Diritto e Fisco | Articoli

Come comportarsi con il datore di lavoro

31 Ottobre 2019
Come comportarsi con il datore di lavoro

I dipendenti devono tenere un comportamento corretto nel posto di lavoro altrimenti rischiano conseguenze sul piano disciplinare.

Il lavoro, nel nostro ordinamento, è un diritto. Lo dice la stessa Costituzione. La stessa carta fondamentale, però, chiarisce che il lavoro è anche un dovere. Non solo. Dal rapporto di lavoro derivano numerosi doveri ed obblighi per il dipendente. Il lavoratore che non rispetta le regole e i doveri di comportamento che derivano dal contratto di lavoro può essere punito in ambito aziendale con misure disciplinari. Per questo, ogni lavoratore dovrebbe sapere come comportarsi con il datore di lavoro proprio per evitare conseguenze negative.

Per avere un’idea di massima di quali sono le regole base da seguire con i propri capi occorre fare riferimento agli obblighi previsti dalla legge, ai doveri previsti nei contratti collettivi e alle indicazioni che provengono dalla giurisprudenza. I giudici, infatti, trovandosi a decidere su casi concreti, hanno stabilito in molti casi qual è il limite tra lecito ed illecito nel rapporto di lavoro.

Cosa sono i doveri del lavoratore?

Sei stato appena assunto e ti chiedi quali sono le regole fondamentali che devi rispettare nei confronti del tuo datore di lavoro per non avere problemi? Ti stai ponendo una domanda più che opportuna. In linea generale, infatti, occorre ricordare che quando vieni assunto ti sottoponi al potere del datore di lavoro.

Il rapporto di lavoro subordinato [1], infatti, si caratterizza per il fatto che il prestatore di lavoro subordinato si obbliga, in cambio della retribuzione, a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

Ciò significa che il lavoratore si sottopone a tre poteri fondamentali del datore di lavoro:

  • il potere direttivo, ossia, il potere del datore di lavoro di impartire ordini e direttive nei confronti del personale relativi alle modalità di svolgimento del lavoro;
  • il potere di controllo, ossia, il potere del datore di lavoro di verificare che il lavoratore faccia il proprio dovere e rispetti gli ordini impartiti dall’impresa;
  • il potere disciplinare, ossia, il potere del datore di lavoro, in caso di comportamenti scorretti del dipendente, di assumere provvedimenti disciplinari contro di lui.

Per non avere problemi, dunque, ogni lavoratore deve essere ben consapevole dei propri doveri.

Alcuni degli obblighi previsti per il lavoratore derivano direttamente dalla legge. Vediamo quali sono:

  • dovere di diligenza [2]: il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale. In sostanza, il dipendente deve lavorare con impegno e dedizione;
  • dovere di obbedienza [3]: il lavoratore deve osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende. E’ l’altra faccia del potere direttivo del datore di lavoro;
  • dovere di fedeltà [4]: questo dovere comprende innanzitutto l’obbligo di non fare concorrenza al proprio datore di lavoro, ossia, di non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. Inoltre, il dovere di fedeltà comprende anche il dovere di segretezza, ossia l’obbligo del dipendente di non divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Questi sono i doveri fondamentali del dipendente previsti dalla legge in generale. Ci sono, poi, singole norme di legge che prevedono obblighi specifici in capo a determinate tipologie di lavoratori.

I doveri del lavoratore previsti dai Ccnl

Il contratto individuale di lavoro tra dipendente e datore di lavoro, nella gran parte dei casi, richiama l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui opera la società. In questo caso occorre, dunque, verificare se anche nel Ccnl siano previsti degli specifici obblighi di comportamento del dipendente che sono legati al particolare settore in cui il lavoratore opera.

Ad esempio, il Ccnl Commercio [5], prevede che il lavoratore ha l’obbligo di osservare nel modo più scrupoloso i doveri e il segreto di ufficio, di usare modi cortesi col pubblico e di tenere una condotta conforme ai civici doveri. Inoltre, il lavoratore ha l’obbligo di conservare diligentemente le merci e i materiali, di cooperare alla prosperità dell’impresa.

E’ evidente che questi doveri, in particolare il dovere di cortesia con il pubblico ed il dovere di trattare bene le merci, sono legati al particolare settore in cui opera il dipendente, ossia il settore commerciale.

Il Ccnl Commercio prevede anche il divieto per il personale di ritornare nei locali dell’azienda e trattenersi oltre l’orario prescritto, se non per ragioni di servizio e con l’autorizzazione della azienda. Inoltre, non è consentito al personale di allontanarsi dal servizio durante l’orario se non per ragioni di lavoro e con permesso esplicito.

Si tenga conto che molti Ccnl, oltre a specificare specifici doveri di comportamento dei dipendenti, prevedono anche a quali sanzioni disciplinari può esporsi il dipendente che non rispetta un determinato obbligo e pone in essere un determinato inadempimento.

