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Tfr a rate: accordo

17 Agosto 2018 | Autore:
Tfr a rate: accordo

Pagamento della liquidazione al lavoratore in forma rateale: quando è permesso, quali sono gli adempimenti obbligatori, come si calcolano gli interessi.

Non sempre i datori di lavoro accantonano realmente l’importo del Tfr, cioè del trattamento di fine rapporto: questo trattamento fa parte della retribuzione differita del lavoratore, in quanto solitamente è corrisposto al termine del rapporto di lavoro, ma in realtà matura ogni mese. A causa della scarsa disponibilità di liquidità da parte delle piccole aziende, spesso gli importi della liquidazione dei dipendenti sono accantonati solo “virtualmente”. Quando, però, il rapporto di lavoro termina, ci si trova davanti a dei problemi non indifferenti, in quanto sia la legge che i contratti collettivi dispongono che il Tfr debba essere corrisposto alla cessazione del contratto, qualunque sia la sua causa, licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale. Ci si chiede allora se, in queste situazioni, l’azienda possa corrispondere la liquidazione al dipendente in forma rateale e, in caso positivo, qual è il numero massimo di rate ed entro quale termine deve essere versato il totale dovuto. Dopo aver spiegato le regole fondamentali alla base della liquidazione, facciamo dunque il punto della situazione sul Tfr a rate: accordo, quando può essere corrisposto in più tranche ed entro quale termine massimo, come si calcolano gli interessi.

Che cos’è il Tfr?

Il Tfr non è, come molti erroneamente ritengono, un indennizzo versato dal datore di lavoro per il licenziamento (questa era la sua funzione originaria), ma fa parte a tutti gli effetti della retribuzione del lavoratore. Si tratta, infatti, di una retribuzione differita, cioè che matura tutti i mesi ma viene corrisposta al termine del rapporto, salvo il caso in cui:

  • il lavoratore abbia richiesto di ricevere il Tfr in busta paga (cosa che, come osservato, dal 1° luglio 2018 non può più fare);
  • il lavoratore abbia richiesto un’anticipazione del Tfr (nel qual caso gli spetterà la liquidazione residua, al netto di quanto già percepito);
  • il lavoratore abbia scelto di destinare il Tfr a un fondo di previdenza complementare(in questo caso potrebbe comunque ricevere sia le anticipazioni che tutta la liquidazione, ma devono verificarsi  determinate situazioni ; in particolare per ricevere tutto il Tfr il lavoratore deve essere disoccupato da un certo periodo: per approfondimenti, si veda Tfr al fondo di previdenza complementare, quando può essere liquidato?).

Il Tfr che matura ogni anno è pari, per grandi linee, alla retribuzione imponibile del lavoratore divisa per 13,5.

Il dipendente ha diritto alla liquidazione in tutti i casi, anche nelle ipotesi di:

  • licenziamento disciplinare;
  • licenziamento per giusta causa;
  • dimissioni, anche non per giusta causa.

Come si calcola il Tfr?

Per determinarne l’ammontare del Tfr bisogna effettuare le seguenti operazioni:

  • dividere il totale dell’imponibile Tfr annuo per 13,5;
  • sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versare all’Inps lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5% otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

Come matura il Tfr?

In ogni annualità si maturano 12 ratei di Tfr, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere contato un rateo intero; se le giornate sono inferiori, non viene maturato alcun rateo, salvo diversa previsione del contratto collettivo applicato.

Durante le assenze tutelate solitamente il Tfr matura normalmente: non matura durante determinate assenze non retribuite, come l’aspettativa e lo sciopero.

Nel dettaglio, in caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per infortunio, malattia o maternità, oppure in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nell’imponibile Tfr l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro

Come si rivaluta il Tfr?

A partire dall’anno 2001, il Tfr accantonato deve essere rivalutato, anno per anno, per un ammontare pari:

  • all’ 1,5%;
  • più i tre quarti del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione calcolata è pari al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento è rivalutato nella misura del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari al 17%.

Quando va pagato il Tfr?

In merito al termine entro cui deve essere corrisposto il Tfr, la legge [1] specifica solo che il dipendente abbia diritto alla liquidazione alla cessazione del rapporto, senza disporre una data particolare; non conferma, ma nemmeno nega, la possibilità di pagare la liquidazione a rate.

Alcuni contratti collettivi nazionali, come il contratto collettivo commercio [2] o il contratto collettivo studi professionali), integrano le previsioni di legge stabilendo che il trattamento di fine rapporto deve essere corrisposto all’atto della cessazione dal servizio, dedotto quanto eventualmente dovuto dal dipendente, nei tempi tecnici necessari alla elaborazione del tasso di rivalutazione, comunque non oltre 45 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

A questo proposito, dobbiamo osservare che il tasso di rivalutazione non è un dato che può essere conosciuto nel corso del mese in cui termina il rapporto di lavoro, ma è noto soltanto il mese successivo: per questo motivo i tempi tecnici di elaborazione del Tfr richiedono il differimento della sua erogazione, per consentire di elaborare correttamente il cedolino.

Tfr in ritardo, a quanto ammontano gli interessi?

È diverso, invece, il caso in cui il ritardo nella corresponsione della liquidazione sia più lungo, per problemi di disponibilità liquide dell’azienda.

In caso di ritardo nell’erogazione della liquidazione, oltre i cosiddetti “tempi tecnici di elaborazione”, dovuto a cause non imputabili al lavoratore, il contratto collettivo commercio prevede la corresponsione, a partire dai 45 giorni dal termine del rapporto, di un interesse del 2% superiore al tasso ufficiale di sconto.

L’importo così determinato si intende comprensivo della rivalutazione monetaria per crediti di lavoro, relativa al trattamento di fine rapporto.

Tfr a rate, a quanto ammontano gli interessi?

Per quanto riguarda la possibilità di corrispondere il Tfr a rate, il contratto collettivo commercio (così come il contratto studi professionali) non specifica nulla riguardo alla modalità di pagamento degli interessi. La soluzione più corretta risulta, a parere degli esperti, il calcolo degli interessi a scalare, cioè la quantificazione degli interessi sul debito residuo dopo aver corrisposto la rata scaduta.

Questo metodo tiene conto, dunque, del credito residuo in capo al lavoratore maturato di volta in volta; si tratta peraltro del metodo tipicamente applicato ai prestiti pluriennali a rate costanti, che in questo modo prevedono l’ammortamento degli interessi con una quota decrescente, mentre cresce progressivamente la quota capitale.

Chiaramente il calcolo dovrà avvenire secondo la periodicità delle rate, quindi mensilmente, se le rate sono mensili.

Ad ogni modo è opportuno ricordare che il piano di rateazione deve essere concordato col dipendente: quindi l’accordo del lavoratore è fondamentale non soltanto per consentire al datore di lavoro la rateazione del Tfr, ma anche per stabilire la modalità di rateazione, dato che la normativa, a tal proposito, nulla prevede.


note

[1] Art.2120 C.C.

[2] Art. 240 Ccnl Commercio.


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