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Diritto al part time: quando

18 Luglio 2018
Diritto al part time: quando

In quali casi l’azienda è obbligata a concedere il tempo parziale al lavoratore dipendente: malattia, Legge 104, congedo parentale, uscita flessibile.

Spesso è l’azienda a richiedere ai lavoratori di passare dal tempo pieno al part time, causa diminuzione del volume d’affari, ma può capitare anche che sia il lavoratore a domandare la riduzione dell’orario di lavoro.  Nonostante poter godere di uno stipendio pieno, in questi tempi di crisi, sia una vera fortuna, in alcune situazioni risulta infatti molto difficile conciliare le proprie necessità con quelle lavorative: ridurre l’orario di lavoro con un contratto part time può costituire dunque un buon compromesso, ad esempio per chi assiste un familiare disabile, o ha problemi di salute o, ancora, ha figli piccoli. Nella maggior parte dei casi, l’azienda è libera di accettare, o meno, il passaggio dal full time al tempo parziale: in determinate ipotesi, però, il datore di lavoro è obbligato a concedere la riduzione dell’orario lavorativo; in altri casi, pur non esistendo un vero e proprio diritto in capo al dipendente, esiste una priorità nella trasformazione del contratto. Facciamo allora il punto della situazione sul diritto al part time: quando l’azienda è obbligata a concedere il tempo parziale, per quanto tempo può durare l’orario ridotto, quali sono le regole e gli adempimenti obbligatori.

Che cos’è il part time?

Il contratto part time, o a tempo parziale, è un contratto di lavoro subordinato il cui orario, anziché coincidere con quello ordinario (solitamente 40 ore, se non stabilito in misura minore dal contratto collettivo), o full time, risulta ridotto.

I lavoratori con contratto part time hanno comunque gli stessi diritti dei dipendenti a tempo pieno, ma in proporzione alla quantità di lavoro prestata: pertanto, il fatto che la retribuzione di un lavoratore a tempo parziale risulti ridotta, rispetto a quella di un lavoratore full time, non è una discriminazione, in quanto la paga è parametrata sulle ore di attività.

La riduzione dell’orario è espressa in percentuale: ad esempio, se il contratto collettivo applicato dall’azienda prevede 40 ore quale orario normale e il dipendente ne lavora 20, l’orario corrisponde al 50%.

Concessione del part time al posto del congedo parentale

La lavoratrice madre o il lavoratore padre possono chiedere, per una sola volta, al posto del congedo parentale, o maternità facoltativa, o nei limiti del congedo ancora spettante (se è stato utilizzato solo in parte), la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, se la riduzione dell’orario di lavoro non supera il 50%.

Il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta, ma è tenuto a effettuare la trasformazione del contratto entro 15 giorni dalla ricezione della domanda.

Concessione del part time per malattia

Nel caso in cui il lavoratore sia affetto da una patologia oncologica o da una grave patologia cronico degenerativa, sussiste ugualmente il diritto alla trasformazione del rapporto a tempo pieno in tempo parziale. La capacità lavorativa deve risultare, da appositi accertamenti sanitari, notevolmente ridotta.

Nel dettaglio, il diritto al part time per malattia è assicurato dalla legge ai seguenti lavoratori, dipendenti del settore privato o del pubblico impiego, con capacità lavorativa ridotta:

  • affetti da malattie oncologiche, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa;
  • affetti da malattie cronico-degenerative: si tratta delle cosiddette patologie «ingravescenti», cioè di malattie destinate ad aggravarsi progressivamente e gradualmente nel corso del tempo, per le quali il miglioramento è praticamente impossibile; tra le più conosciute malattie cronico-degenerative ricordiamo il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, la sclerosi multipla e l’Aids.

Ovviamente, perché il lavoratore possa chiedere la trasformazione dell’orario da tempo pieno a tempo parziale, è necessario che residui una minima capacità lavorativa; in caso contrario non avrà possibilità di prestare servizio.

Il datore di lavoro, in queste situazioni, non può rifiutare la conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, perché si tratta di un diritto del lavoratore, non di una semplice facoltà o di un interesse tutelato.

Il datore di lavoro può, comunque, accordarsi col dipendente sulla collocazione oraria della prestazione lavorativa. Deve in ogni caso tener presente che le esigenze del malato, come quella di assentarsi per effettuare terapie salvavita (si pensi alla chemioterapia), prevalgono sulle esigenze produttive, organizzative e tecniche dell’azienda.

Concessione del part time per assistenza dei figli e dei familiari malati e disabili

Il dipendente ha diritto di priorità (rispetto ad altri lavoratori della stessa azienda) nella conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale nel caso in cui:

  • assista il coniuge, un figlio o un genitore con patologie oncologiche o gravi patologie cronico degenerative;
  • assista un convivente con handicap grave, invalido al 100% e con necessità di ausilio continuo perché incapace di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • abbia un figlio convivente di non oltre 13 anni di età o un figlio convivente portatore di handicap.

Non si tratta, dunque, di diritto al part time, ma soltanto della priorità nella trasformazione del contratto a tempo parziale.

Concessione del part time per chi ha subito violenza di genere

Hanno diritto alla trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale anche le lavoratrici inserite in un percorso di protezione relativo alla violenza di genere, ma solo se esistono posti disponibili in organico. Il rapporto part time deve essere nuovamente trasformato in tempo pieno dietro richiesta della lavoratrice.

Concessione del part time agevolato per i lavoratori vicini alla pensione

I lavoratori vicini alla pensione possono chiedere l’opzione part time: questa possibilità consente l’uscita anticipata dal lavoro a metà, cioè usufruendo di un orario a tempo parziale, ma continuando ad aver diritto all’accredito dei contributi sul 100% dello stipendio. Inoltre, con l’opzione hanno diritto a ricevere in busta paga un bonus esentasse ed esente da contributi, pari alla contribuzione persa.

Nel dettaglio, possono beneficiare dell’opzione part time i seguenti lavoratori:

  • lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps oppure alle forme sostitutive della medesima;
  • assunti con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato;
  • che maturano, entro il 31 dicembre 2018, il diritto alla pensione di vecchiaia;
  • che hanno già raggiunto i requisiti di contribuzione minima per la pensione di vecchiaia (pari a 20 anni per la generalità dei lavoratori, 15 anni per i destinatari della Deroga Amato).

La riduzione dell’orario di lavoro, per l’uscita anticipata a metà con l’opzione part time, può essere operata in misura pari da un minimo del 40% ad un massimo del 60% dell’orario ordinario, per un periodo non superiore all’arco di tempo tra la data di concessione del beneficio e la data del pensionamento. In buona sostanza, se l’orario ordinario è pari a 40 ore settimanali, l’orario minimo può ammontare a 16 ore alla settimana, e l’orario massimo a 24 ore.

L’azienda, in ogni caso, non è obbligata ad accettare la richiesta del lavoratore; inoltre, l’opzione dal 2019 non potrà più essere richiesta.


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