I doveri del lavoratore previsti dalla giurisprudenza

Come abbiamo accennato, la legge e le norme dei Ccnl individuano in modo astratto determinati doveri ed obblighi comportamentali del dipendente. E’ poi la giurisprudenza a calare queste regole astratte nel concreto della vita lavorativa di tutti i giorni ed è, dunque, importante verificare quali comportamenti scorretti del dipendente possono essere realmente fonte di conseguenze disciplinari che possono giungere anche al licenziamento del lavoratore.

Sulla base delle sentenze dei giudici possiamo, dunque, affermare alcune regole su come comportarsi con il datore di lavoro:

  • non essere maleducati e scontrosi: la Cassazione ha chiarito, tuttavia, che il dipendente maleducato e scontroso può essere punito in via disiciplinare ma non con il licenziamento, bensì con sanzioni disciplinari meno gravi;
  • mai insultare il datore di lavoro: la Cassazione [6] ha esaminato il caso di un datore di lavoro che aveva rivolto alla propria dipendente una richiesta di restituzione di una somma di € 50, che l’azienda ha rimborsato per errore due volte a titolo di spese di carburante. A fronte della richiesta, la dipendente aveva reagito insultando il datore di lavoro e definendolo, conversando con un altro dipendente: “sto barbone”, “così si va a comprare un gelato sto …”. La Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa della dipendente ritenendo che quelle parole offensive siano idonee a eliminare del tutto la fiducia nel dipendente;
  • vestirsi in modo dignitoso senza troppi eccessi: il lavoratore deve mantenere un aspetto esteriore consono al luogo in cui lavora. Ad esempio, è stato ritenuto scorretto, e pertanto procedibile sul piano disciplinare, il comportamento dell’impiegato di banca che si era presentato al lavoro vestito da sceriffo del far west, con tanto di cappellone e stella sul bavero [7];
  • non bestemmiare: è stato ritenuto legittimo il licenziamento di un operaio edile che, in occasione di una richiesta di modifica di una lavorazione da parte del
    geometra responsabile del cantiere per conto della diretta committente del datore di
    lavoro, aveva “dato in escandescenza, con bestemmie e alterchi molto
    pesanti” [8];
  • non provarci con le colleghe: fare delle avances alle proprie colleghe o alla propria superiore gerarchica può costare caro e condurre al licenziamento. Lo ha stabilito la Cassazione [9] che ha confermato il licenziamento di un lavoratore colpevole di innocenti avancs verso la propria superiore gerarchica.

Ovviamente, la lista di comportamenti da non tenere sul posto di lavoro che abbiamo riportato ha solo uno scopo esemplificativo. La legge [10], infatti, afferma che è sempre possibile recedere dal contratto di lavoro senza preavviso qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto.

Comportamento scorretto con il datore di lavoro: quali rischi?

Come abbiamo visto, il lavoratore è soggetto al potere disciplinare del datore di lavoro. Ciò significa che l’inosservanza dei doveri del dipendente previsti dalla legge, dal Ccnl o dal contratto individuale di lavoro può dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari, proporzionate alla gravità dell’infrazione.

Quando un dipendente si comporta in modo scorretto con il datore di lavoro, quest’ultimo può avviare nei suoi confronti un procedimento disciplinare.

Il procedimento inizia con l’invio al dipendente di una contestazione disciplinare scritta nella quale viene riportato in modo specifico il fatto o i fatti commessi dal lavoratore che, secondo il datore di lavoro, hanno rilievo disicplinare in quanto violano gli obblighi di comportamento del dipendente.

Il lavoratore “incolpato” dell’inadempimento, ha cinque giorni di tempo o il maggiore lasso di tempo previsto dal Ccnl di settore, per inviare al datore di lavoro le proprie giustificazioni scritte o per chiedere di essere ascoltato a voce.

Lette le giustificazioni o sentito il dipendente, l’azienda decide se accogliere le difese del lavoratore, chiudendo così il procedimento, oppure assumere un provvedimento disciplinare che deve essere proporzionato alla gravità dell’infrazione e va scelto tra i seguenti:

  • rimprovero verbale;
  • rimprovero scritto;
  • multa, ossia trattenute di una somma dallo stipendio pari al massimo a 4 ore di retribuzione;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un massimo di dieci giorni;
  • licenziamento disciplinare, che può essere con preavviso (licenziamento per giustificato motivo soggettivo) o – nei casi più gravi – senza preavviso (licenziamento per giusta causa).

Ricevuta la sanzione disciplinare, il dipendente potrà in ogni caso impugnarla se la ritiene ingiusta o sproporzionata oppure se ritiene di non aver commesso il fatto di cui viene accusato.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2104 co. 1 cod. civ.

[3] Art. 2104 co. 2 cod. civ.

[4] Art. 2105 cod. civ.

[5] Art. 220 Ccnl Commercio.

[6] Cass. n. 5523 del 21.03.2016.

[7] Trib. Latina del 19.09.1989.

[8] Corte d’appello di Brescia, Sent. nella causa n.RG.373/2015.

[9] Cass. sent. n. 6621/2007.

[10] Art. 2119 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube