cos’è, come funziona e a cosa serve? Decreto ingiuntivo: quando può essere chiesto? Come chiedere la riduzione della penale eccessiva?

Ogni contratto è un impegno vincolante assunto con un’altra persona; è il codice civile a dire che il contratto ha forza di legge tra le parti, e che non può essere sciolto se non nei casi previsti dalla legge oppure per consenso di coloro che si impegnarono. Ciononostante, sono tantissime le volte in cui capita di non rispettare un contratto: pensa al ritardo nel pagamento di una bolletta, oppure all’impossibilità di far fronte tempestivamente a un obbligo assunto per una precisa data. Cosa accade in queste ipotesi? Molto semplice: il contratto si può risolvere e la parte non inadempiente può perfino chiedere il risarcimento dei danni. Ora, poiché una richiesta di risarcimento comporterebbe l’inizio di una lunga causa dagli esiti incerti, molto spesso all’interno dei contratti viene inserita una penale, cioè una clausola che prevede l’obbligo di pagare una somma di danaro a titolo di risarcimento. Ma cosa succede se non si paga la penale?

In effetti, non pagare la penale significa rendersi doppiamente inadempienti: non solo, infatti, non si è rispettato il contratto originario, ma nemmeno l’obbligo di pagare in caso di mancato adempimento. Se l’argomento ti interessa perché anche tu ti trovi in una situazione simile oppure per semplice curiosità, allora prenditi dieci minuti di tempo e prosegui nella lettura: ti spiegherò cosa succede se non paghi la penale.

Penale: cos’è?

Iniziamo col fare chiarezza terminologica. Cos’è la penale? Il Codice civile [1] la definisce come la clausola con cui si conviene che, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione.

La penale, dunque, altro non è che una previsione contrattuale che si attiva nel momento in cui una parte risulta essere inadempiente: in pratica, se non rispetti l’impegno assunto con il contratto, sei costretto a pagare una determinata somma, a prescindere dall’effettiva prova del danno patito.

Tizio sottoscrive con la società Alfa un contratto di fornitura di energia elettrica. All’interno del contratto v’è scritto che, se Tizio rimane inadempiente per due mensilità, il contratto si intenderà risolto e dovrà essere versata alla società una somma pari a cento euro a titolo di penale.

A cosa serve la clausola penale?

La clausola penale serve a evitare di andare in tribunale per quantificare il risarcimento che la parte che non ha rispettato il contratto dovrebbe pagare all’altra. In estrema sintesi, la penale ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, a meno che non sia stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

In altre parole, la parte inadempiente paga la penale a titolo di risarcimento dovuto a causa del mancato rispetto del vincolo contrattuale; versata la penale, null’altro sarà dovuto, a meno che:

  • la penale non sia prevista per il mero ritardo nell’adempimento, nel qual caso resta ancora in piedi l’obbligo alla prestazione principale;
  • nel contratto non sia stato previsto che la parte non inadempiente ha diritto a un’ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno, sempre che questo ulteriore danno sia provato.

Facciamo due esempi.

Caio e Sempronio stipulano un contratto di trasporto con il quale Sempronio si impegna a recapitare ogni 15 del mese determinati beni a Caio. Nel contratto, viene altresì convenuto che Sempronio dovrà pagare cinquanta euro a Caio per ogni giorno di ritardo nella consegna.

Mevio ordina a Filano, noto pasticciere, di consegnare la torta in tempo per la festa di compleanno della figlia; se tarderà, dovrà versare la somma di cento auro a titolo di penale.

Come si evince da entrambi gli esempi appena fatti, la clausola penale serve a quantificare già a monte l’importo di un eventuale risarcimento dei danni:

  • nella prima ipotesi, la penale dovrà essere pagata a titolo di risarcimento per il solo ritardo, fermo restando l’obbligo di adempiere alla prestazione principale (nel caso di specie, al trasporto del bene);
  • nella seconda ipotesi, la penale deve essere versata in sostituzione della prestazione, divenuta oramai inutile, a titolo di definitivo risarcimento dei danni. Ne consegue che il contratto, a causa dell’inadempimento, è risolto.

La funzione della clausola penale, dunque, è duplice:

  • liquidare preventivamente i danni da omesso o ritardato adempimento;
  • sanzionare l’inadempimento, in quanto la penale è dovuta indipendentemente dalla prova dell’esistenza del danno (fermo restando l’eventuale patto con cui ci si riserva di convenire la risarcibilità del danno ulteriore).

L’oggetto della penale

La penale non deve prevedere necessariamente il pagamento di una somma di danaro: sebbene quest’ultima sia l’ipotesi di gran lunga più frequente, essa può consistere anche in una prestazione di dare o di fare, ovvero nell’estinzione di un debito, nella compensazione con una somma dovuta ad altro titolo o nel trasferimento del diritto su una cosa.

Penale non pagata: cosa succede?

Mettiamo il caso che tu venga meno a un contratto: ad esempio, non hai eseguito una prestazione nel termine dedotto nel contratto, oppure non hai rispettato il divieto di recesso anticipato da un contratto di fornitura. Ti viene dunque chiesto di pagare una certa somma a titolo di penale. Mettiamo anche il caso che, oramai, visto che già sei inadempiente, decidi anche di non pagare la penale. Cosa succede?

La risposta è molto semplice: se non paghi la penale, il tuo creditore potrà agire direttamente in tribunale per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo, cioè di un provvedimento con il quale sarà direttamente il giudice ad ingiungerti di pagare la somma dovuta, maggiorata dei costi derivanti dalla procedura e delle spese legali sostenute dalla controparte. Approfondiamo questo argomento.

Decreto ingiuntivo su penale non pagata

Il decreto ingiuntivo è il mezzo ideale per coloro che sono creditori di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, ovvero di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata [2].

In poche parole, si ricorre al decreto ingiuntivo quando il credito è certo nel suo ammontare poiché già quantificato; ciò che accade proprio nel caso della clausola penale, la quale serve proprio a liquidare preventivamente i danni.

Il decreto ingiuntivo può altresì essere invocato nel caso in cui il credito abbia ad oggetto cose fungibili determinate (ad esempio, dieci chili di grano; ricorda infatti che le cose fungibili sono quelle che possono essere scambiate o sostituite facilmente con altre dello stesso genere), oppure la restituzione di un bene mobile ugualmente determinato (un quadro, una macchina, ecc.).

Anche questa caratteristica si sposa alla perfezione con la clausola penale la quale, come spiegato qualche paragrafo più sopra, può prevedere anche l’obbligo di consegnare una determinata cosa oppure di eseguire una specifica prestazione.

Cosa fare davanti a una clausola penale?

In presenza di una penale inserita in un contratto, il consiglio è quello di pagare nel caso in cui si sia colpevolmente inadempienti: il rischio, infatti, è quello di vedersi notificare a casa un decreto ingiuntivo in piena regola, contro il quale sarà sì possibile fare opposizione entro quaranta giorni, ma con scarse speranze di vittoria, visto che il credito della controparte è provato per iscritto, nero su bianco, all’interno del contratto.

Tuttavia, non occorre sempre disperare: ci sono dei casi in cui la clausola penale può essere impugnata e un ricorso al giudice potrebbe dunque essere accolto. Vediamo in quali occasioni.

Riduzione della penale

Il Codice civile [3] stabilisce che la penale può essere diminuita equamente dal giudice, se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l’ammontare della penale è manifestamente eccessivo, avuto sempre riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento.

Si tratta di un potere concesso al giudice per riequilibrare l’assetto contrattuale. Secondo parte della giurisprudenza, la riduzione della penale per manifesta eccessività può essere disposta dal giudice anche d’ufficio, cioè senza che nessuno ne abbia fatto richiesta, nemmeno il debitore; peraltro, la medesima riduzione può essere eccepita non in via di azione, ma in via di eccezione, potendo essere proposta per la prima volta anche nel giudizio di appello [4].

In questo senso, anche altra giurisprudenza [5], secondo cui il giudice, nel rilevare il ritardo o l’inadempimento del debitore, può ridurre l’ammontare della clausola penale anche in assenza di un’istanza in tal senso.

Dunque, se ritieni che la penale sia eccessiva, potresti anche agire in tribunale per ottenerne una riduzione, eventualmente anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo.

La penale è clausola vessatoria?

La maggior parte delle penali sono inserite all’interno di contratti stipulati con società di fornitura o con altre grandi imprese: pensa alla penale nel caso di recesso anticipato dal contratto di fornitura elettrica, di disdetta dal contratto di telefonia fissa o da pay tv.

In tutte queste ipotesi, trattandosi di contratti del consumatore, il cliente ha diritto a una tutela maggiore nei riguardi di clausole che potrebbero essere vessatorie. Sorge dunque spontanea una domanda: la penale è una clausola penale?

Secondo il Codice del consumo [6], è da presumersi vessatoria, fino a prova contraria, la clausola penale manifestamente eccessiva, imposta al consumatore in caso di inadempimento o ritardo nell’adempimento, inserita nel contratto concluso tra un professionista e un consumatore.

Questa disposizione fornisce al cliente/consumatore un’arma molto importante: quella di impugnare la clausola penale innanzi al giudice sostenendo la sua manifesta eccessività, fino a cercare di ottenerne l’annullamento (o, in subordine, la riduzione, secondo quanto detto nel paragrafo precedente).

Toccherà a chi vuole giovarsi della penale (cioè, al professionista) dimostrare che essa è di ammontare equo e che non va annullata, provando altresì che essa è conforme a quanto stabilito dalla legge oppure che è stata oggetto di trattativa con la controparte.


note

[1] Art. 1382 cod. civ.

[2] Art. 633 cod. proc. civ.

[3] Art. 1384 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 24458/2007.

[5] Cass., sent. n. 10511/1999.

[6] Art. 33, d. lgs. n. 206/2005.

Autore immagine: Canva.com


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